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Unione europea: tecnologie di sorveglianza esportate verso governi che violano i diritti umani

La Commissione europea deve rafforzare le norme sulla due diligence e la trasparenza

© 2026 Glenn Harvey per Human Rights Watch
  • Gli Stati membri dell’UE ospitano numerose aziende che producono tecnologie di sorveglianza pericolose, che possono essere usate per violare i diritti umani e la cui esportazione richiede controlli rigorosi.
  • L’attuazione e il controllo del quadro normativo europeo sulle esportazioni di tecnologie di sorveglianza presentano gravi lacune, con il risultato che questi strumenti vengono esportati verso soggetti che li utilizzano in violazione del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani.
  • L’Unione europea dovrebbe imporre agli Stati membri di rafforzare la due diligence in materia di diritti umani, bloccare le esportazioni a rischio e far rispettare gli obblighi di trasparenza e notifica, in modo da garantire un controllo efficace e stabilire eventuali responsabilità.

(Bruxelles, 12 maggio 2026) – L’Unione europea non riesce a impedire che i suoi Stati membri forniscano tecnologie di sorveglianza a governi che, come è stato ben documentato, le impiegano per spiare attivisti, giornalisti e altre voci critiche, ha detto Human Rights Watch in un rapporto pubblicato oggi. La Commissione europea dovrebbe rafforzare l’attuazione dei regolamenti comunitari sull’esportazione delle tecnologie di sorveglianza informatica, per garantire che le tecnologie europee non contribuiscano ad abusi dei diritti umani nel mondo.

Il rapporto di 54 pagine «Guardare dall’altra parte: il fallimento dell’UE nel prevenire l’export di tecnologie di sorveglianza verso governi che violano i diritti umani» (in inglese, «Looking the Other Way: EU Failure to Prevent Surveillance Exports to Rights Violators») valuta come sta funzionando a livello pratico l’importante regolamento sui prodotti a duplice uso (“Dual-Use Regulation”) che l’UE ha adottato nel 2021. Fra gli obiettivi della normativa vi era quello di impedire l’esportazione di tecnologie a duplice uso — vale a dire, che possono essere destinate a scopi sia civili che militari, come le tecnologie di sorveglianza — verso paesi in cui è probabile che vengano usate per violare il diritto internazionale umanitario o i diritti umani. Ma quest’obiettivo non è stato raggiunto, perché la normativa non viene applicata in modo efficace.

«Ad oggi l’Unione europea sta facendo ancora troppo poco per impedire che i suoi stati membri vendano tecnologie di sorveglianza a governi che potrebbero utilizzarle per reprimere il dissenso», ha dichiarato Zach Campbell, ricercatore senior su tecnologia e sorveglianza di Human Rights Watch. «La Commissione europea dovrebbe intervenire con urgenza per porre rimedio e garantire la necessaria trasparenza delle esportazioni che riguardano la sorveglianza».

Human Rights Watch ha raccolto dati sulle licenze e le esportazioni di tali tecnologie inviando richieste di accesso alle informazioni a ciascuno dei 27 Stati membri, e ha ricevuto dati da quasi la metà degli Stati membri che avevano trasmesso informazioni alla Commissione europea. L’analisi condotta su queste informazioni, sulle relazioni pubbliche della Commissione e su altri dati ottenuti tramite richieste di trasparenza, ha evidenziato gravi carenze nell’attuale approccio dell’UE.

In Unione europea hanno sede molti dei principali produttori ed esportatori mondiali di tecnologie di sorveglianza, e disciplina a livello comunitario le esportazioni di quelle più invasive. Le decisioni relative alle singole licenze, invece, sono a carico delle autorità nazionali di ogni Stato membro.

La Dual-Use Regulation impone agli Stati membri di comunicare alla Commissione europea le decisioni relative all’esportazione di licenze per determinati tipi di tecnologie di sorveglianza, che vengono poi rese pubbliche in una relazione annuale. Nel 2024, la Commissione ha emesso una raccomandazione con gli orientamenti necessari per lo scambio di dati sulle esportazioni con gli Stati membri.

Questi orientamenti, però, reinterpretano gli obblighi di trasparenza stabiliti nel regolamento originario compromettendone sostanzialmente l’efficacia. Di conseguenza, le relazioni della Commissione non forniscono dettagli sufficienti per un esame approfondito che consentirebbe di valutare se il regolamento stia sortendo l’effetto previsto, ha concluso Human Rights Watch.

