Restituiti al mittente

Le riconsegne sommarie dall’Italia alla Grecia dei minori stranieri non accompagnati e degli adulti richiedenti asilo

Mappa di alcune delle rotte seguite dai migranti e dai richiedenti asilo

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Alcune delle rotte seguite dai migranti e dai richiedenti asilo, in base alle testimonianze raccolte da Human Rights Watch e da altre fonti. © 2012 Human Rights Watch

Sintesi

Ahmed S. ha abbandonato la sua casa in Afghanistan nel 2011, perché temeva per la sua vita, in seguito a quello che ci ha descritto come un attacco da parte dei talebani. Diciassettenne, ha viaggiato da solo via terra fino in Grecia, dove ha raggiunto la città portuale di Patrasso, un luogo privilegaiato per i migranti che cercano di nascondersi sui traghetti diretti in Italia.

Dopo mesi di diversi tentativi infruttuosi, Ahmed finalmente è riuscito a nascondersi sotto un camion, e a salire a bordo di un battello diretto verso un porto italiano. Rimasto incastrato sulla cima di una scatola tra gli assi per 18 ore, ha attraversato il Mare Adriatico sul traghetto. Ma all'arrivo, invece che trovare rifugio, Ahmed è stato fermato dalla polizia, che prontamente lo ha arrestato.

"Ho raccontato loro tutta la storia [di ciò che è accaduto in Afghanistan], ho mostrato la cicatrice", ha detto, riferendosi alla ferita che sostiene di aver subito durante l'attacco di cui sarebbe stato vittima in Afghanistan. "Non c'era nessun traduttore .... raccontavo gesticolando, e con alcune parole in inglese. Loro parlavano e io non riuscivo a capire".

Nonostante Ahmed fosse minorenne e il suo desiderio fosse di chiedere asilo, in Italia non ha mai avuto l'opportunità di parlare con un avvocato o di avere un incontro con un rappresentante delle ONG, e non ha mai ricevuto informazioni sui suoi diritti o il procedimento che le autorità italiane stavano intraprendendo a suo carico. Invece, appena quattro ore dopo il suo arrivo, alcuni responsabili portuali italiani hanno rispedito Ahmed in Grecia sulla stessa nave sulla quale era arrivato. Solo che questa volta ha viaggiato in una cella nella sala macchine della nave, con solo pane e burro da mangiare e senza accesso ai servizi igienici. "Ero da solo", ci ha detto.

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Un buco nella recinzione che circonda il porto di Patrasso, in Grecia. I migranti utilizzano fori come questo per entrare nel porto e nascondersi sulle navi.© 2012 Human Rights Watch

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Basato su interviste a 29 fra migranti e richiedenti asilo - uomini e ragazzi- che sono stati rispediti in Grecia da parte di funzionari di frontiera italiani, e su interviste con esperti, operatori sociali e funzionari del governo, questo rapporto documenta i viaggi e le procedure burocratiche a cui vengono sottoposte le migliaia di migranti e richiedenti asilo, tra cui minori stranieri non accompagnati come Ahmed, che ogni anno raggiungono l'Italia nascoste sui traghetti provenienti dalla Grecia. Il viaggio in sé è intrinsecamente pericoloso, e i migranti viaggiano correndo il rischio di perdita di arti o di morte, appesi sotto un camion o nascosti all'interno di container frigoriferi o serbatoi di carburante.

In base al diritto internazionale, l'Italia ha l'obbligo di verificare se chi esprime il timore di una persecuzione qualora respinto abbia invece bisogno delle protezioni internazionali accordate ai rifugiati in quanto qualora respinto abbia ragione di temere di potersi trovare a dovere affrontare violazioni dei propri diritti umani. Le norme internazionali statuiscono anche che un minore non accompagnato debba essere accolto affinché ne vengano garantiti i « migliori interessi ». Nei casi in cui sussista il dubbio sulla sua età effettiva, si deve presumere che il migrante sia un minore e debba quindi essere accolto fino a quando il processo di determinazione della sua età sia stato completato.

Tuttavia, questo rapporto rileva che una volta giunti nei porti italiani dell'Adriatico, i minori migranti non accompagnati e gli adulti richiedenti asilo, vengono sottoposti a procedure di screening inadeguate o inesistenti che non considerano l’età dei migranti e non garantiscono ai migranti tutte le informazione sui loro diritti, in violazione di norme del diritto nazionale e internazionale.

Molti dei migranti intervistati per questo rapporto, compresi dei minori non accompagnati, hanno lamentato di essere stati confinati in cattive condizioni e anche di essere stati ammanettati per tutta la durata del viaggio di ritorno in Grecia senza avere accesso a cibo, acqua, servizi igienici.

Nonostante le chiare indicazioni del Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia e il Piano d'azione dell'UE sui Minori non accompagnati (2010-2014) sulle procedure di accoglienza adeguate per i minori non accompagnati, i funzionari di frontiera nei porti italiani non sempre perseguono il miglior interesse di questi bambini ammettendoli sul territorio italiano. E, secondo i risultati della ricerca di Human Rights Watch e dei difensori dei diritti dei bambini in Italia, non sempre concedono a questi bambini la protezione di tutori. Inoltre, omettendo di effettuare una corretta procedura di determinazione della loro età, o non dando a coloro che affermano di essere minori il beneficio del dubbio prima di spedirli di nuovo in Grecia, i funzionari di frontiera nei porti italiani non garantiscono ai migranti che potrebbero essere di minore età la protezione a loro dovuta ai sensi del diritto internazionale.

Oltre a errori di screening, le autorità di routine impediscono l'accesso degli immigrati ad avvocati, ONG, fornitori di servizi, interpreti, e ad altre fonti di informazione e di tutela.

La situazione per i migranti e richiedenti asilo in Grecia è terribile. Una delle più importanti  porte di accesso all'Unione europea, la Grecia limita fortemente il numero di persone che possono richiedervi asilo e abbandona i richiedenti asilo per le strade senza cibo né riparo. In Grecia i migranti e i richiedenti asilo sono drammaticamente esposti alla violenza xenofoba. Sebbene il governo abbia recentemente preso provvedimenti per la creazione di unità di polizia specializzate nell’affrontare la violenza razzista, la risposta della polizia fino a oggi è stata del tutto inadeguata. I migranti, compresi i minori e i richiedenti asilo, possono passare mesi nei centri di detenzione, a volte in condizioni che nel mese di ottobre 2012 il Commissario europeo per gli Affari interni Cecilia Malmström ha definito “semplicemente terribili."

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Camion durante le operazioni di carico sulle navi al porto di Patrasso, del tipo su cui i migranti si nascondono nella speranza di raggiungere l'Italia. I migranti si nascondono tra gli assi, all'interno dei serbatoi di carburante, o dei container frigorifero.
© 2012 Human Rights Watch

In un caso del 2011, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha stabilito che la rispedizione di un richiedente asilo afghano dal Belgio alla Grecia nell'ambito di un accordo UE (noto come il regolamento Dublino II) lo espose poi a trattamenti degradanti. Da allora, l’Italia verifica se un rinvio Dublino potrebbe esporre un individio a rischio di violazione dei suoi diritti umani. Le riconsegne sommarie dei richiedenti asilo dai porti italiani dell'Adriatico alla Grecia contraddicono però questa politica.

La Grecia è responsabile per le terribili condizioni che contribuiscono a fare desiderare di partire a molti dei bambini non accompagnati e dei richiedenti asilo adulti verso l'Italia e altri paesi dell'Unione europea. Tuttavia, una volta che i migranti e i richiedenti asilo raggiungano le coste italiane, l'Italia è responsabile della loro protezione e di garantirvi un trattamento conformità al diritto internazionale. Questo vale anche durante il viaggio di ritorno. Secondo le linee guida dell'Organizzazione marittima internazionale sui clandestini e le linee guida del Consiglio d'Europa sui rimpatri forzati, l'Italia è responsabile di garantire un trattamento sicuro e umano alle persone a bordo delle navi come parte del processo di restituzione.

Human Rights Watch riconosce all'Italia un chiaro interesse a controllare l'immigrazione irregolare e la possibilità di legittimamente impegnarsi nelle restituzioni in determinate circostanze. Il controllo delle frontiere non deve, tuttavia, fare dimenticare all’Italia i suoi obblighi ai sensi del diritto nazionale e internazionale di garanzia della protezione ai minori non accompagnati e ai richiedenti asilo. L'Italia deve sospendere immediatamente le riconsegne sommarie alla Grecia dai suoi porti dell'Adriatico.

L'Italia ha il dovere di garantire che tutti i migranti che esprimono paura per un respingimento siano adeguatamente sottoposti a uno screening coerente con le esigenze di protezione, e che a loro sia data la possibilità di accedere al sistema di asilo. Chiunque affermi di avere minore età dovrebbe essere ammesso sul territorio italiano e dovrebbe anche avere accesso a un adeguato processo per determinarne le età e avere riconosciuti i propri migliori interessi. Le ONG devono avere libero e pieno accesso a tutti i migranti che abbiano tentato di entrare in Italia irregolarmente, che siano bambini o adulti.

Parimenti, le autorità greche e italiane dovrebbero adottare misure appropriate per garantire adeguate condizioni sui traghetti durante le rispedizioni forzate verso la Grecia. La Grecia dovrebbe inoltre garantire che tutte le operazioni per individuare e trattenere gli immigrati irregolari siano condotte in modo coerente con gli obblighi internazionali della Grecia di rispettare i diritti umani. L'uso della forza durante tali operazioni deve essere proporzionato e strettamente limitato a quanto necessario.

Raccomandazioni

Al governo italiano

  • Assicurare che tutti i migranti che esprimono il desiderio di chiedere asilo siano accolti sul territorio italiano e gli venga data una opportunità reale di registrare la propria domanda di asilo e presentare il proprio caso.
  • Assicurarsi che chiunque affermi di essere un minore non accompagnato venga acc0lto sulterritorio italiano, gli sia datoaccesso a un adeguato processo dideterminazione dell'età, a un tutore, e che ne vengano garantiti imigliori interessi.
  • Implementare le migliori pratiche per la determinazione dell'età delle persone, trattando provvisoriamente come minori coloro che affermano di essere minori di 18 anni fino a quando la procedura di determinazione dell'età sia stata completata, e a tal fine istituire un approccio multi-disciplinare che non si basi esclusivamente sull’aspetto o su visite mediche. Qualora prove mediche vengano utilizzate, che esse siano basate su esami non-intrusivi, metodi non radiologici di determinazione della densità ossea e di analisi dentale.
  • Stabilire procedure per la verifica che i bambini che viaggiano con un adulto siano effettivamente accompagnati e/o legati da parentela a tali adulti, prevedendo anche colloqui separati condotti da personale qualificato, per la necessaria verifica del legame familiare.
  • Evitare di restituire alla Grecia adulti richiedenti asilo fino al momento in cui si sia accertato che quel Paese stia fornendo accesso a procedure di asilo corrette, a una giusta considerazione delle rivendicazioni dei rifugiati, a condizioni di accoglienza conformi alle norme dell'UE.
  • Assicurarsi che tutti i migranti siano pienamente informati, in una lingua a loro comprensibile, dei loro diritti e della procedura per una corretta valutazione del loro status e dei loro bisogni.
  • Assicurarsi che tutti i funzionari di frontiera siano a conoscenza di quelle linee guida europee in materia di controllo delle frontiere dell’Area Schengen che consentono l'identificazione delle persone che possano avere bisogno di protezione.
  • Assicurarsi che le organizzazioni non governative autorizzate abbiano accesso completo e senza limiti a tutti i migranti fermati nel tentativo di entrare in Italia irregolarmente, attraverso i porti dell'Adriatico o altrove, e che a esse siano dati il tempo e le facilitazioni adeguate per fornire informazioni e assistenza ai migranti.
  • Assicurarsi che tutti i migranti che non necessitano di protezione internazionale e non presentano domanda di asilo , e che sono rispediti in Grecia, siano pienamente informati in una lingua a loro comprensibile circa i loro diritti e la procedura attuata.
  • Adottare le misure necessarie a garantire adeguate condizioni sui traghetti durante i ritorni verso la Grecia, anche attraverso il coordinamento con le autorità greche, per garantire che a tutti i comandanti dei traghetti che operano tra la Grecia e l'Italia vengano date in forma scritta, trasparente, e applicabile le linee guida per un trattamento umano e sicuro dei ritornandi.

Al governo greco

Human Rights Watch ha formulato raccomandazioni ampie e dettagliate per migliorare il sistema di esecuzione delle politiche sull’immigrazione e l'asilo in Grecia in altri quattro rapporti specifici. Riguardo le questioni piú strettamente pertinenti a questo rapporto, Human Rights Watch raccomanda alla Grecia di:

  • Adottare le misure necessarie per garantire adeguate condizioni sui traghetti durante le restituzioni di migranti verso la Grecia, anche attraverso il coordinamento con le autorità italiane, per garantire che a tutti i comandanti dei traghetti che operano tra la Grecia e l'Italia vengano date in forma scritta, trasparente, e applicabile le linee guida per un trattamento umano e sicuro dei ritornandi.
  • Assicurarsi che tutte le operazioni per identificare, arrestare e detenere gli immigrati irregolari siano condotte in modo coerente con gli obblighi internazionali della Grecia al rispetto dei diritti umani. L'uso della forza durante le operazioni deve essere proporzionato e strettamente limitato a quanto necessario. L’uso eccessivo della forza dovrebbe essere oggetto di sanzioni disciplinari e, nel caso, di azione penale.
  • Mantenere la comunicazione con le organizzazioni non governative che operano nelle città portuali greche e tenerle informate in merito ai ritorni di migranti dalle città portuali italiane, in modo che esse siano in grado di informare e assistere I ritornati in materia di diritti e procedure.
  • Assicurarsi che tutti gli individui restituiti dall’Italia siano sottoposti a screening per identificare quelli fra loro che sono minori non accompagnati. A tutti i ritornati deve essere garantita una opportunità reale di richiesta di asilo in Grecia.
  • Informare le autorità italiane di tutti i casi in cui le autorità greche hanno individuato migranti ritornati con esigenze di protezione internazionale, inclusi i minori non accompagnati, e fornire informazioni utili a identificare le lacune nelle procedure seguite in Italia che abbiano permesso il loro ritorno.
  • Immediatamente migliorare le condizioni di detenzione, e per i richiedenti asilo, le famiglie con bambini, i bambini non accompagnati parimenti subitaneamente creare centri di accoglienza aperti. I richiedenti asilo e i bambini devono essere trattenuti come misura di ultima istanza e solo se misure alternative alla detenzione non possano essere applicate in modo efficace.

