- Dal 2023, l’esercito del Burkina Faso, le milizie alleate e un gruppo armato affiliato ad al-Qaida hanno ucciso più di 1.800 civili e sfollato con la forza decine di migliaia di persone.
- La giunta al governo sta commettendo essa stessa gravi abusi, non adotta misure per accertare le responsabilità di tutte le parti coinvolte e ostacola la diffusione dell’informazione per nascondere le sofferenze dei civili colpiti dalle violenze.
- Gli organismi regionali e i governi alleati dovrebbero collaborare con le autorità del Burkina Faso e sollecitarle ad affrontare i gravi crimini commessi da tutte le parti coinvolte, garantendo un’autentica attribuzione delle responsabilità.
(Nairobi, 2 aprile 2026) – Dal 2023, l’esercito del Burkina Faso, le milizie alleate e un gruppo armato affiliato ad al-Qaida hanno ucciso più di 1.800 civili e sfollato con la forza decine di migliaia di persone, afferma Human Rights Watch in un report pubblicato oggi. Queste atrocità, che comprendono la pulizia etnica dei civili fulani da parte del governo, costituiscono crimini di guerra e crimini contro l’umanità, per i qulai i leader di tutte le parti coinvolte potrebbero essere chiamati a rispondere.
Il report di 316 pagine «“None Can Run Away”: War Crimes and Crimes Against Humanity in Burkina Faso by All Sides» documenta il devastante impatto del conflitto armato sulla popolazione civile, un conflitto che ha ricevuto scarsa attenzione a livello internazionale. Da quando l’attuale giunta miliare ha preso il potere, a settembre del 2022, i ricercatori di Human Rights Watch hanno documentato 57 episodi di violenza che hanno coinvolto le forze militari burkinabé, le milizie armate alleate note come Volontari per la Difesa della Patria (VDP) e il gruppo armato islamista Jama’at Nusrat al‑Islam wa al‑Muslimin (JNIM). L’organizzazione ha pubblicato un documento in formato domande e risposte per illustrare gli aspetti giuridici della situazione.
«L’entità degli orrori che si stanno consumando in Burkina Faso è sconvolgente, così come lo è l’indifferenza del mondo di fronte a questa crisi», ha dichiarato Philippe Bolopion, direttore esecutivo di Human Rights Watch. «Anche la giunta che governa il paese sta commettendo abusi terribili, non persegue i responsabili da tutte le parti e anzi cerca di ostacolare la pubblicazione di informazioni per oscurare le sofferenze dei civili travolti dalla violenza.»
Human Rights Watch ha intervistato oltre 450 persone, sia al telefono che di persona in Burkina Faso, Benin, Costa d’Avorio, Ghana e Mali, per parlare dei gravi abusi avvenuti tra gennaio 2023 e agosto 2025. I ricercatori inoltre hanno svolto un’ampia analisi di fonti aperte, esaminando immagini satellitari, migliaia di ore di materiali audiovisivi e documenti ufficiali per verificare gli episodi e identificare i responsabili al comando.
Sotto la guida del presidente Ibrahim Traoré, la giunta militare ha messo in atto una vasta repressione contro l’opposizione politica, il dissenso pacifico e i media indipendenti, alimentando un clima di terrore e limitando drasticamente la diffusione di informazioni sul conflitto e sulle sue conseguenze.
Dal 2016, il JNIM e altri gruppi armati islamisti conducono un’insurrezione contro i governi che si sono succeduti in Burkina Faso, nell’ambito di una più ampia offensiva nella regione africana del Sahel. Il JNIM ha ucciso civili e saccheggiato proprietà, spingendo la giunta a rispondere con brutali campagne di controinsurrezione. Gli omicidi e altri gravi abusi contro la popolazione civile, spesso appartenenti a comunità accusate di sostenere la parte avversa, sono diventati una strategia d’elezione sia per la giunta sia per il JNIM.
In uno degli episodi più atroci, che risale a dicembre 2023, l’esercito burkinabé e le milizie alleate hanno trucidato più di 400 civili in circa 16 villaggi vicino alla città di Djibo, nel nord del paese, nel corso di un’operazione nota come «Operazione Tchéfari 2» (miele dei guerrieri, in lingua fulfulde). «[I miliziani] hanno aperto il fuoco», ha raccontato una donna di 35 anni. «Le mie due figlie sono morte sul colpo». Anche lei e il suo bambino di 9 mesi sono stati gravemente feriti dai proiettili. Ha poi sentito un miliziano che diceva: «Prima di andartene, assicurati che che nessuno respiri».
