- A dieci anni dall’avvio della campagna di «sinicizzazione» della religione promossa dal presidente Xi Jinping, le comunità cattoliche in tutta la Cina sono soggette a un controllo ideologico sempre più rigido, una stretta sorveglianza e restrizioni agli spostamenti.
- L’accordo del 2018 fra la Cina e la Santa Sede sulla nomina dei vescovi aiuta il governo cinese a esercitare pressioni sui cattolici affinché si uniscano alla chiesa ufficiale.
- La Santa Sede e gli altri governi dovrebbero sollecitare Pechino a porre fine alla persecuzione delle comunità cattoliche e di rispettare il diritto alla libertà di culto sia per i cattolici che per le altre religioni.
(New York, 15 aprile 2026) – Le autorità della Cina stanno intensificando le pressioni sulle comunità cattoliche «sotterranee» affinché aderiscano alla Chiesa ufficiale controllata dallo Stato, ha detto oggi Human Rights Watch. Negli ultimi anni, il governo Cinese ha inasprito il controllo ideologico, la sorveglianza e le restrizioni agli spostamenti per i cittadini cattolici, che secondo le stime sono 12 milioni.
Nel quadro della campagna di «sinicizzazione» della religione lanciata dal presidente Xi Jinping ad aprile del 2016, i luoghi di culto e gli insegnamenti religiosi devono riflettere la cultura cinese incentrata sull’identità Han e l’ideologia del Partito Comunista Cinese. L’Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese sulla nomina dei vescovi, stipulato nel 2018 che ha posto fine a una disputa decennale sulle nomine vescovili, ha favorito la repressione dei cattolici nel paese.
«A dieci anni dall’inizio della campagna di sinicizzazione di Xi Jinping e a quasi otto dall’accordo con il Vaticano, i cattolici in Cina sono oggetto di una repressione sempre più aspra che ne viola la libertà di culto», ha detto Yalkun Uluyol, ricercatore di Human Rights Watch sulla Cina. «Papa Leone XIV dovrebbe rivedere l’accordo quanto prima e sollecitare Pechino a interrompere le persecuzioni e le intimidazioni verso le chiese “sotterranee”, il clero e i fedeli».
Il governo vieta ai ricercatori indipendenti di entrare in Cina e punisce chiunque parli con i media stranieri o i gruppi per la difesa dei diritti umani. Human Rights Watch ha parlato con nove persone che si trovano all’estero ma conoscono personalmente la vita dei cattolici cinesi, e con esperti sulla libertà di culto e sul cattolicesimo in Cina. Inoltre, Human Rights Watch ha esaminato documenti governativi e articoli della stampa governativa cinese.
Il 7 aprile 2026, Human Rights Watch ha inviato una sintesi delle sue ricerche al governo cinese e alla Santa Sede, chiedendo loro di esprimersi in merito. Nessuno dei due ha risposto.
Da tempo il governo cinese limita la libertà religiosa dei cattolici, ai quali è consentito praticare solo nelle chiese ufficiali dell’Associazione patriottica dei cattolici cinesi, controllata dal governo stesso. Le più colpite sono le comunità clandestine cosiddette «sotterranee», che rifiutano di giurare fedeltà al Partito Comunista Cinese. Sebbene le persecuzioni religiose non siano una novità nel paese, la repressione si è decisamente inasprita da quando è salito al potere il presidente Xi, a novembre del 2012.
In base all’accordo del 2018 con la Santa Sede, il cui contenuto non è mai stato divulgato per intero, Pechino propone i candidati al seggio di vescovo e il Papa può opporre il veto. L’accordo è stato rinnovato già tre volte e sarà valido fino a ottobre del 2028, ma nessun Papa finora ha esercitato il diritto di veto, anche quando il governo cinese ha violato i termini stabiliti nominando unilateralmente i vescovi. Anche Papa Leone XIV, salito al soglio pontificio a maggio del 2025, ha approvato le cinque nomine di Pechino.
Secondo le indagini svolte da media e organizzazioni, dall’accordo del 2018 in avanti le autorità cinesi hanno fatto pressione sulle comunità cattoliche sotterranee per costringerle a unirsi all’Associazione patriottica, ricorrendo a detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, torture e arresti domiciliari nei confronti di vescovi e sacerdoti delle chiese sotterranee.
Le persone intervistate sostengono che l’accordo del 2018 abbia fornito alle autorità una solida base per fare pressione sui cattolici sotterranei: non lascia loro «altra scelta che unirsi alla chiesa ufficiale», ha detto una persona dopo che la sua chiesa è stata demolita, il crocifisso rimosso e i fedeli minacciati e arrestati. Un’altra persona ha detto che l’accordo si è rivelato «un’arma ingegnosa per distruggere legalmente le chiese sotterranee», perché i vescovi più anziani, dopo anni di persecuzioni, sono morti o sono stati sostituiti da quelli nominati ufficialmente.
Alcuni cattolici sotterranei dicono di sentirsi traditi dal Vaticano. Se infatti è vero che «i membri di queste comunità sono abituati alle persecuzioni del governo [cinese]», ha detto un esperto che ha intervistato decine di cattolici in Cina, dal 2018 «si sentono presi di mira anche dalla Santa Sede».
Un prete che vive all’estero ha detto che «molti vescovi sotterranei sono anziani, ma al loro posto [il Vaticano e Pechino] non nominano altri vescovi sotterranei. Queste comunità possono sopravvivere per un po’ con i loro sacerdoti, ma a lungo andare i cattolici sotterranei spariranno [dalla Cina]».
Negli ultimi anni, il governo cinese ha intensificato anche il controllo ideologico, la sorveglianza, le limitazioni alle attività religiose e i rapporti con l’estero delle chiese ufficiali, ha detto Human Rights Watch.
Le autorità sottopongono il clero a un intenso indottrinamento politico o ideologico, che in alcuni casi si svolge anche due volte a settimana. Oltre al controllo già esercitato dallo Stato sui materiali religiosi, gli insegnamenti dei sacerdoti ora sono soggetti anche all’approvazione delle autorità competenti. Non solo, ma il governo ha ristretto le attività religiose nei locali delle chiese ufficiali, ad esempio, introducendo l’obbligo di registrarsi per le funzioni religiose e vietando ai bambini l’accesso alle chiese. Fonti attendibili segnalano inoltre che sono vietate l’educazione religiosa dei figli in ambito familiare e le attività benefiche a carattere religioso in tutto il paese.
A dicembre del 2025, l’Associazione patriottica dei cattolici cinesi e la Conferenza episcopale cattolica cinese hanno formalmente adottato il «Regolamento provvisorio sulla gestione standardizzata dei documenti di viaggio per l’ingresso e l’uscita del clero cattolico», che obbliga tutti i membri del clero a presentare i documenti di viaggio agli uffici competenti, rimettendo all’approvazione dello Stato tutti gli spostamenti al di fuori del territorio nazionale, anche se per motivi personali. Inoltre, le autorità limitano le attività religiose promosse in Cina da persone straniere.
Secondo Human Rights Watch, le violazioni dei diritti dei cattolici da parte del governo cinese sono in contrasto con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite e violano le libertà di coscienza e di religione, di espressione, associazione e movimento, oltre ad altri diritti.
«La Santa Sede e gli altri governi dovrebbero esercitare pressioni su Pechino affinché rispetti la libertà religiosa di tutti i cattolici e delle altre confessioni presenti in Cina», ha detto Uluyol. «Il governo cinese dovrebbe smettere di perseguitare e minacciare i credenti che difendono la propria fede e la propria spiritualità al di fuori del controllo del Partito Comunista».