(New York) – A cinque anni dalla presa del potere in Afghanistan, i talebani hanno generato una delle peggiori crisi dei diritti umani al mondo e smantellato sistematicamente i diritti delle donne e delle ragazze, ha dichiarato oggi Human Rights Watch, pubblicando una cronologia degli abusi compiuti in quest’arco di tempo. Il paese sta affrontando anche una gravissima crisi umanitaria: circa il 40% della popolazione afghana necessita di urgente assistenza.
Dal loro ingresso a Kabul, il 15 agosto del 2021, le autorità talebane hanno imposto drastiche restrizioni ai diritti delle donne in materia di lavoro, libertà di movimento e partecipazione alla vita pubblica, nell’ambito di un sistema più ampio volto al controllo sociale e alla repressione del dissenso. La polizia morale dei talebani effettua retate nei luoghi di lavoro, sorveglia gli spazi pubblici e arresta arbitrariamente le donne per presunte violazioni del codice di abbigliamento. L’Afghanistan rimane l’unico paese al mondo in cui alle ragazze è vietato proseguire gli studi oltre la scuola primaria.
«Il quinto anniversario del ritorno dei talebani al potere è un triste monito sui costi devastanti dell’impunità», ha detto Fereshta Abbasi, ricercatrice sull’Afghanistan per Human Rights Watch. «Oltre a esprimere preoccupazione, i governi dovrebbero richiedere giustizia per i gravi crimini commessi in Afghanistan, compreso il crimine contro l’umanità di persecuzione di genere».
Le ultime leggi emanate dai talebani hanno contribuito a istituzionalizzare la repressione. Il 4 gennaio 2026, è stato introdotto un codice di procedura penale che definisce musulmani legittimi solo i seguaci della scuola hanafita, mentre gli altri gruppi religiosi, compresi i musulmani sciiti, sono bollati come eretici. Il codice prevede pene severe per mettere a tacere il dissenso. Una nuova Legge sui Predicatori rafforza il controllo sull’espressione religiosa, imponendo al clero di attenersi strettamente alla giurisprudenza hanafita. Entrambe queste disposizioni formalizzano nel quadro giuridico afghano la discriminazione basata sulla religione.
Il nuovo codice di procedura penale riconosce come violenza domestica sulle donne solo le percosse «eccessive», precludendo alle vittime di altre forme di abuso ogni accesso alla giustizia e riducendo ulteriormente le tutele legali per le donne e le ragazze. Un decreto sulla separazione giudiziale dei coniugi elimina le restrizioni relative all’età minima per il matrimonio delle ragazze e aumenta il rischio di matrimoni precoci.
Inoltre, le autorità hanno intensificato le limitazioni alla libertà di espressione e la censura dei media locali: giornalisti, difensori dei diritti delle donne, attivisti della società civile, studiosi, artisti e altre voci critiche sono oggetto di repressione, arresti arbitrari, torture e altri maltrattamenti.
Con i tagli agli aiuti da parte dei governi donatori, la crisi umanitaria in Afghanistan si è inasprita. Si prevede che oltre 17 milioni di persone, pari al 40% della popolazione, si troveranno ad affrontare una grave insicurezza alimentare, mentre il Piano di risposta umanitaria delle Nazioni Unite rimane fortemente sottofinanziato. La drastica riduzione degli aiuti inviati dagli Stati Uniti, così come i tagli operati dal Regno Unito e da altri donatori, hanno costretto le organizzazioni umanitarie a rivedere i programmi e ridimensionare i servizi offerti. Le restrizioni imposte dai talebani alle operatrici umanitarie, tra cui l’obbligo di avere un accompagnatore maschio, hanno limitato ancora di più l’accesso delle donne ai mezzi di sussistenza e all’assistenza umanitaria.
L’Iran e il Pakistan hanno costretto milioni di afghani a tornare nel loro paese. Da quando sono ripresii voli di rimpatrio, nell’agosto 2024, anche la Germania si è impegnata attivamente ad aumentare i trasferimenti verso l’Afghanistan, nonostante i gravi rischi a cui sono esposte le persone rimpatriate. Il 22 giugno, i funzionari dell’Unione Europea hanno ospitatoper la prima volta a Bruxelles una delegazione dei talebani per discutere di questioni relative alla migrazione. Nessun governo dovrebbe rimpatriare con la forza gli afghani che rischiano di subire persecuzioni, detenzione arbitraria, tortura o altri gravi abusi.
La ripresa degli scontri con il Pakistan ha causato centinaia di vittime civili. Secondo le Nazioni Unite, il 16 marzo, almeno 269 persone sono state uccise e oltre 122 ferite in un raid aereo pakistano contro il Centro Omid per la riabilitazione dalle dipendenze di Kabul.
Il 6 ottobre 2025, il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha adottatouna storica risoluzione che istituisce un meccanismo indipendente d’inchiesta sulle violazioni dei diritti umani commesse in Afghanistan, sia oggi che in passato, da tutti i gruppi, compresi l’ex governo e le forze internazionali. I governi dovrebbero garantire che il nuovo meccanismo sia pienamente operativo e disponga delle risorse necessarie per adempiere al proprio mandato, sostenendo al contempo altre iniziative per l’attribuzione delle responsabilità, come l’indagine della Corte penale internazionale e i procedimenti nazionali nell’ambito della giurisdizione universale.
«Gli afghani, soprattutto le donne e le ragazze, hanno subito cinque anni di repressione e abusi», ha detto Abbasi. «I governi internazionali dovrebbero finalmente dare una risposta all’altezza della gravità di questa crisi: porre fine ai rimpatri in Afghanistan, proteggere i cittadini afghani a rischio e aumentare i fondi per gli aiuti umanitari».