All’Unione Europea         

  • Mediante la Direzione generale Giustizia della Commissione europea, valutare il rispetto dell'Italia verso i suoi obblighi ai sensi del diritto e della giurisprudenza dell'Unione europea sui diritti umani, tra cui il regolamento Dublino II, e adottare le misure appropriate per ricordare all'Italia di questi suoi obblighi.
  • Riformare ulteriormente il regolamento Dublino II per:
    • Prendere in considerazione un'equa ripartizione degli oneri tra gli Stati membri che realmente hanno norme e procedure comuni in materia di asilo, per esempio prendendo in considerazione una procedura congiunta di esame di casi specifici all'interno della UE.
    • Attribuire maggiore peso alla varietà di fattori che possono collegare un richiedente asilo a uno Stato specifico, piuttosto che alla priorità attualmente data al Paese di primo approdo nella valutazione dello Stato competente per l'esame delle domande d'asilo. Tali collegamenti vanno al di là delle relazioni familiari previste nel regolamento di Dublino II, e dovrebbero includere: le relazioni familiari più ampie (in particolare il ricongiungimento di minori stranieri non accompagnati con altri membri della famiglia oltre ai genitori o ai tutori), i legami   sociali, la residenza precedente, la lingua, le abilità professionali che potrebbero essere richieste in un Paese piuttosto che in un altro, e infine la preferenza personale del richiedente quale fattore legittimo da prendere in considerazione.

Al Consiglio d’Europa

  • Il Commissario per i diritti umani dovrebbe continuare a monitorare la situazione, dando seguito alla sua visita in Italia del luglio 2012 e al rapporto del settembre 2012, e premere affinché nei porti dell'Adriatico il governo italiano si astenga da restituzioni automatiche alla Grecia.

Alle Nazioni Unite

  • Il Relatore Speciale per i diritti umani dei migranti dovrebbe garantire che il suo rapporto finale sui diritti umani dei migranti alle frontiere dell'Unione europea, previsto per giugno 2013, ribadisca la richiesta inviata nell’ottobre 2012 all'Italia di vietare la pratica dei rinvii sommari e informali alla Grecia.
  • L'Alto Commissario per i rifugiati dovrebbe continuare a lavorare a stretto contatto con le autorità italiane e greche affinché venga garantito l'accesso all’ asilo ai richiedenti asilo adulti e bambini e a misure di protezione adeguate, compresi l'accesso alla determinazione dell'età e alla determinazione dei loro migliori interessi per i bambini non accompagnati.
  • Il Consiglio dei diritti umani, durante il secondo ciclo della revisione dell'Italia in accordo alla Universal Periodic Review (UPR) previsto per il 2014, dovrebbe mettere sotto scrutinio il governo italiano in merito alle pratiche della sua polizia di frontiera nei porti dell'Adriatico, compresa quella delle rispedizioni automatiche verso la Grecia, e il governo greco in merito alle misure adottate per riformare il suo sistema di asilo e di detenzione dei migranti durante il secondo ciclo della revisione della Grecia sotto la UPR previsto per il 2016.

Alle compagnie private di traghetti

  •  Adottare linee guida scritte, trasparenti e verificabili per i comandanti e l'equipaggio riguardo l’adeguatezza dell’alloggio e del trattamento di tutti i migranti soggetti a restituzione, in coerenza con le linee guida dell'Organizzazione marittima internazionale in materia di clandestini.
  •  Al fine di evitare possibile complicità nelle violazioni dei diritti dei minori stranieri non accompagnati, istruire i capitani dei traghetti affinché mettano in discussione le richieste delle autorità italiane di procedere a ritorni sommari delle persone che sembrino essere minori non accompagnati, e richiedano attestazione che si sia proceduto effettivamente a uno screening di tali bambini adeguato agli standard internazionali.

Metodologia

Il presente rapporto si basa su una ricerca condotta in Italia e in Grecia alla fine del novembre 2011 e tra la fine di giugno e l'inizio di settembre del 2012. Abbiamo condotto interviste a 29 uomini e ragazzi che erano stati rispediti in Grecia dai funzionari di frontiera italiani nel quadro della procedura accelerata nei porti, così come ad altri migranti che si trovavano nelle città portuali greche in attesa di tentare la traversata. Venti di questi intervistati erano stati rispediti in Grecia nei sei mesi precedenti. Tutte le interviste sono state condotte in Grecia, con l'eccezione di un colloquio con un adulto in Italia che era riuscito a raggiungere l'Italia e a richiedere asilo dopo ripetuti tentativi.

Dei 29 intervistati, 10 erano minori quando sono stati rispediti dall 'Italia alla Grecia e al momento dell'intervista; 3 di loro erano minorenni quando sono stati rispediti dall' Italia alla Grecia ma maggiorenni al momento del colloquio con noi. Sedici degli intervistati erano adulti al momento dell'intervista e quando erano stati rispediti dall'Italia alla Grecia. La persona più giovane che abbiamo intervistato aveva 13 anni (ed era accompagnata da un suo fratello sedicenne), la persona più anziana che abbiamo intervistato aveva 44 anni. Diciassette degli intervistati (la maggioranza) erano afghani, nove erano somali, due erano marocchini, e uno era un curdo iracheno.

Dove indicato, dietro loro richiesta, abbiamo usato uno pseudonimo seguito da una iniziale per proteggere l'identità degli adulti. In linea con la politica di Human Rights Watch, per i bambini abbiamo sempre usato pseudonimi seguiti da un’iniziale. Tutti gli intervistati sono stati informati dello scopo del colloquio e del fatto che la loro testimonianza potesse essere poi utilizzata pubblicamente. Nessuno incentivo è stato offerto o fornito alle persone intervistate. Tutte le interviste sono state condotte individualmente o, come nel caso di alcuni fratelli, in un piccolo gruppo. Alcune sono state condotte in privato, mentre altre sono state condotte in luoghi pubblici. Quattordici dei 29 intervistati sono stati individuati in modo casuale in spazi pubblici (per esempio, in un parco a Patrasso) ed in edifici abbandonati nei pressi del porto di Patrasso dove i migranti vivono, mentre gli altri sono stati identificati attraverso l'assistenza di interpreti, facilitatori, attivisti comunitari, ONG. Una intervista è stata interrotta quando una pattuglia motorizzata della polizia si è avvicinata, e l'intervistato è scappato per paura di essere arrestato.

Human Rights Watch si è inoltre recato in strutture portuali e condotto interviste in profondità con i funzionari della polizia di frontiera a Bari e Patrasso, così come con il vice direttore della Divisione stranieri della polizia ellenica. La nostra richiesta di incontro con il Prefetto di Bari o con un membro del suo staff non ha ricevuto alcuna risposta. L'ufficio del Prefetto Rosetta Lavino Scotto, direttrice della Direzione centrale del Ministero dell'Interno per il Servizio immigrazione e l'asilo ha risposto alla nostra lettera di richiesta d’informazioni affermando che la materia era di competenza della Polizia di frontiera. Human Rights Watch ha anche inviato una lettera al Prefetto Rodolfo Ronconi, direttore della Direzione centrale del Ministero dell'Interno per la Polizia di frontiera e dell'immigrazione, la cui risposta che è stata presa in considerazione nella  stesura di questo rapporto. Abbiamo scritto a sette società private che forniscono servizi di traghetto tra l'Italia e la Grecia, una sola delle quali ha risposto.

Abbiamo anche intervistato, di persona o per telefono, i responsabili di campo dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati in Grecia e in Italia, e i membri degli staff di varie organizzazioni non governative in Italia e Grecia, tra cui Rete Iside (Italia), Consiglio italiano dei rifugiati (Italia), del Consiglio dei rifugiati greco (Grecia), Praksis (Grecia), Medici Senza Frontiere (Grecia). Infine, abbiamo intervistato due avvocati (uno greco, uno italiano), che hanno fatto causa all'Italia e alla Grecia dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo per le riconsegne sommarie.


 

I. Migranti e richiedenti asilo in Grecia e in Italia

Sia la Grecia che l'Italia affrontano particolari pressioni migratorie essendo Paesi alle frontiere esterne dell'Unione europea, pressioni che sono esacerbate dal regolamento Dublino II, che in generale sostiene che compete al Paese in cui per primo un richiedente asilo metta piede di esaminare la sua richiesta. Sia i migranti economici che i richiedenti asilo arrivano in Grecia e in Italia provenienti da vari Paesi, fra i quali l'Afghanistan, la Siria, la Somalia, la Tunisia, il Bangladesh, l'Iraq.

Dagli inizi del 2000, la Grecia è diventata la porta di ingresso più importante per gli immigrati irregolari e i richiedenti asilo provenienti da Asia e Africa; in parte perché le sue isole sono appena oltre la costa della Turchia e in parte perché condivide con essa una frontiera terrestre, via di transito importante verso l’Europa. Il direttore di Frontex, l'Agenzia dell'Unione europea per le frontiere esterne, ha affermato ad agosto 2012 che attraverso le frontiere greche passa il 67 per cento di tutti i valichi di frontiera irregolari nell'UE. [1]

L’Italia, verso cui avvengono il 12 per cento di tutti i valichi di frontiera irregolari, è molto esposta alle migrazioni che accadono sulle barche che attraversano il Mediterraneo, sebbene i quantitativi degli arrivi via mare abbiano assai fluttuato negli ultimi dieci anni. Nel 2012, sembrano essere in aumento gli arrivi via mare in Grecia dalla Turchia nell’Egeo orientale, e vi transitano anche i siriani resi profughi a causa del conflitto nel loro Paese. Ciò può essere dovuto in parte all’aumentato controllo delle frontiere lungo il confine terrestre [2] .

La ricerca di Human Rights Watch suggerisce che l'obiettivo finale per molti, che si tratti di migranti economici o di richiedenti asilo, è transitare attraverso la Grecia e l'Italia per dirigersi verso altri Paesi dell'Unione Europea. Centinaia di stranieri si riuniscono nel città portuali greche di Patrasso e Igoumenitsa alla ricerca quotidiana di una via per salire clandestinamente sui traghetti diretti verso i porti italiani di Ancona, Bari, Brindisi e Venezia. Come documentato da questo rapporto, molte di queste persone vengono rispedite in Grecia al momento dell'arrivo in Italia.

La volontà ultima di molti dei migranti è di viaggiare più a nord in Europa. Le interviste che Human Rights Watch ha condotto con centinaia di richiedenti asilo in Grecia negli ultimi quattro anni indicano che la stragrande maggioranza di loro preferirebbe proseguire il viaggio verso altri Paesi dell'Unione europea, in cui credono che le condizioni di accoglienza per i richiedenti asilo, i tassi di riconoscimento dei rifugiati, e le prospettive di integrazione siano di gran lunga migliori che in Grecia o Italia. Tuttavia, il Regolamento Dublino II dell’UE - che contempla che gli adulti richiedenti asilo debbano chiedere asilo nel primo paese UE raggiunto e che permette che un richiedenti asilo venga rispedito a quel Paese qualora cerchi di viaggiare altrove in Europa - intrappola molti nei Paesi di confine [3] .

Le regole sono leggermente diverse per i minori non accompagnati: essi non possono essere trasferiti allo Stato membro dove hanno prima messo piede bensí nel Paese in cui in primo luogo hanno presentato una domanda d'asilo [4] . Tuttavia, il regolamento non consente ancora per i minori non accompagnati di presentare domanda d'asilo in un Paese di loro scelta [5] . Il regolamento prevede inoltre per i bambini non accompagnati sí di ricongiungersi con i familiari, se è nel loro migliore interesse, ma la definizione di « membro della famiglia » è restrittiva e si applica solo ai genitori, ai tutori o ai coniugi [6] .

Nonostante gli sforzi di armonizzare standard e procedure attraverso il Sistema europeo comune di asilo (CEAS), sussistono ampie disparità nel trattamento dei richiedenti asilo nei Paesi dell'UE. E i problemi eclatanti del sistema di asilo della Grecia (discussi di seguito) hanno spinto alla revisione del regolamento Dublino II, costituendo una pietra miliare del CEAS [7] .

La Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha dichiarato nel gennaio 2011, nel caso di M.S.S. contro Belgio e Grecia, che il ritorno di un richiedente asilo afghano dal Belgio alla Grecia nel quadro del regolamento Dublino II lo avesse esposto a trattamenti degradanti in Grecia[8]. La Corte ha inoltre rilevato una violazione del diritto di M.S.S. a un ricorso effettivo date le carenze del sistema di asilo greco, e che ivi corresse il rischio di rimpatrio in Afghanistan senza un serio esame di merito della sua domanda d'asilo[9].

Nel mese di dicembre 2011, la Corte europea di giustizia ha stabilito che gli Stati membri hanno l'obbligo di verificare le condizioni del Paese di destinazione prima di perseguire i trasferimenti Dublino [10] . È atteso che gli Stati membri dell'UE, pur lasciando intatto il sistema generale, adottino prossimamente una riforma al regolamento Dublino II che bloccherebbe tali trasferimenti verso i Paesi in cui un richiedente asilo rischi di incorrere in trattamenti inumani o degradanti [11] .

Human Rights Watch ha sostenuto più volte che il regolamento Dublino II non tiene conto del legittimo interesse dei richiedenti asilo a scegliere dove richiedere asilo, e fa gravare ingiustamente il peso delle domande di asilo sui Paesi situati alle frontiere esterne dell'Unione europea.

L’approccio italiano alle migrazioni

Ogni anno migliaia di migranti, fra i quali richiedenti asilo e minori non accompagnati, raggiungono le coste italiane. La loro stragrande maggioranza partendo dal Nord Africa attraversa il Mediterraneo centrale – detto anche Canale di Sicilia – e affronta pericolosi viaggi organizzati da trafficanti. Dopo un massimo di 36.000 migranti nel 2008, i numeri sono notevolmente diminuiti nel 2009 a causa della politica italiana di respingimenti del 2010 [12] . Il numero di traversate è salito ancora una volta nel 2011, in mezzo al caos e ai conflitti in Nord Africa, con oltre 56.000 arrivi via mare da quella regione durante tutto l'anno [13] .

L’Italia ha applicato la sua famigerata politica di respingimenti nel 2009. Nel maggio dello stesso anno, in collaborazione con la Libia, allora sotto il governo di Muammar Gheddafi, l'Italia ha cominciato a intercettare barconi di migranti in acque internazionali costringendoli a ritornare da dove si erano imbarcati in Libia. In alcuni casi, la Guardia costiera italiana ha fisicamente scortato fino in Libia i migranti intercettati in mare. In altri casi, i migranti sono stati intercettati dalle forze italiane e poi trasferiti su navi libiche per il rientro. Ciò è avvenuto senza neanche un esame sommario per vedere se alcuni avrebbero potuto essere rifugiati o se altri fossero malati o feriti, donne incinte, bambini non accompagnati, vittime di tratta o di altre forme di violenza contro le donne[14].

