(Milano, 16 settembre 2010) - Il governo libico deve immediatamente terminare quella che appare essere una politica che autorizza a sparare alle navi di migranti dalla Libia all'Italia, e l'Italia deve smettere di partecipare a pattugliamenti congiunti, Human Rights Watch ha detto oggi. La presenza di ufficiali italiani a bordo della motovedetta donata dall'Italia per intercettare le navi di migranti suscita dubbi sulle responsabilità italiane per ogni potenziale violazione del diritto alla vita, anche se sono state le autorità libiche ad aprire il fuoco, ha detto Human Rights Watch.

Secondo quanto riportato dalla stampa e dal governo italiano, il personale libico a bordo della motovedetta libica con ufficiali e tecnici della Guardia di Finanza ha aperto il fuoco su un peschereccio italiano il 12 settembre 2010. Non vi sono state vittime. Il Ministro dell'Interno italiano, Roberto Maroni, ha avanzato l'ipotesi che i libici "forse...hanno scambiato il peschereccio per una nave con migranti illegali". La Libia si è scusata con l'Italia per avere erroneamente aperto il fuoco sulla nave, che non aveva migranti a bordo. Entrambi i governi hanno detto che apriranno un'indagine sull'incidente.

"I libici e gli italiani sembrano concordare sul fatto che sia stato un errore sparare sul peschereccio italiano, ma questo implica che è giusto sparare sui migranti" ha detto Bill Frelick, Direttore del Programma Rifugiati di Human Rights Watch. "La barca crivellata di colpi dimostra un uso sconsiderato di forza potenzialmente letale che sarebbe stata ugualmente negativa anche se avesse preso di mira migranti non minacciosi".

L'incidente è avvenuto a circa 30 miglia dalle coste libiche in acque internazionali. La motovedetta era uno dei 6 vettori che l'Italia aveva dato alla Libia a seguito dell'accordo siglato nel 2009 tra i 2 Paesi che ha dato inizio ai pattugliamenti congiunti italo-libici mirati a impedire ai migranti sub-sahariani di raggiungere l'Italia via mare.

Secondo un'inchiesta del giornale italiano La Repubblica, il Ministro dell'Interno ha detto che il personale della Guardia di Finanza a bordo della nave ha agito nel rispetto dell'accordo di cooperazione tra l'Italia e la Libia nel rimanere sottocoperta mentre i libici sparavano alla nave. L'accordo impedisce agli ufficiali italiani di partecipare direttamente agli intercettamenti delle navi. Il governo italiano ha dichiarato che gli spari contro le navi sono "al di fuori dei limiti" delle regole d'ingaggio previste dall'accordo.

"Questo incidente dimostra ancora una volta i rischi a cui si va incontro quando uno stato membro dell'Unione Europea appalta i suoi controlli di frontiera a Paesi terzi" Frelick ha detto. "L'Italia deve immediatamente porre fine a quest'accordo con la Libia il cui obiettivo è intercettare i migranti che tentano di lasciare la Libia".

Background

Il 14 maggio 2009 l'Italia e la Libia hanno ufficialmente dato inizio a operazioni congiunte mirate a fermare i flussi di navi irregolari di migranti verso l'Italia. Secondo l'accordo, l'Italia ha donato 6 navi -  3 Lance della Classe "Bigliani" e 3 Motovedette della classe V.5000 - alla Libia. L'Italia aveva annunciato che tali imbarcazioni sarebbero state fornite di equipaggi misti italo-libici. In una settimana, 500 navi di migranti furono sommariamente fatte tornare in Libia, con il risultato di una drammatica riduzione nel numero delle navi che tentano il viaggio dalla Libia all'Italia.

Anche prima dell'annuncio dell'accordo del maggio 2009, c'erano indizi che la polizia libica avrebbe potuto sparare alle navi di migranti. Il 4 maggio 2009 La Repubblica aveva mostrato filmati di uomini, che sembravano appartenere alla polizia libica, brandire Kalashnikov e sparare mentre arrestavano migranti  che cercavano di imbarcarsi.

Nel settembre 2009 il Rapporto  di Human Rights Watch relativo alle intercettazioni di migranti al largo delle coste libiche includeva la seguente testimonianza di "Pastor Paul", un trentaduenne nigeriano, su un incidente avvenuto il 20 ottobre 2008:

Eravamo in una barca di legno e i libici  a bordo dello Zodiaco [gommone motorizzato] hanno cominciato a spararci. Ci hanno detto di ritornare a riva. Hanno continuato a sparare fino a quando hanno colpito il motore. Una persona è stata colpita e uccisa. Non so chi siano stati gli uomini a sparare, ma erano civili, non in uniforme. Poi è venuta una nave libica, ci hanno preso e hanno cominciato a picchiarci. Hanno preso i nostri soldi e telefoni cellulari. Penso che la nave Zodiaco stesse lavorando con la Marina libica.