Un attivista egiziano mostra un poster che chiede giustizia per Giulio Regeni al Cairo, Egitto, 15 aprile 2016

REUTERS/Mohamed Abd El Ghany

Domani, il nuovo ambasciatore italiano si insedierà al Cairo, quasi un anno e mezzo dopo che il suo predecessore era stato richiamato a causa degli “sviluppi insoddisfacenti” nelle indagini sul caso Regeni, il giovane ricercatore italiano torturato ed ucciso nel febbraio del 2016, secondo alcune fonti proprio dalle forze di sicurezza egiziane.

Difendendo la scelta di normalizzare le relazioni, il Ministro degli Esteri Angelino Alfano ha definito l’Egitto un “partner ineludibile”, col quale sarebbe “impossibile non avere un'interlocuzione politico-diplomatica di alto livello.” Per i genitori di Regeni si tratta invece di una “resa confezionata ad arte”.

La loro volontà di conoscere la verità ed ottenere giustizia per quanto accaduto a loro figlio, il cui corpo, con evidenti segni di tortura, fu ritrovato in una strada deserta al Cairo, è un’agonia simile a quella vissuta da molti egiziani. La settimana scorsa, Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto che documenta il ricorso diffuso e sistematico a tortura da parte delle forze di sicurezza egiziane, con pratiche che includono pestaggi, scosse elettriche, posizioni stressanti, e talvolta stupro. L’epidemia di tortura, unita alla quasi totale impunità per chi la pratica, potrebbe costituire un crimine contro l’umanità.

Alfano ribadisce che le autorità italiane non si arrenderanno nella ricerca della verità per il caso Regeni, ed ha annunciato una serie di inziative per commemorare il giovane ricercatore. Ma memoriali e cerimonie non sono ciò che la sua famiglia, o il suo Paese, si aspettano. L’Italia ed il suo nuovo ambasciatore dovrebbero, innanzi tutto, raddoppiare gli sforzi per assicurare indagini efficaci e trasparenti e far sì che i colpevoli siano chiamati a rispondere davanti alla giustizia. In secondo luogo, dovrebbero adoperarsi assieme ai loro alleati europei affinché l’Egitto ponga fine alle pratiche di tortura ed alle sparizioni forzate ed assicuri giustizia per i crimini commessi. Ciò comporta, ad esempio, chiedere all’Egitto di istituire la figura di un procuratore speciale incaricato di investigare e perseguire i casi di tortura, o fare pressioni affinché il governo egiziano garantisca l’accesso agli esperti delle Nazioni Unite su tortura, detenzioni arbitrarie e sparizioni forzate.

Il modo migliore per onorare Giulio Regeni è quello di cercare ed ottenere giustizia per il suo assassinio, senza dimenticare i numerosi egiziani che fanno la sua stessa fine.