Nel febbraio 2012, la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) ha condannato l'Italia per queste pratiche. La Corte ha constatato che i respingimenti sommari verso la Libia erano da equiparare a espulsioni collettive e avevano esposto le persone a trattamenti inumani e degradanti in Libia o nei loro Paesi di origine, qualora vi venissero restituiti dalle autorità libiche [15] . La CEDU ha stabilito anche che vi era stata  violazione del diritto a un ricorso effettivo da parte dell’Italia, a causa della mancanza della possibilità di presentare ricorso contro il ritorno in Libia presso l'autorità competente [16] . Il governo italiano si è impegnato a rispettare la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, e nessun respingimento verso il Nord Africa si è verificato piú dal 2010.

 Numerosi Paesi dell’EU hanno sospeso i trasferimenti Dublino verso la Grecia a seguito della sentenza M.S.S. L’Italia non pare avere adottato una politica di generale sospensione di questi trasferimenti verso la Grecia, piuttosto ha adottato un approccio che prevede che venga preso in esame il rischio che avvengano violazioni di diritti umani in seguito a tali trasferimenti. [17] . La persistente pratica in Italia di restituzioni sommarie dei richiedenti asilo dai suoi porti dell'Adriatico verso la Grecia sembra però contraddire sia questa politica che il ragionamento alla base delle sentenze della Corte europea dei diritti umani nei casi M.S.S. e Hirsi.

Tale pratica ha suscitato preoccupazione a livello internazionale. La Corte Europea dovrebbe emettere presto una sentenza sul caso di Sharifi e altri contro Italia e Grecia, che esamina il rinvio sommario di 35 persone, tra cui 10 bambini, nel 2009 [18] . Il giudice deciderà se tali ritorni costituissero espulsioni collettive, e se queste abbiano violato i diritti di queste persone alla vita e alla protezione contro i maltrattamenti che avrebbero potuto seguire i rimpatri, così come il loro diritto a un ricorso effettivo contro un tale ritorno. Dal momento in cui quel caso è stato presentato, è probabile che altre migliaia siano stati rispediti in Grecia dai porti italiani, fra i quali bambini non accompagnati e richiedenti asilo.

Il Commissario per i diritti umani Nils Muižnieks del Consiglio d'Europa, a settembre 2012, e il Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti dei migranti François Crépeau, nel mese di ottobre 2012, hanno invitato l'Italia ad astenersi da effettuare ritorni sommari verso la Grecia, citando le continue preoccupazioni circa le carenze gravi nel sistema di asilo greco [19] .

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Abdullah P., un ventiquattrenne afghano ichiedente asilo, guarda il mare da un parcheggio a Patrasso, in Grecia, dove vive con altri migranti che sperano di salire su un traghetto per l'Italia. L’Italia ha rispedito Abdullah in Grecia il 20 agosto 2012, ma lui ha confidato a Human Rights Watch che cercherà di intraprendere il viaggio ancora e ancora. © 2012 Eva Cosse/Human Rights Watch.

Un viaggio pericoloso

Faceva davvero freddo. La fame e la sete ci avevano portato in una situazione difficile. E il freddo! Stavamo per addormentarci perché eravamo stanchi ma avevamo paura che se avessimo dormito avremmo potuto morire e per questo cercavamo di non dormire.
Mohammed A., un ragazzo afghano di 16 anni che viaggiò nascosto in un camion frigorifero con il suo fratello tredicenne, Patrasso, 28 giugno 2012

Adulti e bambini rischiano infortuni, di rovinarsi la salute, e anche la morte in ogni fase del loro viaggio verso l’Italia: quando tentano di entrare nei porti e salire su veicoli in Grecia, durante la traversata, dopo lo sbarco in Italia.

Adulti e bambini che viaggiano tra gli assi sotto i camion o in vani frigoriferi, rischiando la vita e la loro salute. Nel mese di giugno 2012, tra le 18 persone che si erano nascoste in camion e autobus su un traghetto Superfast per Ancona due uomini sono stati trovati morti e altri tre in stato di coma [20] .

Ahmed S., un ragazzo immigrato non accompagnato venuto dall’Afghanistan, che aveva 17 anni quando è stato rispedito dall’Italia alla Grecia, descrive come si era nascosto sotto un camion:

Ho scalato una recinzione - un recinto di 2 metri e mezzo - e sono caduto. Correvo e quindi la guardia costiera non mi ha visto, così sono saltato velocemente e sono caduto, mi faceva male la schiena.... sono andato sotto il camion, su una scatola tra i due assi delle ruote. Ho viaggiato cosí tutto il tempo. Non volevo essere visto. Ero solo. Avevo dolori alla schiena tutto il tempo .... Ho ancora dolore alla schiena adesso[21].

L’organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere ha raccontato a Human Rights Watch che il suo personale nelle città portuali ha trattato i migranti per una serie di ferite riportate mentre si nascondevano sotto i camion o mentre saltavano recinzioni nei porti, fra cui rotture di arti, tagli e contusioni. Un uomo aveva perso un dito in del filo spinato [22] .

Tuttavia, tutti i migranti sottolineano che gli abusi che i migranti subiscono dalla polizia in Grecia e le condizioni avverse in generale che trovano là, li spingono a tentare il viaggio ancora e ancora. Sadaat S., di 16 anni, afghano, ci ha detto che è determinato a raggiungere l'Italia, nonostante i rischi:

Molte volte cerco di andarmene, ma loro [le autorità greche] mi catturano. Mi hanno fatto male. Mi hanno messo in prigione. Cerco di salire dentro un camion. Non ho soldi per un trafficante. Alcuni dei miei amici hanno fatto la traversata... in un camion frigorifero con cibo e carne. Sono morti[23].

Mazdak X., un curdo iracheno adulto, è stato rispedito alla Grecia nel 2010, dopo essere stato scoperto, insieme ad altre trenta persone, al momento dello sbarco in un porto italiano sull'Adriatico (crede che fosse o Ancona o Bari) nascosto in un camion che trasportava pneumatici. Altre sei volte ha cercato di nascondersi su un traghetto, ma è sempre stato arrestato dalla polizia portuale greca. Alla fine ha raggiunto l'Italia e richiesto asilo nel luglio 2012, questa volta dopo aver viaggiato su una barca di migranti organizzata da trafficanti. [24]

 

II. Abusi in Grecia

La pratica dei ritorni dall’Italia alla Grecia dei richiedenti asilo adulti e dei minori non accompagnati li spedisce di nuovo in un paese privo di un sistema di asilo funzionante o di un appropriato sistema di protezione dell'infanzia. L’inefficace e inefficente sistema di asilo greco nega a molti richiedenti asilo l'accesso a una valutazione reale dei loro bisogni di protezione. I minori stranieri non accompagnati devono affrontare detenzione e miseria e, come tutti i migranti, sono vulnerabili ad abusi da parte delle forze dell’ordine, in particolare nelle zone portuali in Grecia, così come alle condizioni degradanti della detenzione e di un ambiente ostile caratterizzato da crescente violenza xenofoba.

Un sistema di asilo che non funziona e gli abusi sui migranti

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Ahmed S., un minore migrante non accompagnato proveniente dall’Afghanistan, dimostra come scappa sulle travi del fabbrica abbandonata dove vive, quando la polizia arriva a compiere retate nell'area e ad arrestare i migranti. © 2012 Kyle Knight/Human Rights Watch

Migranti e richiedenti asilo in Grecia si trovano ad affrontare un ambiente ostile, caratterizzato da un sistema di asilo che non funziona, da condizioni inumane e degradanti di detenzione, dalla violenza xenofoba.

Zamir M., un ragazzo di 17 anni afghano arrivato in Grecia quando aveva 13 anni, ha detto che la vita era così difficile in Grecia che avrebbe potuto stare meglio in Afghanistan, "persino con i talebani"[25].

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Ahmed S., un ragazzo migrante arrivato dall’Afghanistan non accompagnato a Patrasso, in Grecia. Non avendo accesso a un alloggio e nemmeno ai servizi sociali, è costretto a vivere in una fabbrica abbandonata con altri migranti. © 2012 Kyle Knight/Human Rights Watch

Le croniche carenze in materia di asilo della Grecia – l’estremamente limitato accesso al sistema, un arretrato significativo nell’esame delle domande, il più basso tasso di riconoscimento dei rifugiati nell'UE, le pessime condizioni di accoglienza –, sono bene documentate [26] . Nonostante le riforme avviate nel 2011, il sistema di asilo greco rimane in gran parte non funzionante, con un arretrato di decine di migliaia di casi e il più basso tasso di riconoscimento in prima istanza dello status di rifugiato in Europa (meno dell'1 per cento nel 2011) [27] . Alcuni progressi sono stati compiuti nel 2011 per quanto riguarda il secondo grado, con i tassi di riconoscimento fino al 12 per cento [28] . Ostacoli di rilievo restano frapposti alla presentazione delle domande di asilo, la Direzione di polizia per gli stranieri di Atene accetta solo 20 domande a settimana, in violazione del diritto di chiedere asilo ai sensi del diritto dei rifugiati, della Carta europea dei diritti fondamentali e della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo [29] . Ciò significa che molti dei potenziali richiedenti asilo rimangono privi di documenti e siano considerati come migranti irregolari e senza protezione, semplicemente perché non gli è stato permesso di accedere al sistema di asilo.

Organismi internazionali per i diritti umani, come ad esempio l'ACNUR e il Consiglio d'Europa, e varie ONG, tra cui Human Rights Watch, hanno documentato le terribili condizioni di detenzione per migranti e richiedenti asilo in Grecia[30]. Sebbene il governo greco abbia adottato misure per migliorarne le condizioni di detenzione, in varie parti del paese i migranti e i richiedenti asilo, compresi i bambini, continuano a essere tenuti in centri inadeguati, che non sono stati progettati per soggiorni di lunga durata. Serie preoccupazioni rimangono circa la scarsa igiene, la mancanza di cure mediche adeguate, e la mancanza di alloggi adeguati per le persone con particolari vulnerabilità.

Bambini e adulti intervistati riguardo il loro ritorno dall'Italia alla Grecia, hanno raccontato che questo ha equivalso a essere stati spediti direttamente in condizioni di detenzione indegne. Ali M., un ragazzo afghano che aveva 15 anni quando è stato rispedito dall’Italia a Igoumenitsa nel marzo del 2012, è stato condotto direttamente in un centro di detenzione al di fuori del porto, laddove è stato detenuto insieme ad adulti a lui non imparentati e in condizioni squallide e senza cibo dignitoso. Nonostante il fatto che le detenzioni dei minori migranti debbano essere effettuate solo come ultima risorsa e per il periodo più breve di tempo possibile, Ali M. ha trascorso 16 giorni in carcere in attesa di essere rilasciato [31] . Qadir J., un ragazzo di 22 anni afghano rispedito a Igoumenitsa da Bari nel mese di aprile 2012, è stato detenuto per dieci giorni a Igoumenitsa, in una piccola cella della stazione di polizia con altre 75 persone:

Impossibile dormire. Eravamo seduti sulle nostre gambe ... Ogni sera ci portavano cibo cattivo. Ogni mattina e ogni sera portavano altre due o tre persone [32] .

Nel mese di ottobre del 2012, i detenuti del porto Igoumenitsa hanno inscenato una protesta contro le condizioni di sovraffollamento e di scarsa umanità. Undici di loro sono poi stati portati all'ospedale a causa delle ferite riportate dopo avere sbattuto la testa contro le sbarre delle celle in cui erano rinchiusi [33] . Al momento della protesta, più di 90 persone erano trattenute in celle con una capacità massima di 30 detenuti.

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Un richiedente asilo afghano cammina attraverso una delle stanze usate come riparo in una fabbrica abbandonata a Patrasso, in Grecia.
© 2012 Kyle Knight/Human Rights Watch

Migranti e richiedenti asilo devono anche affrontare la crescente ondata di violenza xenofoba in Grecia. Human Rights Watch ha documentato 51 gravi attacchi da parte di gruppi di vigilantes, soprattutto nel centro di Atene, tra l'agosto 2009 e il maggio 2012. La maggior parte degli attacchi ha avuto luogo durante la notte, nelle piazze centrali o nelle loro vicinanze. Gli aggressori hanno agito in gruppi, spesso vestiti in abiti scuri con i volti oscurati da maschere o caschi. Una rete di organizzazioni non governative greche, coordinata dall'ACNUR e dalla Commissione nazionale greca per i diritti umani, ha registrato 150 episodi di razzismo tra ottobre 2011 e ottobre 2012[34]. Nel maggio del 2012, dopo il mortale accoltellamento di un uomo greco a Patrasso da parte tre uomini che si crede fossero cittadini afghani, grandi e violente proteste anti-immigrati si sono svolte di fronte a una fabbrica abbandonata occupata da centinaia di migranti[35].

Le vittime di attacchi xenofobi, e in particolare i migranti privi di documenti, devono affrontare molti ostacoli nel denunciare i crimini subiti e per vedere la polizia attivarsi in risposta agli attacchi. Nel mese di dicembre 2012, il governo si è mosso per creare unità di polizia specializzate ad Atene e Salonicco per affrontare reati di matrice razzista; fino a ora, però, la formazione e il personale di queste unità, così come l’orizzonte temporale per la loro attuazione, sono rimaste poco chiare. La risposta della magistratura è ugualmente inadeguata. Nessuno è ancora stato condannato in Grecia in applicazione di una legge del 2008 che prevede che la motivazione razzista debba essere considerata una circostanza aggravante nella commissione di un reato.

Dal momento in cui Human Rights Watch ha cominciato questa ricerca, la situazione per i migranti irregolari e richiedenti asilo in Grecia è diventata ancora più precaria. Il governo greco ha lanciato ad Atene all'inizio di agosto 2012 una grande operazione chiamata "Xenios Zeus" prendente di mira i migranti privi di documenti. A fine dicembre 2012, oltre 65.700 migranti privi di documenti o presunti tali, erano stati portati alle stazioni di polizia per un interrogatorio, mentre oltre 4.100 erano stati arrestati per ingresso e soggiorno illegale nel Paese[36]. Il Ministro dell'Ordine pubblico ha inaugurato la medesima operazione a Patrasso ai primi di ottobre 2012; al momento della redazione di questo rapporto non sono stati pubblicati dati relativi al suo funzionamento[37].

Abusi sui migranti e i richiedenti asilo commessi dalle forze dell’ordine

La Grecia è l'inferno.
Mohammed H., 20 anni, marocchino, Patrasso, 29 agosto 2012

Cinque persone intervistate nel corso di questa ricerca ci hanno detto di aver subito un abuso al ritorno in Grecia dall’Italia. Due hanno raccontato di abusi subiti al ritorno, uno il giorno subito dopo nella zona del porto (dove si era recato per tentare la traversata di nuovo), e altri due quando si trovavano detenuti in seguito al ritorno.