Tuttavia, i dati raccolti da Human Rights Watch dimostrano chiaramente che alcuni Stati dell’UE esportano tecnologie di sorveglianza verso paesi le cui autorità hanno spesso fatto ricorso a questo genere di strumenti per violare i diritti umani. Tali dati includono, a titolo di esempio, elementi che documentano l’esportazione di software di intrusione e sistemi di intercettazione delle telecomunicazioni dalla Bulgaria all’Azerbaigian nel 2022, di sistemi di intercettazione delle telecomunicazioni dalla Polonia al Ruanda nel 2023, e altri casi in cui queste tecnologie sono state vendute a paesi in cui l’uso della sorveglianza per reprimere il dissenso è ben documentato.

Human Rights Watch ha inoltre evidenziato che la Commissione europea non garantisce la trasparenza prevista dalla legge in merito a tali esportazioni. Per promuovere sia la trasparenza che future ricerche, l’organizzazione ha deciso di pubblicare online i dati raccolti.

In risposta alle domande inviate, la Commissione ha dichiarato che gli Stati membri sono «gli unici responsabili delle decisioni relative alle esportazioni dual use». Ha quindi spiegato che la scelta, esposta nella raccomandazione, di raccogliere i dati in una forma che non consente di identificare quali tecnologie siano state esportate e verso quali destinazioni, era motivata dal fatto che «al momento dell’adozione della raccomandazione, le imprese attive nell’esportazione di tali prodotti erano un numero limitato, pertanto esisteva il rischio di violare la riservatezza commerciale o di rivelarne l’identità».

Il regolamento del 2021 impone alla Commissione europea di avviare una valutazione sui risultati ottenuti a partire da settembre 2026: rappresenta un’importante opportunità per rafforzare i requisiti di due diligence e trasparenza, e garantire che l’UE smetta di esportare tecnologie di sorveglianza verso governi che commettono abusi. Non solo, ma questo processo dovrebbe essere aperto al contributo di tutte le parti interessate, comprese le organizzazioni per i diritti umani e altri enti della società civile.

La Commissione europea dovrebbe elaborare nuovi orientamenti per l’applicazione del regolamento europeo sui prodotti a duplice uso, più rispondenti al testo della legge, che richiedano agli Stati membri di tener conto del rischio che le tecnologie di sorveglianza vengano usate per la repressione interna o per violare il diritto internazionale umanitario o le norme internazionali sui diritti umani. I nuovi orientamenti dovrebbero inoltre prevedere una vera trasparenza sulle esportazioni di questo tipo di tecnologie e imporre alle aziende esportatrici dell’UE una due diligence più efficace sul possibile uso dei loro prodotti per commettere violazioni.

Tra gli obblighi degli Stati in materia di diritti umani rientra quello di regolamentare la vendita e l’esportazione di tecnologie di sorveglianza. Questo non solo per la minaccia intrinseca che tali tecnologie rappresentano per il diritto alla privacy, ma anche per la potenziale violazione di altri diritti — dalla libertà di espressione e di riunione fino al diritto alla vita e al divieto di tortura — che può derivare dal loro utilizzo, soprattutto se applicate per colpire individui e comunità per ragioni discriminatorie. Per adempiere a questi obblighi, non è sufficiente che i paesi approvino un regolamento: devono attuarlo e verificare nel tempo che raggiunga gli scopi di prevenzione stabiliti, ha dichiarato Human Rights Watch.

Anche le aziende hanno la responsabilità di rispettare i diritti umani, dovrebbero quindi adottare una due diligence credibile e mitigare i rischi in quest’ambito, per garantire che le loro attività non favoriscano o addirittura aggravino i problemi legati alle violazioni dei diritti.

«Pur avendo una delle leggi più all’avanguardia per limitare la vendita di tecnologie pericolose, gli Stati membri e le aziende di sorveglianza con sede nell’UE sembrano anteporre il profitto ai diritti delle persone», ha dichiarato Campbell. «È necessaria una vera trasparenza per assicurare che il regolamento sui prodotti a duplice uso funzioni davvero come dovrebbe».

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