L’esercito e le milizie hanno preso di mira le comunità di etnia fulani per il loro presunto sostegno ai gruppi armati islamisti: ne è conseguita la pulizia etnica di intere villaggi.
A novembre del 2023, le milizie alleate del governo hanno ucciso 13 civili fulani, tra cui 6 donne e 4 bambini, nel villaggio occidentale di Bassé. «Tutti i corpi, tranne quello di mio figlio, sono stati ammassati in un cortile, bendati con i loro stessi vestiti strappati e con le mani legate dietro la schiena… crivellati di proiettili», ha detto un uomo di 41 anni. «Mio figlio… era sdraiato a pancia in giù. Gli avevano sparato dietro al collo.»
Il JNIM ha fatto ampio ricorso alle minacce e alla violenza come strumento di controllo e punizione della popolazione civile, nell’ambito dei suoi sforzi per estendere il dominio territoriale nelle zone rurali. Il 24 agosto 2024, nella città di Barsalogho, nel centro del paese, ha ucciso almeno 133 civili (tra cui decine di bambini), accusando l’intera comunità di sostenere i VDP.
«[I guerriglieri del JNIM] sparavano all’impazzata, come se avessero una scorta infinita di munizioni», ha raccontato un uomo di 39 anni. «Le persone cadevano come mosche. Erano venuti a sterminarci. Non hanno risparmiato nessuno.» Nell’attacco sono stati uccisi cinque membri della sua famiglia.
Il JNIM ha messo sotto assedio decine di città e villaggi in tutto il Burkina Faso, bloccando la circolazione di merci e persone e provocando carestie e malattie. Ha piazzato ordigni esplosivi improvvisati lungo le strade e distrutto ponti, fonti idriche e infrastrutture di comunicazione.
Human Rights Watch ha accertato che tutte le parti in causa si sono macchiate di crimini di guerra quali omicidio volontario, attacchi deliberati contro popolazioni e proprietà civili, saccheggi e sfollamenti forzati. L’organizzazione ha inoltre affermato che sono stati commessi omicidi e sfollamenti forzati nell’ambito di attacchi contro la popolazione civile, configurando crimini contro l’umanità.
Secondo Human Rights Watch, il presidente Traoré, comandante supremo delle forze armate, e sei alti comandanti dell’esercito burkinabé potrebbero essere ritenuti responsabili di gravi abusi, in virtù del principio della responsabilità da comando, e dovrebbero quindi essere sottoposti a indagine. Sempre in base alla responsabilità da comando, anche il leader supremo del JNIM Iyad Ag Ghaly, ricercato dalla Corte penale internazionale (CPI) per presunti crimini commessi in Mali nel 2012-2013, e altri quattro comandanti del gruppo potrebbero essere ritenuti responsabili per gli abusi commessi in Burkina Faso e dovrebbero essere messi sotto indagine.
I membri di tutte le fazioni in conflitto nel paese godono di un’impunità quasi totale. Le vittime e le loro famiglie hanno detto di non avere fiducia nelle istituzioni giudiziarie nazionali o di non riuscire ad accedervi. I funzionari governativi hanno negato o minimizzato le accuse di abusi, in particolare quelli commessi dalle forze armate e dalle milizie, e non hanno condotto indagini credibili.
Di fronte a queste atrocità, i governi hanno preso ben poche iniziative, ha affermato Human Rights Watch. I partner internazionali del Burkina Faso, tra cui le Nazioni Unite, l’Unione africana, l’Unione europea con i suoi paesi membri e gli Stati Uniti, dovrebbero reagire ai cicli di abusi e impunità che si susseguono nello Stato africano e promuovere l’accertamento delle responsabilità, anche imponendo sanzioni mirate contro i comandanti identificati da Human Rights Watch come autori dei crimini. L’Ufficio del Procuratore della Corte penale internazionale dovrebbe avviare un esame preliminare sui presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi da tutte le parti in conflitto in Burkina Faso a partire dal settembre 2022.
«Il mondo deve prendere coscienza delle atrocità che si stanno consumando in Burkina Faso per porvi fine», ha dichiarato Bolopion. «Gli organismi regionali e i governi partner dovrebbero collaborare con le autorità del Burkina Faso e sollecitarle ad affrontare i gravi abusi commessi da tutte le parti, garantendo una vera attribuzione delle responsabilità.»