Il sedicenne Mohammed A., afghano, ci ha raccontato che lui e il suo fratello tredicenne hanno sofferto abusi da parte di personale della guardia costiera greca all'interno del porto di Patrasso dopo il loro ritorno dall’Italia nel mese di giugno 2012: "Quando siamo arrivati ​​qui, ci hanno tenuti nel piccolo bus che la guardia costiera ha dentro il porto. Ci hanno tenuti lí dentro per due ore e poi ci hanno preso a calci e ci hanno detto di andarcene”[38].
Ahmed S., di 17 anni, afghano, ha affermato che un poliziotto lo ha picchiato il giorno dopo che è stato rispedito a Patrasso nel Maggio del 2012:
Quando ci prendono, vogliono la nostra SIM [la scheda del cellulare, n.d.r.], e allora me la sono nascosta bene in tasca (perché la mia famiglia mi chiama in questo modo, non posso perdere la scheda). Così mi hanno fatto male, in tutti i modi, calci, pugni, su tutto il corpo. Questo è successo il giorno dopo il mio ritorno dall’Italia. Ero andato al porto per provarci di nuovo [ad andare in Italia, n.d.r.].... [Ora,] non ho i documenti con me. Ho paura della polizia, perché mi farà del male. Ci catturano all'interno del porto e se non c'è nessuno lì, ci fanno del male, del male sul serio[39].

Abdi W., di 26 anni, somalo, ci ha detto che è stato preso a calci e schiaffi da parte della polizia di Patrasso al ritorno dall’Italia nel giugno 2010, e poi è stato tenuto in una cella affollata alla stazione di polizia per dieci giorni prima di essere rilasciato [40] .

La ricerca di Human Rights Watch a Patrasso indica che gli abusi commessi a danni di migranti e richiedenti asilo nell'applicazione della legge costituiscono un problema grave. Fra la fine di novembre e l’inizio dicembre 2011, abbiamo parlato con 17 migranti, tra cui 10 bambini afghani migranti non accompagnati, che ci hanno raccontato di abusi subiti per mano della polizia greca per le strade, durante le retate, e della guardia costiera nella zona del porto, durante i tentativi di nascondersi sulle navi per ripartire per l’Italia.
Un diciannovenne afghano ha confidato a Human Rights Watch di essere stato picchiato da agenti di polizia greca all'interno del porto alla fine di novembre 2011, cinque o sei giorni prima di incontrarci:
Siamo andati al porto con un sacco di altre persone. La polizia mi ha preso [gli altri sono fuggiti]. Mi hanno preso a calci, mi hanno picchiato con le mani e con i bastoni, e mi hanno detto di andare via.
Ha detto che quella era la terza volta che veniva picchiato nel corso del mese in cui era stato a Patrasso[41].

I minori stranieri non accompagnati, che dovrebbero essere assistiti dalle agenzie di protezione dell'infanzia, possono invece finire a dormire per le strade e possono essere oggetto di vessazioni da parte della polizia. Un ragazzo afghano di nome Azim J., che è venuto in Grecia quando aveva 15 anni, e che aveva 16 anni quando HRW lo ha intervistato, ha osservato di essere "costantemente inseguito dalla polizia [a Patrasso]. Ovunque andiamo, c’è la polizia, per le strade, di giorno, di notte ... in tutti i posti" [42] .

I migranti ci hanno raccontato che la polizia a volte usa i cani per scovare i clandestini nel porto: Khalil B., un ventisettenne sudanese ci ha detto che le guardie una volta hanno anche scatenato un cane -"un cane molto grande, grande come una mucca" - presso il porto [43] . Un ragazzo sedicenne afghano, Assad H., è stato scoperto nascosto in un camion nel porto di Patrasso a fine settembre del 2011 e morso da un cane da guardia sul braccio:
Uno [la polizia] mi ha storto la mano dietro la schiena e l'altro ha lasciato la catena con cui teneva il cane e ha detto qualcosa al cane, che mi ha attaccato. Mentre l'altro ufficiale mi teneva. Ho pianto, i commandos [la polizia del porto, n.d.r.] mi hanno portato dietro i binari in modo che nessuno potesse vedermi, e mi hanno lasciato lì.[44]

III. Le riconsegne sommarie dall’Italia alla Grecia

Le riconsegne sommarie dei minori non accompagnati e dei richiedenti asilo adulti dai porti dell'Adriatico in Italia alla Grecia, comprese quelle documentate in questo rapporto,  violano gli obblighi che l’Italia ha assunto ai sensi del diritto nazionale e internazionale. La polizia portuale non effettua degli screening adeguati per i bambini, i richiedenti asilo, e gli altri individui che hanno bisogno di protezione, e limita il loro accesso alle organizzazioni non governative, il che comporta che i migranti non ricevano l'assistenza di cui hanno bisogno per l’esercizio dei loro diritti.

Il diritto nazionale e internazionale tutelano i richiedenti asilo e i minori non accompagnati e non consentono le riconsegne effettuate sommariamente, senza un'adeguata selezione. Le pratiche seguite nei porti italiani dell'Adriatico, tuttavia, violano le disposizioni contenute nelle normative nazionali in materia di accesso a un'equa procedura di asilo, alla protezione contro il refoulement (il ritorno forzato di qualcuno in un luogo dove la sua vita o libertà è minacciata o dove si troverebbe ad affrontare la minaccia di tortura o di trattamenti inumani e degradanti), e contro l’espulsione dei minori non accompagnati.

Quadro legale delle riconsegne sommarie dall’Italia alla Grecia

Il governo italiano afferma che tutti i ritorni da porti dell'Adriatico verso la Grecia rientrano nell'ambito di applicazione di un accordo di riammissione bilaterale tra i due Paesi del 1999 [45] . Tuttavia, tanti ritorni sembrano seguire procedure informali, e sarebbero riconsegne sommarie attuate in base a norme del diritto interno italiano, nel cui quadro si applicano meno garanzie.

L'Accordo sulla riammissione del 1999, che obbliga entrambe le parti ad accettare "senza formalità" il ritorno dei migranti privi di documenti qualora le autorità possano dimostrare che essi avevano viaggiato irregolarmente da un paese all'altro, impegna esplicitamente entrambe le parti a rispettare i trattati internazionali sui diritti umani, e in particolare la Convenzione sui rifugiati del 1951 [46] . L'accordo non fa alcun riferimento specifico alla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, anche se entrambi i Paesi sono parti di tale Convenzione, e lo erano anche al momento della stipula dell’Accordo fra loro [47] . Allo stesso modo, l'Accordo non prevede esplicitamente obblighi per quanto riguarda i minori stranieri non accompagnati, anche se naturalmente entrambi i Paesi sono tenuti a rispettare gli obblighi contemplati dal diritto internazionale.

L'Accordo, entrato in vigore nel 2001, prevede la riammissione formale, su richiesta ed entro un determinato lasso di tempo, dei cittadini di Paesi terzi scoperti a entrare in Italia ai valichi di frontiera non ufficiali lungo la costa, o scoperti altrove nel territorio italiano [48] . Lo Stato di presunta provenienza può rifiutare la riammissione se le prove non sono sufficienti a dimostrare il suo obbligo di riammettere l'individuo [49] .

Human Rights Watch ha ottenuto statistiche contraddittorie da parte delle autorità italiane e greche rispetto alle riammissioni effettuate nell'ambito dell'accordo formale. Secondo le autorità greche, la Grecia ha accettato la riammissione formale di 875 persone su un totale di 1.697 richieste da Italia nel 2011 e nei primi sei mesi del 2012[50]. Solo 214 migranti sarebbero stati riammessi in ultima analisi, in quel lasso di tempo; i funzionari greci non hanno potuto offrire alcuna spiegazione per questa discrepanza[51]. Il governo italiano ha detto a Human Rights Watch che 2.334 stranieri sono stati riammessi in Grecia nel solo 2011; e 1.232 sono stati riammessi in Grecia nei primi dieci mesi del 2012[52]. Nello stesso arco di tempo - 2011 e i primi dieci mesi del 2012 - a 402 minori e 117 adulti richiedenti asilo provenienti dalla Grecia è stato permesso di entrare in territorio italiano[53].

Molti ritorni, però, sembrano essere effettuati sulla base del Testo unico sull'immigrazione italiano, che consente la rispedizione al loro punto di partenza dei migranti entrati irregolarmente alle frontiere italiane. L'articolo 10 del Testo unico sull'immigrazione italiano prevede il rifiuto di ingresso e il ritorno al Paese di partenza per le persone intercettate ai valichi di frontiera senza i necessari documenti di viaggio. Quando un migrante privo di documenti viaggia verso l’Italia su una linea di trasporto commerciale, quale una compagnia aerea o una compagnia di navigazione, il vettore è obbligato dalla legge italiana a effettuarne il ritorno al Paese di partenza o al Paese che ha fornito i documenti di viaggio per il soggetto interessato [54] . L'articolo 10 del Testo unico vieta espressamente tali ritorni nei casi disciplinati da "disposizioni relative alla concessione di asilo politico, lo status di rifugiato, o di protezione temporanea per motivi umanitari" [55] . Lo stesso articolo prevede che agli stranieri vada fornita la " necessaria assistenza" alla frontiera e che tutti i ritorni vengano schedati [56] .

La legge vieta l'espulsione o il rimpatrio di uno straniero a rischio di persecuzione per motivi di razza, sesso, lingua, cittadinanza, religione, opinioni politiche, di condizioni personali o sociali [57] . La legge garantisce allo straniero "presente alla frontiera o nel territorio dello Stato [italiano] ... i diritti fondamentali della persona umana previsti dalle norme di diritto interno, dalle convenzioni internazionali in vigore e dai principi di diritto internazionale generalmente riconosciuti" [58] . I minori non accompagnati non possono essere espulsi se non per motivi di ordine pubblico o di sicurezza [59] .

In una lettera a Human Rights Watch, il Prefetto Rodolfo Ronconi, direttore della Direzione Centrale del Ministero dell'Interno italiano per la Polizia dell'immigrazione e delle frontiere, ha dichiarato che la procedura di "respingimento alla frontiera" ai sensi dell'articolo 10 del Testo unico sull'immigrazione non si applica ai ritorni verso la Grecia "essendo venuto meno il concetto di frontiera tra Italia e Grecia " [60] . Entrambi i Paesi fanno parte dell’Area Schengen, una zona di confine aperto comprendente la maggior parte degli Stati membri dell'UE e alcuni paesi limitrofi [61] . Nella lettera inviataci, il Prefetto Ronconi afferma che i due Paesi hanno convenuto su una procedura secondo la quale gli immigrati irregolari possono essere re-imbarcati sulla stessa nave con la quale sono arrivati, sotto la custodia del capitano per tutto il viaggio di ritorno [62] . Questa procedura sommaria, tuttavia, non è prevista nell'accordo bilaterale, e questa risposta ufficiale non riesce a spiegare l'apparente discrepanza tra le procedure stabilite nell'accordo bilaterale e la procedura sommaria.

Le procedure seguite presso il porto di Bari, nel quale cui Human Rights Watch ha avuto accesso alle infrastrutture e ai funzionari della Polizia di frontiera, assomigliano di più a respingimenti alla frontiera che alle riammissioni formali previste dall'accordo bilaterale. La Polizia di frontiera mette i migranti irregolari sotto la custodia del capitano del traghetto commerciale per spedirli in un viaggio di ritorno in Grecia entro poche ore dalla data di arrivo in Italia. I funzionari della Polizia di frontiera di Bari hanno messo a disposizione di Human Rights Watch una copia del modulo dato ai capitani dei traghetti in questi casi (cfr. allegato A). Il modulo, in italiano e in inglese, include i nomi di un massimo di quattro persone, il motivo per il rifiuto di entrare in territorio italiano, e un ordine al comandante della nave di "prenderli immediatamente in carico e ricondurli nello Stato di provenienza", con riferimento al Testo unico sull'immigrazione [63] . Il capitano deve dare questo modulo ai funzionari di frontiera greca al momento della riconsegna delle persone, ci hanno detto [64] .

L’inadeguatezza delle tutele offerte nei porti adriatici

Ho provato a chiedere asilo, ma non me ne hanno dato possibilità. Volevo parlare, ma non c'era nessun traduttore e io non parlo italiano.
Youssef L., Moroccan richiedente asilo, Patrasso, 29 agosto, 2012

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In un ufficio di una ONG greca a Patrasso, in Grecia, un migrante spiega i disegni realizzati dai bambini migranti che raccontano le storie della loro vita nel loro paese di origine. © 2012 Kyle Knight/Human Rights Watch

Le tutele per i migranti nei porti italiani dell'Adriatico sono inadeguate. Anche se il governo italiano sostiene che le proce dure portuali rispettano pienamente i diritti umani e garantisce che le persone bisognose di assistenza e di protezione internazionale sono correttamente identificate, Human Rights Watch ha verificato che i funzionari italiani non effettuano screening adeguati per i bambini né valutazioni adeguate della loro età, né garantiscono ai richiedenti asilo la possibilità di presentare domanda di protezione internazionale [65] . Le ONG all'interno dei porti non hanno accesso ai migranti in arrivo, e non vi possono quindi fornire assistenza adeguata a garantirne i diritti. Queste mancanze costituscono violazioni da parte dell’Italia dei suoi obblighi internazionali cosí come della stessa legge italiana.

La mancanza di accesso dei migranti ai fornitori di servizi specializzati e agli interpreti, o alle informazioni su come richiedere asilo, rappresentano ostacoli significativi. A nessuno dei migranti che Human Rights Watch ha intervistato era stato dato accesso a tutti i funzionari che li avrebbero potuti aiutare, a parte quelli della polizia di frontiera, e non gli erano state fornite informazioni in materia di asilo. Solo 7 delle 29 persone che abbiamo intervistato che erano state sottoposte a questo procedimento in un porto italiano erano state assistite da un interprete[66]. Nessuno dei ragazzi che aveva detto alla polizia di frontiera italiana di essere minorenne ha avuto accesso a un tutore o a un consulente legale, come invece previsto dalla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia[67].

In ogni città portuale - Ancona, Bari, Brindisi e Venezia - c’è una ONG sotto contratto governativo che deve fornire informazioni e assistenza alle persone fermate all'arrivo. Queste organizzazioni sembrano avere diversi livelli di accesso e spazio per svolgere il proprio lavoro. A Bari, in cui Human Rights Watch ha condotto interviste con polizia portuale e il personale di Rete Iside, l'associazione titolare del contratto di fornitura di questi servizi ai migranti privi di documenti in entrata, l'accesso sembra essere fortemente limitato. Il personale di Rete Iside non ha accesso alla "zona sterile" dove i traghetti attraccano, non può autonomamente osservare i metodi di ricerca e di trattamento dei migranti, né può entrare in contatto con le persone che necessitano di informazioni a meno che la polizia di frontiera lo informi [68] .

