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In Italia una nuova legge richiede il consenso dei genitori per l’educazione sessuale

Limitare l’accesso alle informazioni sulla salute danneggia i diritti degli adolescenti

Studenti dell'Opposizione Studentesca d'Alternativa hanno organizzato un flash mob davanti al Ministero dell'Istruzione e del Merito per chiedere l'introduzione dell'educazione sessuale e affettiva nelle scuole di Roma, 31 ottobre 2024.  © 2024 Andrea Ronchini/NurPhoto via Getty Images

La scorsa settimana, il Senato ha approvato il disegno di legge Valditara, una riforma che potrebbe limitare drasticamente l’accesso dei giovani a un’educazione sessuale e affettiva completa. In base a questo provvedimento, l’educazione alla sessualità e all’affettività richiederà il consenso dei genitori per gli alunni delle scuole medie e superiori, mentre sarà eliminata del tutto nelle scuole primarie.

Dopo il voto, il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, promotore del disegno di legge, ha dichiarato che l’obiettivo del testo è «tutelare i bambini dalla confusione della propaganda gender» e «ridare voce ai genitori sulle tematiche della identità di genere» per i figli adolescenti, aggiungendo che l’educazione sessuale in senso biologico continuerà a far parte dei programmi di scienze.

L’educazione sessuale comprensiva è una componente fondamentale dei diritti all’informazione, alla salute e all’istruzione dei minori, fondati sui principi dei diritti umani universali e che l’Italia si è giuridicamente impegnata a garantire. Il relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto all’istruzione ha sottolineato che l’educazione sessuale «deve essere libera da pregiudizi e stereotipi» e deve proteggere tutti i minori dalle discriminazioni, comprese quelle basate sull’orientamento sessuale o l’identità di genere.

A differenza di molti altri paesi europei, in Italia l’educazione sessuo-affettiva a scuola non è obbligatoria. Un’indagine condotta nel 2025 da Save the Children e dalla società di sondaggi Ipsos ha rivelato che solo il 47% dei minorenni italiani ha ricevuto un’educazione sessuale a scuola, mentre il 57% si è rivolto al web per informarsi sulle infezioni sessualmente trasmissibili. Inoltre, il 95% dei genitori coinvolti nell’indagine ha dichiarato di considerare utile l’educazione alla sessualità e all’affettività nelle scuole, e il 91% sarebbe a favore di renderla obbligatoria.

Poiché l’educazione sessuale è sempre stata facoltativa, diverse scuole già chiedevano l’autorizzazione dei genitori per alcune attività. La nuova riforma impone requisiti molto più stringenti: gli istituti devono informare i genitori su tutte le iniziative legate a quest’ambito, rendere noti gli eventuali esperti esterni e condividere i materiali didattici con una settimana di anticipo per ricevere il consenso scritto, oltre a proporre attività alternative per gli studenti che non partecipano. Questi legacci amministrativi rischiano di spingere le scuole a rinunciare del tutto all’educazione sessuale e affettiva.

Un’educazione sessuale comprensiva fornisce ai giovani informazioni basate su dati scientifici riguardo ai loro corpi, alle relazioni, al consenso e alla salute sessuale e riproduttiva; non solo, ma riduce i comportamenti a rischio e la diffusione delle infezioni sessualmente trasmissibili, favorisce il rispetto dei diritti umani e l’uguaglianza di genere, e può aiutare a prevenire la violenza di genere.

I giovani hanno diritto a un’informazione che promuova la loro sicurezza, salute e consapevolezza. Invece di creare nuovi ostacoli, l’Italia dovrebbe impegnarsi fattivamente per garantire che tutti gli studenti ricevano un’educazione sessuale e affettiva completa e scientificamente fondata, che li guidi anche sui temi del consenso e del rispetto nelle relazioni.

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