Dalle nostre interviste al personale della Rete Iside e della Polizia di frontiera di Bari è emerso che a Bari la polizia prende autonomamente la decisione di chi possa accedere al sistema d'asilo, e che la stragrande maggioranza delle persone rilevate senza i documenti necessari viene rispedita in Grecia. Secondo la Polizia di frontiera di Bari, nel periodo compreso tra gennaio 2011 e giugno 2012 solo a 12 di quasi 900 persone è stato permesso di rimanere in Italia ai fini della domanda di asilo [69] .

Il 5 ottobre 2012, a Bari la Polizia di frontiera ha scoperto 81 persone nascoste in un camion su un traghetto arrivato da Igoumenitsa. Secondo i dati ottenuti da Rete Iside, erano 61 irachene, 12 siriane, e 6 afgane. Dodici sono state autorizzate a rimanere sul territorio italiano, mentre 69 persone sono state rispedite in Grecia più tardi il giorno stesso. Di quelle autorizzate a rimanere, 6 erano bambini non accompagnati, due coppie di fratelli composte da un bambino e un adulto ciascuna, e due adulti iracheni che hanno collaborato con le indagini della polizia per identificare il contrabbandiere. La Polizia di frontiera di Bari ha chiamato la Rete Iside ad assistere i 6 bambini non accompagnati e le due coppie di fratelli, ma non ha consentito l'accesso dello staff dell'organizzazione a nessuno degli altri migranti, che sono stati mantenuti in arresto a bordo del traghetto fino alla sua partenza con destinazione Grecia [70] .
Un recente rapporto congiunto del Consiglio Greco per i Rifugiati e dell’organizzazione tedesca ProAsyl ha riscontrato problemi simili di accesso delle ONG ai rifugiati nei porti di Ancona, Brindisi e Venezia [71] . L'Osservatorio italiano sulla discriminazione razziale di Venezia, una ONG locale, ha riferito a marzo scorso che a Venezia a solo 399 dei 1.046 immigrati irregolari scovati nel porto in tutto il 2010 e nei primi dieci mesi del 2011 era stato consentito l’accesso al servizio di assistenza, pure autorizzato [72] . Del totale degli arrivati, 892 erano stati rinviati sommariamente in Grecia [73] .
Un avvocato del Consiglio italiano per i Rifugiati (CIR), che dal 2002 è titolare dell'appalto del governo per la fornitura di servizi ai migranti nel porto di Brindisi, ha raccontato a Human Rights Watch che il problema principale a Brindisi è che la Polizia di frontiera non chiama con regolarità il CIR ogni volta che scopre dei migranti irregolari. Egli ha stimato che dall'inizio del 2012 il CIR aveva assistito tra le 30 e le 40 persone, fra i casi di migranti irregolari in cui il CIR era presente alla scoperta da perte della polizia, e i casi in cui la polizia ha chiamato il CIR per fornirvi assistenza. Non è stato però in grado di stimare quante persone siano state rispedite in Grecia senza che il CIR ne abbia avuto notizia, in quanto non era stato in grado di ottenere le statistiche ufficiali. L'avvocato ha detto che ogni volta che il  CIR viene a conoscenza di riconsegne alla Grecia da Brindisi dopo che queste sono già state effettuate, la polizia regolarmente lo informa che nessuno dei migranti aveva voluto chiedere asilo [74] .

In un rapporto del 2012 luglio sull’asilo in Italia, l'ACNUR ha espresso la sua preoccupazione che le possibili esigenze di protezione dei migranti irregolari che arrivano nelle città portuali dell'Adriatico non vengano identificate con sistematicità. L'ACNUR raccomanda un "approccio sensibile ai bisogni di protezione" nelle operazioni di controllo delle frontiere, che assicuri che tutti i nuovi arrivati ​​ricevano le informazioni adeguate, fra le quali quelle riguardo la possibilità di richiedere asilo [75] . L'ACNUR raccomanda inoltre l'attuazione degli orientamenti dell'Unione europea in materia di controllo delle frontiere nell’Area Schengen, che stabiliscono che:

L'intenzione di chiedere protezione non deve essere manifestata in una forma particolare. Non occorre che la parola "asilo" sia pronunciata espressamente; l'elemento determinante è l'espressione del timore di quanto potrebbe accadere in caso di ritorno [76] .

Le riconsegne dei minori non accompagnati

Non avevo mangiato da due giorni. Non appena il camion è arrivato in Italia avevo molta fame, sono uscito e ho fatto pochi passi e la polizia mi ha preso... Mi hanno interrogato, ho detto che avevo 15 anni. Hanno parlato con le autorità greche e mi hanno rispedito su una barca che tornava a Igoumenitsa.
Ali M., un ragazzo afghano non accompagnato che aveva 15 anni quando è stato rispedito dall'Italia alla Grecia, Atene, 25 giugno 2012

Le autorità italiane nei porti adriatici riconsegnano sommariamente alla Grecia i minori stranieri non accompagnati, in violazione delle norme internazionali. La legge italiana e internazionale vietano esplicitamente l'espulsione sommaria o la rimozione di minori stranieri non accompagnati [77] . La politica del governo italiano richiede, inoltre, che alle persone che affermano di essere minorenni debba essere concesso il "beneficio del dubbio" e debbano essere considerate quali bambini fino a conclusione di un processo che ne determini l'età. Ciononostante, invece di concedergli l’ingresso sul suo territorio in attesa di una completa valutazione, le autorità italiane rimandano i minori in Grecia sommariamente o a seguito di un procedimento di determinazione della loro età superficiale, incompleto e irrispettoso degli standard internazionali. Di conseguenza, i minori vengono rispediti in Grecia senza aver ricevuto l'accoglienza e la protezione a cui hanno diritto.

I minori stranieri non accompagnati - una popolazione particolarmente vulnerabile - sono protetti dalla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, di cui l'Italia è parte. Ai minori stranieri non accompagnati deve essere garantito l'accesso al territorio, al fine di determinare quali sono i prossimi passi nel loro interesse [78] . Il Comitato sui Diritti dell’Infanzia ha precisato che ai minori non accompagnati deve essere concesso l'accesso alle procedure di asilo, "indipendentemente dalla loro età" [79] . L'interesse superiore del minore deve essere una considerazione preminente in tutte le decisioni relative ai bambini, comprese quelle prese dalle amministrazioni o dalla polizia, e anche nel contesto dell’immigrazione. Il Comitato sui Diritti dell’Infanzia ha affermato con chiarezza che:

La determinazione di ciò che è nel migliore interesse del bambino richiede una valutazione chiara e completa della sua identità, che ne stabilisca nazionalità, educazione, origine etnica, culturale e linguistica, particolari vulnerabilità e bisogni di protezione. Di conseguenza, permettere al bambino l'accesso al territorio è un prerequisito per questo procedimento iniziale di valutazione [80] .

Le autorità possono, ovviamente, arrivare a stabilire che il bambino non abbia il diritto di rimanere nel territorio, ma devono prima ammetterlo in modo da potere effettuare questa valutazione; il respingimento alla frontiera non è accettabile. Quando le autorità hanno il dubbio se una persona è un bambino, devono per prima cosa dare a quella persona il beneficio del dubbio, operare con la presunzione che sia un minore, e in secondo luogo ammettere il bambino sul loro territorio, al fine di effettuare una valutazione completa della sua età [81] .

In una lettera a Human Rights Watch, il Prefetto Ronconi della Direzione centrale dell'immigrazione e della Polizia delle frontiere ha dichiarato che tutte le persone che affermano di essere minorenni sono affidate a una struttura sanitaria per un esame che determina l'età ossea "in pochi minuti". In caso di persistenza del dubbio, gli individui vengono ammessi nel territorio italiano e affidati alle cure dei servizi sociali [82] .

Tuttavia, Human Rights Watch ha intervistato 10 minori, dai 13 ai 17 anni, che hanno detto di essere stati rispediti dall'Italia alla Grecia, e anche 3 ragazzi che avevano da poco compiuto 18 anni e hanno detto che erano stati rispediti dall'Italia quando avevano ancora meno di 18 anni. Nove dei ritorni che abbiamo documentato hanno avuto luogo durante i primi sei mesi del 2012. Abbiamo anche intervistato un migrante adulto, che ha sostenuto di essere stato rispedito dall'Italia alla Grecia insieme a tre migranti bambini non accompagnati, dei quali non era parente né tutore [83] .

Altre organizzazioni in Grecia riferiscono risultati simili delle loro ricerche. Praksis, una ONG greca che assiste i bambini migranti a Patrasso, ha documentato 19 casi di bambini, di età compresa tra 14 a 17 anni di età, rispediti dall'Italia alla Grecia tra l'agosto 2011 e il luglio 2012 [84] . Un funzionario dell'ACNUR in Grecia, che ha chiesto di mantenere l’anonimato, stima che l'Italia abbia rispedito ogni mese a Patrasso una media di due bambini non accompagnati. Il funzionario ricordava un bambino di 11 anni che era stato restituito alla Grecia nel mese di agosto 2011, e un gruppo di nove ragazzi tornati da Brindisi nel mese di novembre 2011 [85] .

In pratica, e nonostante gli standard internazionali, l'Italia non adotta uno screening adeguato per i minori non accompagnati che arrivano nei porti dell'Adriatico, al fine di garantire che non vengano coinvolti fra le restituzioni i bambini. Peggio ancora, l'Italia rimanda in Grecia anche coloro che dichiarano volontariamente la loro età. Dieci dei tredici ragazzi intervistati da Human Rights Watch hanno dichiarato di aver detto ai funzionari italiani erano bambini. Ali M. ha detto, "ho detto loro che avevo 15 anni, non mi hanno ascoltato. Mi hanno messo in biglietteria e poi sulla nave"[86]. Quando i fratelli Mohammed A., 16 anni, e Hassan A., 13 anni, sono stati fermati nel giugno 2012 dopo avere viaggiato per l’Italia nascosti in un camion frigorifero, hanno detto la polizia la loro età. "Ci hanno detto”, secondo Mohammed, “'andatevene ad Atene'", e li hanno rispediti alla Grecia[87].

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Un quattordicenne afghano migrante non accompagnato, fuori della casa abbandonata in cui vive con 25 altri migranti afgani a Patrasso, in Grecia. Come molti altri migranti, spera di nascondersi sulle navi in partenza per l’Italia e chiedervi asilo. © 2012 Human Rights Watch

Ad altri bambini non è stata data l'opportunità di stabilire la loro età a causa della rapidità del procedimento o della mancanza di un traduttore. Sia in casi in cui i bambini hanno dichiarato volontariamente la propria età, che in casi in cui non gli è stata data l'opportunità di stabilirla, il loro status di bambini è stato ignorato, e non è stata effettuata una completa procedura di determinazione dell'età. Inoltre, sono state ignorate anche richieste di asilo presentate da bambini. Per esempio, Ali M. ci ha raccontato: "Quando mi hanno preso [in Italia] ho detto 'Voglio andare a Roma per richiedere asilo', e loro mi hanno detto: 'Vieni con noi e ti verrà rilasciato un biglietto per Roma’. Mentivano" [88] .

Le migliori pratiche indicano che, nell’attesa che ne venga determinata dell'età, la persona che afferma di essere minorenne dovrebbe essere provvisoriamente trattata come tale e ammessa nel territorio[89], invece l'Italia rispedisce in Grecia queste persone dietro la presunzione che siano adulte. Secondo il Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia, la determinazione dell’età dovrebbe essere prioritaria, immediatamente dopo l'arrivo nel paese, e durante tale procedimento l'interesse superiore del minore deve costituire il principio guida; permettere a un bambino l'accesso al territorio è un prerequisito per determinare il miglior interesse del bambino[90]. Eppure, a nessuno dei ragazzi intervistati da Human Rights Watch, è stato concesso l'accesso al territorio italiano, al fine di verificarne l’età.

Solo uno dei ragazzi intervistati da Human Rights Watch ha detto che era stato sottoposto a una qualche forma di procedura di determinazione dell'età, che nel suo caso si era limitata a una radiografia del polso. Non era poi stato informato dei risultati dell'esame. Le migilori pratiche di determinazione dell’età - un campo di studi impegnativo - sono multidisciplinari, e coinvolgono, tra gli altri, psicologi infantili, operatori sociali, medici[91]. L’ACNUR e il Comitato sui Diritti dell’Infanzia hanno istruito gli Stati a non basare le determinazioni di età esclusivamente sull'aspetto fisico del bambino o su un singolo test medico, ma anche a prendere in considerazione la maturità psicologica e il margine di errore degli esami medici, e a concedere a ogni bambino il beneficio del dubbio[92]. La valutazione multidisciplinare non può essere condotta nei tempi rapidi - spesso solo di poche ore - durante le quali i ragazzi rimangono nei porti italiani.

Esami medici come le radiografie ossee non sono sufficienti da soli per determinare l'età, perché sono soggetti a un margine di errore fino a cinque anni, e perché espongono i bambini a prove radiologiche senza che ve ne sia alcuna ragione medica [93] . Il programma per i bambini non accompagnati in Europa, un'iniziativa congiunta di ACNUR e Save the Children, nei casi in cui sussistano seri dubbi circa l’età di una persona sostiene al contrario l'uso di test medici non invasivi, come le valutazioni dello sviluppo fisico, e solo come parte di una valutazione multidisciplinare [94] . Un alto funzionario della Polizia di frontiera di Bari ha detto a Human Rights Watch che quando sussista il dubbio che la persona sia sotto i 18 anni viene condotto un colloquio più dettagliato e una radiografia del polso, ma non ha specificato le condizioni che diano luogo a tale dubbio; la polizia non conduce alcun altro tipo di procedura di accertamento dell'età [95] .

I bambini migranti non accompagnati sono fra i migranti più indifesi del mondo; il diritto internazionale afferma che tale loro vulnerabilità obbliga gli Stati a fornirgli una determinata assistenza.

Non solo l'Italia è tenuta a permettere l'accesso al suo territorio a questi bambini per una valutazione della loro età e per garantire la migliore tutela dei loro interessi, deve anche, per coloro che dimostrano di essere bambini, rinunciare a rispedirli in Grecia, fornire loro un tutore e provvedere a soddisfarne i bisogni elementari, tra cui l’istruzione [96] .

Hassan A., un tredicenne afghano catturato al suo arrivo in Italia e sommariamente rispedito in Grecia, ha affermato che "quando ci hanno ripreso, ho provato tanta disperazione e delusione ... voglio solo lasciare [la Grecia] per avere una vita decente e una scuola"[97]. Eppure, in troppi casi, l'Italia ignora i suoi obblighi verso questi bambini.

Le riconsegne dei richiedenti asilo adulti

Non voglio stare in Grecia ... non posso ricevere asilo qui ... Voglio ricevere asilo perché ho problema in Afghanistan, non posso vivere lì. È per questo che voglio ricevere asilo, per potere vivere libero in Europa.
Mohammed B., richiedente asilo afghano, Patrasso, 28 agosto, 2012

Le rispedizioni sommarie di migranti adulti dai porti dell'Adriatico alla Grecia, senza che venga data loro la possibilità di presentare domanda d'asilo aggirano gli obblighi nazionali e internazionali. Alcuni richiedenti asilo possono scegliere di non richiedere asilo, una volta in Italia, anche se gliene viene data la possibilità, perché vogliono viaggiare verso altri Paesi dove credono che le condizioni di accoglienza, i tassi di riconoscimento dello status di rifugiato, e le prospettive di integrazione siano migliori.

La Convenzione del 1951 sui rifugiati, di cui l'Italia è parte, il diritto consuetudinario internazionale sui rifugiati, e il diritto internazionale dei diritti umani richiedono a tutti i Paesi di rispettare il principio di non refoulement. Questo significa che tutti coloro che cercano asilo non possano essere sommariamente respinti alla frontiera e non possano essere deportati a meno che la loro domanda sia stata valutata equamente.

Il Comitato Esecutivo dell'ACNUR ha dichiarato che il principio di non refoulement stabilisce "la necessità di ammettere i rifugiati nei territori degli Stati, che comprende il non respingimento alla frontiera senza che si siano seguite procedure eque ed efficaci per determinarne lo status e i bisogni di protezione" [98] .

Anche le leggi dell'Unione Europea e la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) obbligano l'Italia a concedere ai richiedenti asilo l’ingresso nel suo territorio e a evitarne il refoulement. Le direttive comunitarie adottate nel corso degli ultimi dieci anni - alcune delle quali sono attualmente in fase di revisione – dirette a creare un Sistema europeo comune di asilo (CEAS) definiscono chiaramente i diritti di accesso alle procedure di esame della domanda d'asilo, di restare nel territorio di uno Stato membro in attesa del suo completamento, e alla protezione contro il refoulement [99] .

L'Italia è inoltre obbligata ad astenersi dal trasferire di richiedenti asilo verso gli altri Paesi dell'Unione europea in cui si troverebbero ad affrontare il rischio di trattamenti crudeli, degradanti o inumani [100] .

Human Rights Watch ha parlato con cinque adulti che hanno detto che la loro richiesta di asilo in Italia era stata ignorata dalla Polizia di frontiera italiana. Salem Ahmed, 42 anni, somalo, che aveva già presentato domanda di asilo in Grecia, è stato intercettato a Bari nel mese di luglio 2012. Salem ha insistito sul fatto di avere detto alle autorità italiane che voleva chiedere asilo:

Ho detto che siamo venuti qui, in un Paese democratico e che stiamo cercando la libertà ... ho detto che sono un rifugiato; che ho lasciato il mio Paese perché è tanto difficile[101].

È stato detenuto una notte e poi rispedito in Grecia.

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È su questo tipo di camion, pronto per essere caricato su una nave al porto di Patrasso, che i migranti tentano di salire clandestinamente a bordo nella speranza di raggiungere l'Italia. I migranti ci si nascondono tra gli assi, all'interno dei serbatoi di carburante, dentro i contenitori frigorifero. © 2012 Human Rights Watch

Altri richiedenti asilo ci hanno detto che non gli è stata data la possibilità di discutere la loro situazione individuale con i funzionari di frontiera. Javet Mohammadi, afghano, 27 anni, è stato trovato nascosto sotto un camion al momento dello sbarco ad Ancona nel mese di agosto 2012. Ha detto che è stato ammanettato e messo direttamente indietro sulla barca, la polizia non gli ha fatto domande o dato alcuna informazione sui suoi diritti. "Tu piangi e nessuno ti chiede perché .... Nessuno mi ha detto il motivo per cui mi hanno mandato indietro"[102]. Qadir J., un ragazzo di 22 anni, afghano, ha affrontato la stessa esperienza a Bari, nel mese di aprile 2012: "Mi hanno semplicemente messo sulla barca di nuovo .... Non mi hanno fatto domande. Non mi hanno informato sull’asilo"[103].

Liiban F., un ragazzo di 22 anni, somalo, è stato rispedito in Grecia da Bari nell’aprile 2012. Ci ha detto che la polizia "non ci ha mai dato la possibilità di parlare o chiedere qualcosa", ma ha comunque creduto che sarebbe stato portato in un campo profughi.

Mi hanno dato un foglio, non so quello che ci era scritto sopra, e mi hanno detto di mettere la mia impronta digitale e l'ho messa .... Quando ho messo il dito sulla carta che mi hanno dato, ho pensato ... questa carta dice 'abbiamo preso questa persona, è un rifugiato e ci accingiamo a portarlo al campo' ... Ma nessun campo .... Quando ho visto Patrasso, il mio cuore si è spezzato[104].

Dopo sei giorni di detenzione a Patrasso, Liiban è stato trasferito a Salonicco, dove è stato detenuto per altre due settimane prima di essere rilasciato.

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Questa ringhiera circonda il nuovo porto di massima sicurezza di Patrasso, in Grecia, una città costiera dove spesso i migranti tentano di salire clandestinamente a bordo dei traghetti diretti in Italia. © 2012 Kyle Knight/Human Rights Watch

Due agenti della Polizia di frontiera di Bari intervistati separatamente hanno raccontato a Human Rights Watch che i richiedenti asilo possono e devono essere rispediti in Grecia. Un agente ha spiegato: "Chiediamo loro il loro scopo nel venire in Italia. Se non ci forniscono una risposta soddisfacente, li rispediamo al mittente, in questo caso la Grecia. Se hanno fatto richiesta di asilo in Grecia, li rimandiamo in Grecia"[105]. Un altro funzionario ci ha detto: "La maggior parte dei clandestini che troviamo hanno con loro l'ordinanza greca di espulsione; noi li rispediamo là. Hanno il diritto di chiedere asilo in Grecia"[106].

Pare che i funzionari di frontiera in altri porti italiani dell'Adriatico agiscano secondo la stessa logica. Khaled S., 34 anni, somalo, è stato rispedito in Grecia da un porto che crede fosse quello di Venezia ("una città a quattro ore da Milano") nell'estate del 2010, dopo che i funzionari avevano accertato che gli erano già state rilevate le impronte digitali in Grecia e che, pertanto, andasse applicato il regolamento Dublino II. Khaled ci ha detto che altri dodici uomini adulti e una donna che viaggiava con il suo bambino di sette anni sono stati rispediti in Grecia con lui per lo stesso motivo [107] .

Le detenzioni sui traghetti durante il ritorno

Soffriamo per andare lì [in Italia], e quando ci arriviamo ci mandano indietro. Devono smettere di fare questo.
Mohammed H., 20 anni, marocchino, Patrasso, 29 agosto 2012

L’Italia sembra avere abdicato alle sue responsabilità di assicurare ai migranti un ritorno alla Grecia sicuro e umano, non monitorando il trattamento dei migranti nelle mani delle compagnie di navigazione private durante il viaggio di ritorno. Le compagnie di navigazione, come tutte le imprese private, hanno una obbligazione riconosciuta a livello internazionale di rispettare i diritti umani e di evitare complicità in abusi. Tuttavia, le condizioni sui traghetti utilizzati per i ritorni dei migranti può risultare essere bene al di sotto degli standard internazionali.

Diciassette dei migranti e dei richiedenti asilo rispediti in Grecia intervistati da Human Rights Watch hanno effettivamente descritto di avere affrontato il viaggio di ritorno sui traghetti in condizioni di detenzione inaccettabili. Gli altri intervistati, sebbene parimenti confinati o accompagnati in ogni momento da parte del personale dei traghetti, non hanno espresso lamentele per le condizioni o i trattamenti ricevuti.

Sebbene Human Rights Watch non sia stato in grado di verificare in modo indipendente le condizioni di permanenza sui traghetti per i migranti rispediti in Grecia, i 17 migranti, tra cui i minori non accompagnati, hanno lamentato di essere stati rinchiusi in cattive condizioni, con scarsità di cibo, acqua, e servizi igienici a bordo delle navi durante il loro viaggio di ritorno. Gli intervistati hanno detto di essere stati rinchiusi in stanze senza bagno o detenuti in sale macchine e parcheggi, senza ricevere cibo o bevande o riceverne molto poco, e, nel caso di due giovani fratelli, rimanendo ammanettati a dei tubi per tutta la durata del viaggio.

Nel gennaio del 2012, il diciassettenne afghano Jamal A. ha dichiarato a Human Rights Watch di essere stato rinchiuso in una sala machine buia per il viaggio di ritorno da Venezia alla Grecia. "Non c'era il wc, solo un secchio, del tipo usato come bidone della spazzatura", ha ricordato [108] . Il diciassettenne Ahmed S., anche lui afghano, è stato detenuto nel maggio 2012 in una "piccola cella con le sbarre" nella sala macchine della nave [109] .

Il diritto internazionale obbliga agli Stati a non criminalizzare i minori non accompagnati per motivi legati al loro status di immigrazione o di ingresso illegale [110] . Tuttavia, alcuni bambini che abbiamo intervistato ci hanno detto che le autorità italiane li avevano consegnati a società di traghetti sulle cui navi erano stati trattati come criminali.

Per esempio, Mohammed A., un sedicenne afghano, e il suo fratello tredicenne Hassan A., ci hanno detto che sono stati arrestati e ammanettati ai tubi in un cesso durante il ritorno in Grecia nel giugno 2012, un viaggio che è durato circa 18 ore [111] . Mohammed B., di 30 anni, afghano, ha detto che per il viaggio di ritorno da Bari in Grecia nel maggio del 2012 è stato mantenuto in una piccola sala, insieme a un sedicenne afghano, non suo parente:

Era peggio di una prigione galleggiante. Era qualcosa di stretto, come un corridoio, ma sui quattro lati vi erano mura alte... Non ci hanno dato acqua e cibo per 17 ore [112] .

Pochi dei migranti e dei richiedenti asilo intervistati da Human Rights Watch sono stati in grado di identificare il nome della società che gestiva il traghetto sul quale si erano imbarcati clandestinamente o quello sul quale sono stati trattenuti per il viaggio di ritorno in Grecia. Né Human Rights Watch è in grado di confermare, sulla base delle informazioni disponibili, quali aziende abbiano trasportato gli immigrati che abbiamo intervistato.

Sette società operano le linee di traghetto Patrasso e Igoumenitsa (Grecia) e Ancona, Bari, Brindisi e Venezia. Si tratta di Agoudimos S.A., Endeavour S.A., Ventouris S.A., Anek S.A., Minoan Lines S.A., Blue Star S.A., e Superfast S.A. Human Rights Watch ha inviato a tutte le sette aziende lettere di richiesta di informazioni alla fine di agosto 2012; al momento della redazione di questo rapporto, solo Minoan Lines S.A. ci ha risposto.

Secondo la lettera di risposta della Minoan Lines S.A., le società di traghetti sono tenute per legge a rispettare – a proprie spese – gli ordini di ritrasportare dall’Italia i migranti [113] . Minoan Lines S.A. ha anche dichiarato che l'azienda ha emesso procedure scritte per i comandanti in materia di trattamento dei "migranti irregolari", sia che si tratti di clandestini che di migranti soggetti al rimpatrio. Queste procedure, riassunte nella lettera, richiedono che uomini e donne debbano essere separati, che i bambini debbano essere tenuti con le loro madri (se viaggiano insieme), che i migranti debbano essere portati fuori sul ponte sotto sorveglianza, e che nelle loro sistemazioni rimangano sotto osservazione lungo tutta la durata del viaggio. Secondo Minoan S.A., tutte le cabine hanno accesso a un bagno privato, il cibo è fornito tre volte al giorno, e gli immigrati non sono mai ammanettati, legati o sedati. L'azienda ha rifiutato di mostrarci un manuale di queste procedure, adducendo motivi di sicurezza [114] . La lettera indica che le due navi della società che operano tra Ancona-Patrasso e Ancona-Igoumenitsa hanno trasportato indietro in Grecia un totale di 325 migranti nel 2011 e un totale di 76 nei primi sei mesi del 2012 [115] .

Secondo il diritto internazionale dei diritti umani ricade primariamente sui governi la responsabilità di garantire che i diritti dei migranti trasportati a bordo dei traghetti per queste restituzioni siano rispettati. Le linee guida del Consiglio d’Europa sui rimpatri forzati richiedono agli Stati di garantire la sicurezza e la dignità del ritornando, limitare l'uso dei sistemi di  contenzione a ciò che è strettamente proporzionato, fornire un controllo efficace delle condizioni di trasporto, e la possibilità di adire a un ricorso legale in caso di abusi. Le linee guida inoltre ricordano che gli Stati sono responsabili per le azioni dei vettori che agiscono dietro loro istruzioni [116] . Le circostanze di ogni caso specifico determineranno se le condizioni di detenzione applicate o l’imposizione in sé di una detenzione, ammontino a una detenzione arbitraria o a un trattamento illecito.

Inoltre, l'Italia ha firmato e ratificato la Convenzione internazionale sui passeggeri clandestini, adottata nel 1957, che anche la Grecia ha firmato (ma non ancora ratificato); Convenzione che non è ancora entrata in vigore [117] . L'Organizzazione marittima internazionale, tuttavia, ha sviluppato delle linee guida sui clandestini che incoraggiano i comandanti delle navi a garantire ai clandestini un trattatamento umano, e ad adottare "le misure necessarie per garantire la sicurezza, la salute generale, il benessere e la sicurezza del passeggero clandestino, fornendogli provviste adeguate, un alloggio, le necessarie cure mediche, e i servizi igienici" [118] . Queste norme di base dovrebbero essere applicati anche quando i clandestini sono rispediti indietro ai porti da cui erano migrati.

Le compagnie di navigazione private, da parte loro, hanno una loro responsabilità verso il rispetto dei diritti umani dei migranti. In linea con la responsabilità, ampiamente riconosciuta, di tutte le imprese di rispettare i diritti umani, esse hanno la responsabilità di garantire a bordo delle navi un trattamento umano e di evitare ogni complicità in comportamenti abusivi o illegali. Più in generale, le compagnie di navigazione devono mettere in essere politiche e procedure adeguate a prevenire e rispondere agli abusi [119] .

Tutto considerato, sull'Italia ricade la responsabilità maggiore del trattamento che gli individui ricevono durante questi viaggi. Mettere i migranti nelle mani di società private non esime il governo italiano dalle sue responsabilità di garantire un trattamento umano, la protezione dagli abusi, e la possibilità di adire a un ricorso effettivo in caso di maltrattamenti.

Ringraziamenti

Questo rapporto è il risultato di una ricerca collettiva condotta da Eva Cossé, assistente di ricerca della Divisione per l’Europa e l’Asia centrale; Alice Farmer, ricercatrice nella Divisione sui Diritti dei Bambini ; Kyle Knight, Roland Algrant fellow nella Divisione sui Diritti dei Bambini ; e Judith Sunderland, ricercatrice senior della Divisione per l’Europa e l’Asia centrale di Human Rights Watch. Il rapporto è stato scritto da Alice Farmer e Judith Sunderland, con il contributo di Kyle Knight.

Il rapporto è stato curato per l’edizione da: Benjamin Ward, vice direttore della Divisione per l’Europa e l'Asia centrale; Zama Coursen-Neff, direttrice della Divisione Diritti dei bambini; Bill Frelick, direttore del Programma per i Rifugiati; Heather Barr, ricercatrice sull’Afghanistan della Divisione per l’Asia; Lisa Misol, ricercatrice senior sui Diritti umani e gli Affari Economici; Aisling Reidy, assessore legale senior; e Tom Porteous, vice direttore del Ufficio Programmi.

Assistenza alla produzione sono state fornite da Annkatrin Tritschoks, assistente della Divisione per l’Europa e l’Asia centrale; Grace Choi, direttrice delle pubblicazioni; Kathy Mills, specialista per le pubblicazioni; Anna Lopriore, direttrice creativa; e Fitzroy Hepkins, direttore di produzione.

Human Rights Watch è profondamente grato a tutti coloro che ci hanno aiutato a condurre la nostra ricerca in Grecia e in Italia. Siamo particolarmente grati a tutti coloro che hanno accettato di condividere con noi le loro storie personali.

Si ringrazia per il prezioso sostegno Miranda Morozzo della Rocca e Clifford Chance LLP.

Allegato A: Moduli usati nel porto di Bari
per le riconsegne

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[1] Migration News Sheet, “FRONTEX reports that Greece is the country of entry of more than two-thirds of clandestine migration into the EU” (FRONTEX sostiene che la Grecia è il Paese d’ingresso di oltre due terzi dell’immigrazione clandestina nell’UE) settembre 2012.

[2] “Syrian arrivals rise in the Aegean” (Nell’Egeo crescono gli arrivi dalla Siria), Ekatherimini, 21 settembre, 2012, http://www.ekathimerini.com/4dcgi/_w_articles_wsite1_1_21/09/2012_462560 (accessed September 21, 2012); “Migration: Influx shifts to Greek Islands,” IRIN, 5 ottobre, 2012, http://www.irinnews.org/Report/96465/MIGRATION-Influx-shifts-to-Greek-islands (consultato il 5 ottobre, 2012).

[3] Regolamento del Consiglio (CE) No. 343/2003 del 18 febbraio 2003, che stabilisce i criteri e i meccanismi per la determinazione dello Stato membro responsabile dell’esame di una richiesta di asilo presentata da un cittadino di uno Stato terzo, Official Journal L 050, 25/02/2003 P. 0001 – 0010, http://eurlex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32003R0343:EN:HTML (consultato il 23 ottobre, 2008).

[4] Se il richiedente asilo è un minore non accompagnato, è competente per l'esame della domanda di asilo lo Stato membro nel quale si trova legalmente un suo familiare, purché ciò sia nel migliore interesse del minore.

In mancanza di un familiare, è competente per l'esame della domanda lo Stato membro in cui il minore ha presentato la domanda d'asilo. ” Regolamento (CE) n. 343/2003 del Consiglio, art.6.

[5]Se il richiedente asilo è un minore non accompagnato in un altro Stato membro che ha uno o più parenti che possono occuparsi di lui/lei, gli Stati membri cercano di ricongiungere il minore con il(i) parente(i), a meno che ciò sia in contrasto con il miglior interesse del minore. Regolamento (CE) n. 343/2003 del Consiglio, art. 15,(1)(3).

[6] Regolamento (CE) n. 343/2003 del Consiglio, art. 2(i).      

[7] Regolamento del Consiglio (CE) No. 343/2003 del 18 febbraio 2003, che stabilisce i criteri e I meccanismi per la determinazione dello Stato membro responsabiledell’esame di una richiesta di asilo presentata da un cittadino di uno Stato terzo.  Il Regolamento si applica a tutti gli Stati dell’UE e a Norvegia, Islanda, Svizzera.

[8]Corte Europea dei Diritti Umani [Grande Camera], M.S.S. contro.Belgio e Grecia, domanda n. 30696/09, Sentenza del 21 gennaio, 2011, Report on Judgments and Decisions (Rapporto sulle sentenze e le decisioni) 2011, http://hudoc.echr.coe.int/sites/eng/pages/search.aspx?i=001-103050 (consultato il 10 ottobre, 2012), para. 233 (detenzioni e condizioni) e 263 (condizioni di vita).

[9] Ibid., para. 321.

[10] Corte Europea di Giustizia [Grande Camera], Sentenza della Corte sui casi congiunti C-411/10 e C-493-10, 21 dicembre, 2011, http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=117187&pageIndex=0&doclang=EN&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=4156174 (consultato il 10 ottobre, 2012).

[11] Parlamento Europeo, Comitato per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, “Asylum seekers: no transfers to EU countries unable to cope,” comunicato stampa, 19 settembre, 2012, http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+IM-PRESS+20120917IPR51500+0+DOC+XML+V0//EN (consultato il 21 settembre, 2012).

[12] ACNUR, “All in the same boat: The Challenges of mixed migration,” Fatti e dati chiave, http://www.unhcr.org/pages/4a1d406060.html (consultato il 17 ottobre, 2012). Nel 2009 si sono registrati 9,573 arrivi, e 4,348 nel 2010.

[13] ACNUR, “Mediterranean takes record as most deadly stretch of water for refugees and migrants in 2011,” (Il Mediterraneo detiene il record di tratto di mare piú mortale per i migranti e i rifugiati nel 2011) Note sintetiche, 31 gennaio, 2012, http://www.unhcr.org/4f27e01f9.html (consultato l’ 1 febbraio, 2012). Nel medesimo periodo, si sono registrati 5,000 attraversamenti dell’Adriatico dalla Grecia (e dalla Turchia).

[14] Human Rights Watch, Scacciati e schiacciati. L'Italia e il respingimento di migranti e richiedenti asilo, la Libia e il maltrattamento di migranti e richiedenti asilo. Settembre 2009, http://www.hrw.org/reports/2009/09/21/pushed-back-pushed-around-0.

[15]   Corte Europea dei Diritti Umani [Grande Camera], Hirsi Jamaa et al. contro Italia, domanda n. 27765/09, sentenza del 23 febbraio, 2009, para. 136-8 e para. 156-8.

[16] Ibid., para 204-5.

[17]   Comunicazione per email di Paola Accardo, co-agente del governo italiano davanti la Corte europea dei diritti dell’uomo e attaché giuridico presso la Missione Permanente dell’Italia al Consiglio d’Europa, 2 gennaio 2013.

[18]Sharifi et al. contro Italia e Grecia, domanda n.16643/09, caso comunicato il 23 giugno, 2009.

[19] Commissariato per i diritti umani del Consiglio d'Europa, “Rapporto di Nils Muižnieks, Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, in seguito alla sua visita in Italia dal 3 al 6 luglio 2012,” CommDH(2012)26, settembre 2012, https://wcd.coe.int/com.instranet.InstraServlet?command=com.instranet.CmdBlobGet&InstranetImage=2143096&SecMode=1&DocId=1926434&Usage=2 (consultato il 10 ottobre, 2012), para. 138; Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti dei migranti, dichiarazione conculsiva della missione “Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti dei migranti François Crépeau conclude la sua terza visita al Paese del suo studio regionale sui diritti dei migranti alle frontiere dell’ Unione Europea: Italia,” 8 ottobre, 2012, http://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=12640&LangID=E (consultato il 10 ottobre, 2012).

[20] “Due clandestini morti e altri tre in coma su un traghetto ad Ancona», AGI, 23 giugno 2012

[21]Intervista di Human Rights Watch ad Ahmed S. (pseudonimo), Patrasso, 26 giugno, 2012.

[22] Intervista di Human Rights Watch al personale di Medici Senza Frontiere, Atene, 25 giugno, 2012. L’organizazzione ha condotto un programma sanitario a Patrasso fra il maggio 2008 e l’agosto 2009.

[23] Intervista di Human Rights Watch a Sadaat S., Patrasso, 28 giugno, 2012.

[24] Intervista di Human Rights Watch a Mazdak X., Bari, 1 agosto, 2012.

[25] Intervista di Human Rights Watch a Zamir M., Patras, 26 giugno, 2012.

[26] Per un sommario delle istanze problematiche, si veda: ACNUR, “The situation of refugees in Greece: observations and proposals” (La situazione dei rifugiati in Grecia: osservazioni e proposte) giugno 2011, http;//www.unhcr.gr/fileadmin (consultato il 19 novembre, 2012).

[27] Eurostat, “Asylum in the EU 27 – The number of asylum applicants registered in the EU rose to 301,000 in 2011” (L’asilo nei 27 dell’UE – Il numero di richiedenti asilo registrato nel 2011  nell’UE ha raggiunto i 301,000) comunicato stampa 23 marzo, 2012, http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/3-23032012-AP/EN/3-23032012-AP-EN.PDF (consultato il 17 maggio, 2012).

[28] “Implementation of the Greek National Action Plan on Migration Management and Asylum Reform (‘the Greek Action Plan’) and border management issues,” (Messa in pratica del Piano di azione greco per la gestione dell’immigrazione e la riforma dell’asilo (“Piano di azione greco”) e le questioni di gestione delle frontier) Progress Report, Marzo 2012, http://aditus.org/mt/aditus/Documents/GreekActionPlanProgressReportMarch2012.pdf (consultato il 22 maggio, 2012).

[29] Rapport congiunto delle ONG greche, “Campaign on access to asylum in Attica,” (“Campagna per l’accesso all’asilo nell’Attica”) Ottobre 2012, http://www.aitima.gr/aitima_files/REPORT_Campaign_on_access_to_asylum_in_Attica_ENG.pdf (consultato il 19 novembre, 2012).

[30] Si vedano i rapporti di Human Rights Watch: “The EU’s Dirty Hands: Frontex Involvement in Ill-Treatment of Migrant Detainees in Greece” (Le mani sporche dell’UE: il convolgimento di FRONTEX nei maltrattamenti dei migrant detenuti in Grecia), settembre 2011, http://www.hrw.org/reports/2011/09/21/eu-s-dirty-hands-0; “No Refuge: Migrants in Greece” (Senza rifugio: i migranti in Grecia), novembre 2009, http://www.hrw.org/reports/2009/11/02/no-refugees; “Left to Survive: Systematic Failure to Protect Unaccompanied Migrant Children in Greece” (Abbandonati a se stessi: le mancanze sistematiche greche nella protezione dei bambini migranti non accompagnati), dicembre 2008, http://www.hrw.org/reports/2008/12/22/left-survive; e: “Stuck in a Revolving Door: Iraqis and Other Asylum Seekers and Migrants at the Greece/Turkey Entrance to the European Union” (Incastrati fra le porte girevoli: gli iracheni e altri migrant e richiedenti asilo alla porta d’ingresso greco-turca all’Unione Europea), novembre 2008, http://www.hrw.org/reports/2008/11/26/stuck-revolving-door-0. Si vedano anche: Medici Senza Frontiere, "Assisting Migrants in Greece's Aegean Islands," comunicato stampa del 6 settembre, 2012, http://www.doctorswithoutborders.org/news/article.cfm?id=6285&cat=field-news (consultato il 19 novembre, 2012); e: Apostolis Fotiadis, "Irregular Migrants Face the Boot in Greece," (I migrant irregolari sono minacciati dalla violenza in Grecia) Inter Press Service, 29 agosto, 2012, http://www.ipsnews.net/2012/08/irregular-migrants-face-the-boot-in-greece/ (consultato il 19 novembre, 2012).

[31] Intervista di Human Rights Watch ad Ali M., Atene, 25 giugno, 2012.

[32] Intervista di Human Rights Watch a Qadir J. (pseudonimo), Patrasso, 26 giugno, 2012. (Tutti i nomi degli adulti sono reali fuorché nei casi indicate espressamente).

[33] “Migrants injured in protest against detention conditions in Igoumenitsa” (“Migranti feriti durante una protesta contro le condizioni detentive a Igoumenitsa),” Ekatherimini, 24 ottobre, 2012, http://www.ekathimerini.com/4dcgi/_w_articles_wsite1_1_24/10/2012_467276 (consultato il 30 ottobre, 2012); Katerina Nikoas, “Greece to be fined over migrant detention center conditions” (“La Grecia verrà multata per le condizioni nei centri di detenzione”), Digital Journal, http://www.digitaljournal.com/article/335475 (consultato il 30 ottobre, 2012).

[34] Rete per la documentazione della violenza razzista, “Presentazione dei risultati della fase pilota 1.10.2011-31.12.2011,” comunicato stampa, 21 marzo, 2012, http://www.nchr.gr/media/deltia_typou/PRESS_21_3_2012.pdf (consultato il 22 marzo, 2012); Rete per la documentazione della violenza razzista, “Rilevazioni, 1.1.2012 – 30.9.2012,” 23 ottobre, 2012, http://www.statewatch.org/news/2012/oct/gre-racist-violence-report.pdf (consultato il 24 ottobre, 2012).

[35] “Tre afgani sospettati per l’omicidio vicino al porto di Patrasso” (“Three Afghans suspected of killing local near Patra port”), Kathimerini English Edition, 21 maggio, 2012, http://www.ekathimerini.com/4dcgi/_w_articles_wsite1_1_21/05/2012_443221 (consultato il 22 maggio, 2012).

[36] Quarter generale della Polizia Greca, "Valutazione della operazione 'Xenios Zeus’ dalla data di entrata in vigore (i risultati di cinque mesi da agosto a dicembre 2012)," (Αποτίμηση της επιχείρησης «Ξένιος Ζευς» από την ημέρα εφαρμογής της (αποτελέσματα πενταμήνου από τον Αύγουστο μέχρι και το Δεκέμβριο 2012)), comunicato stampa del 6 gennaio, 2013, http://www.astynomia.gr/index.php?option=ozo_content&perform=view&id=23632&Itemid=1027&lang (consultato l’8 gennaio, 2013).

[37] Ministero dell’Ordine pubblico e della protezione del cittadino, "Visita del Ministero dell’Ordine pubblico e della protezione del cittadino a Patrasso" (Επίσκεψη του Υπουργού Δημόσιας Τάξης και Προστασίας του Πολίτη κ. Νικόλαου Δένδια στην Πάτρα), comunicato stampa, 2 ottobre, 2012, http://www.mopocp.gov.gr/index.php?option=ozo_content&perform=view&id=4364&Itemid=555&lang= (consultato il 30 ottobre, 2012).

[38] Intervista di Human Rights Watch a Mohammed A. and Hassan A., Patrasso, 28 giugno, 2012.

[39] Intervista di Human Rights Watch ad Ahmed S., Patrasso, 26 giugno, 2012.

[40] Intervista di Human Rights Watch ad Abdi W., Atene, 24 giugno, 2012.

[41] Intervista di Human Rights Watch a Nabi Safari, Patrasso, 30 novembre, 2011.

[42] Intervista di Human Rights Watch ad Azim J., Patrasso, 26 giugno, 2012.

[43] Intervista di Human Rights Watch a Khalil B., Patrasso, 30 novembre, 2011

[44] Intervista di Human Rights Watch ad Assad H., Patrasso, 1 dicembre, 2011.

[45]Lettera a Human Rights Watch del Prefetto Rodolfo  Ronconi, Direttore della Direzione Centrale per l’immigrazione e la Polizia di frontiera, Ministero degli Interni d’Italia, 20 novembre, 2012.

[46] “Accordo fra la Repubblica Ellenica e il governo della Repubblica Italiana sulle riammissioni delle persone in una situazione iregolare,”Rome, March 20, 1999. La Convenzione riguardo lo status dei riugiati del 1951, e il Protocollo del 1967, entrati in vigore rispettivamente il 22 aprile del 1954 e il 4 ottobre del 1967. La Grecia ha ratificato la Convenzione e il Protocollo rispettivamente il 5 aprile del 1960 e il 7 agosto del 1968. L’Italia ha ratificato la Convenzione e il Protocollo rispettivamente il 15 novembre del 1954 e il 26 gennaio del 1972.         

[47] Convenzione sui diritti dell’Infanzia, Adottata dall’Assemblea Generale con la risoluzione 44/25 del 20 novembre del 1989, entrata in vigore il 2 settembre del 1990, ratificata dall’Italia il 5 settembre del 1991 e dalla Grecia l’11 maggio del 1993.

[48] Ibid, articolo 5

[49] Ibid, articolo 5

[50] Intervista di Human Rights Watch al Generale di Brigata della Polizia Nikolaos A. Tsioumaris, Vice Direttore della Divisione per gli alieni della Polizia ellenica, Atene, 9 luglio, 2012.

[51] Ibid.

[52] Lettera di Ronconi, 20 novembre, 2012.

[53] Ibid.

[54] Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (Dlgs 286/1998) (Testo unico sull'immigrazione), http://www.altalex.com/index.php?idnot=836 (consultato il 7 settembre, 2012), Testo unico sull'immigrazione articolo 10(3).

[55] Ibid, articolo 10 (4).

[56] Ibid., articolo 10 (5) and (6).

[57] Testo unico sull'immigrazione articolo 19.1.

[58] Ibid. art. 2.1.

[59] Ibid. art. 19.2 in congiunzione all’art. 13.1.

[60] Lettera di Ronconi, 20 novembre, 2012.

[61] Il Codice di frontiera dell’Area Schengen conferisce poteri di controllo alle polizie di frontieraalle frontiere Schengen, a condizione che i controlli non abbiano il controllo della frontiera stessa come obiettivo, si basino su informazionie pratiche generali di poliziain merito a minacce alla sicurezza pubblica, e siano destinati al contrasto della criminalità transfrontaliera(per esempio il traffico/contrabbandoe la tratta di persone). Il Codiceprevede esplicitamente la sua applicazionenel rispetto degli obblighi degli Stati membri in materia di protezione internazionalee di non refoulement. Regolamento (CE) N. 562/2006 del Parlamento europeoe del Consiglio, del 15 marzo 2006, che istituisce un codice comunitario relativoal regime di attraversamento dellefrontiere (Codice frontiere Schengen), Preambolo, rec. 20.

[62] Lettera di Ronconi, 20 novembre, 2012.

[63]Polizia di frontiera di Bari, “Richiesta di immediata assunzione in carico e di riconduzione in altro Stato di extracomunitari non ammessi nel Territorio Nazionale,” si veda Allegato A. Moduli multipli vengono usati se piú di quattro individui vengono rispediti in Grecia allo stesso tempo. Il modulo fa riferimento all’articolo 8, paragrafo 3, della legge 6.3.1998 N. 40, i cui emendamenti successive fanno riferimento all’art. 10, paragrafo 3, del Testo unico sull'immigrazione.

[64] Intervista di Human Rights Watch a  Piero Ungolo, sovrintendente dellaPolizia di frontiera di Bari, Bari, 31 luglio, 2012; Intervista di Human Rights Watch interview a Joe Nappi, Polizia di frontiera di Bari, Bari, 31 luglio, 2012.

[65] Lettera di Ronconi, 20 novembre, 2012.

[66] In un caso un interprete è stato fornito ma parlava pashto, mentre il minore non accompagnato parlavadari; in un altro caso,un altro migrante ha fatto da interprete.

[67] Comitato dell’ONU sui Diritti dell’Infanzia, “Treatment of Unaccompanied and Separated Children Outside their Country of Origin,” Commento Generale n. 6, UN Doc. CRC/GC/2005/6 (2005) para. 33 and 36.

[68] Intervista di Human Rights Watch a due membri dello staff di Rete Iside, Bari, 30 luglio, 2012.

[69] Intervista di Human Rights Watch a Piero Ungolo, sovrintendente della Polizia di frontiera italiana, Bari, 31 luglio, 2012.

[70] Intrervista telefonica di Human Rights Watch a Gianpietro Occhiofino, Rete Iside, 12 ottobre, 2012.

[71] Proasyl e Consiglio Greco per i Rifugiati, “Human Cargo: Arbitrary Readmissions from the Italian Sea Ports to Greece” (Un carico umano: le riammissioni arbitrarie dai porti marini italiani alla Grecia) luglio 2012, http://www.gcr.gr/sites/default/files/humancargo.pdf (consultato il 10 ottobre, 2012).

[72] Mitia Chiarin, “Respingimenti al Porto, Migranti ‘diriti violati,’”La Nuova di Venezia, 29 marzo, 2012, http://nuovavenezia.gelocal.it/cronaca/2012/03/29/news/respingimenti-al-porto-migranti-diritti-violati-1.3750059 (consultato il 28 giugno, 2012).

[73] Ibid.

[74] Intervista telefonica di Human Rights Watch a Piero Festa, Brindisi, 27 settembre, 2012.

[75] ACNUR, “ Raccomandazioni dell’ACNUR sugli aspetti rilevanti della protezione dei rifugiati in italia ,” luglio 2012, http://www.unhcr.org/cgi-bin/texis/vtx/refworld/rwmain/opendocpdf.pdf?reldoc=y&docid=50094a9d2 (consultato il 10 ottobre, 2012), p. 3.

[76] Manuale pratico per le guardie di frontiera (Manuale Schengen) del 6 novembre 2006, elaborato dalla Commissione Europea, come citato in: ACNUR, “ Raccomandazioni dell’Unhcr sugli aspetti rilevanti della protezione dei rifugiati in italia ,” luglio 2012

[77] Testo unico sull'immigrazione, articolo 19.2; Comitato dell’ONU sui Diritti dell’Infanzia, Commento Generale n. 6, para. 84 (proibizione del ritorno di un bambino verso lo Stato di origine fuorché nei casi in cui sia nel suo migliore interesse), 26 (proibizione del respingimento di un bambino verso qualsiasi Stato “dove vi siano ragioni sufficienti per credere che vi sia il richio di un irreparabile danno per il bambino”), e 19-22 (specificando i passi da prendere per determinare il migiore interesse del bambino, incluso al para. 20, che stabilisce che “permettere al bambino l'accesso al territorio è un prerequisito per questo processo di valutazione iniziale”).

[78] Comitato dell’ONU sui Diritti dell’Infanzia, Commento Generale n. 6, para. 19-20.

[79] Ibid, para. 66.

[80]Ibid, para. 20.

[81] Save the Children, UNHCR, UNICEF (Programma per i bambini separati dalla famiglia in Europa), Dichiarazione di buona paratica, IV Edizione rivista, D5 and D6 (2009).

[82] Lettera di Ronconi, 20 novembre, 2012.

[83] Intervista di Human Rights Watch a Qadir J., Patrasso, 26 giugno, 2012.

[84] Intervista di Human Rights Watch a membri dello staff di Praksis, Atene, 25 giugno, 2012.

[85] Intervista di Human Rights Watch a un funzionario dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per I Rifugiati (UNHCR/ACNUR), Grecia, 25 luglio, 2012.

[86] Intervista di Human Rights Watch ad Ali M., Atene, 25 giugno, 2012.

[87] Intervista di Human Rights Watch a Mohammed A. e Hassan A., Patrasso, 28 giugno, 2012.

[88] Intervista di Human Rights Watch ad Ali M., Atene, 25 giugno, 2012.

[89] Save the Children, ACNUR, UNICEF (Separated Children in Europe Programme), Statement of Good Practice, 4th Revised Edition (Programma per i bambini separati dalla famiglia in Europa, Dichiarazione sulle buone paratiche, IV Edizione rivista), D5 and D6 (2009).

[90]Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, articolo 8; Comitato  sui Diritti dell’Infanzia, Commento Generale n. 6, para. 20 e 31 (a).

[91] Save the Children, ACNUR, UNICEF (Separated Children in Europe Programme), Statement of Good Practice, 4th Revised Edition (Programma per i bambini separati dalla famiglia in Europa, Dichiarazione sulle buone pratiche, IV Edizione rivista), D5 and D6 (2009).

[92]ACNUR, "Guidelines on Policies and Procedures in Dealing with Unaccompanied Children Seeking Asylum” (Linee guida sulle politiche e le procedure per il trattamento dei bambini non accompagnati richiedenti asilo), febbraio 1997, http://www.unhcr.org/cgi-bin/texis/vtx/refworld/rwmain?page=search&docid=3ae6b3360 (consultato il 1 settembre, 2008), sezioni 5.11; Comitato dell’ONU sui Diritti dell’Infanzia, Commento generale n. 6, para. 31 (i).

[93]"La determinazione dell’età è una scienza inesatta e il margine di errore può a volte arrivare a essere di cinque anni." Royal College of Paediatrics and Child Health, The Health of Refugee Children: Guidelines for Practitioners (La salute dei bambini rifugiati: line guida per gli operatori) (London: 1999), p. 13. I pediatri sostengono inoltre che esporre I bambini alle radiazioni presenti nei raggi X senza che ve ne sia una ragione medica costituisce una violazione dell’etica medica. Ibid., pp. 13-14.

[94] Separated Children in Europe Programme (Programma per i bambini non accompagnati in Europa), Position Paper on Age Assessment in the Context of Separated Children in Europe (Presa di posizione sulla determinazione dell’età per i bambini non accompagnati in Europa), 2012, p. 9.

[95] Intervista di Human Rights Watch a Piero Ungolo, sovrintendente della Polizia di frontiera italiana, Bari, 31 luglio, 2012.

[96] Comitato dell’ONU sui Diritti dell’Infanzia, Commento generale n.6.               

[97] Intervista di gruppo di Human Rights Watch a Mohammed A. e Hassan A., Patrasso, 28 giugno, 2012.

[98] ACNUR, “A Thematic Compilation of Executive Committee” (Una raccolta tematica del Comitato Esecutivo), Sesta Edizione, giugno 2011, http://www.unhcr.org/3d4ab3ff2.html (consultato il 30 ottobre, 2012), Conclusione n. 82 (1997), p. 14.

[99] Direttiva del Consiglio 2003/9/EC del 27 gennaio 2003 che stabiliscce gli standard minimi per l’accoglienza dei richiedenti asilo (“Reception Directive” o: Direttiva sull’accoglienza); Direttiva del Consiglio 2005/85/EC dell’1 dicembre 2005 su gli standard minimi per le procedure negli Stati membri per la concessione e il ritiro dello status di rifugiato (“Procedures Directive” o: Direttiva sulle procedure); Diretiva 2008/115/EC del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 sugli standard e le procedure comuni agli Stati membri per il ritorno dei cittadini di Stati terzi immigrati illegalemente (“Returns Directive” o: Direttiva sui rimpatri); Direttiva 2011/95/EU del 13 dicembre 2011 sugli standardi di identificazione dei beneficiari della protezione internazionale fra i cittadini di Stati terzi e gli apolidi, per uno status uniform per I rifugiati o le persone che hanno diritto a una protezione supplementare, e per il contenuto della protezione concessa (rivista) (“Qualifications Directive” o: Direttiva sull’identificazione dei beneficiari).

[100] Corte Europea dei Diritti Umani [Grande Camera], M.S.S. contro.Belgio e Grecia, domanda n. 30696/09, Sentenza del 21 gennaio, 2011, Report on Judgments and Decisions (Rapporto sulle sentenze e le decisioni) 2011, http://hudoc.echr.coe.int/sites/eng/pages/search.aspx?i=001-103050 (consultato il 10 ottobre, 2012), para. 233 (detenzioni e condizioni) e 263 (condizioni di vita).  Corte Europea di Giustizia [Grande Camera], Sentenza della Corte sui casi congiunti C-411/10 e C-493-10, 21 dicembre, 2011.

[101] Intervista di Human Rights Watch a Salem Ahmed, Atene, 5 settembre, 2012.

[102] Intervista di Human Rights Watch a Javet Mohammadi, Patrasso, 31 agosto, 2012.

[103] Intervista di Human Rights Watch a Qadir J., Patrasso, 26 giugno, 2012.

[104] Intervista di Human Rights Watch a Liiban F., Atene, 7 settembre, 2012.

[105] Intervista di Human Rights Watch a Joe Nappi, Polizia di frontiera italiana, Bari, 31 luglio, 2012.

[106] Intervista di Human Rights Watch a Piero Ungolo, sovrintendente della Polizia di frontiera italiana, Bari, 31 luglio, 2012.

[107] Intervista di Human Rights Watch a Khaled S., Atene, 25 giugno, 2012.

[108] Intervista di Human Rights Watch a Jamal A., Patrasso, 26 giugno, 2012.      

[109] Intervista di Human Rights Watch ad Ahmed S., Patrasso, 26 giugno, 2012.

[110] Comitato dell’ONU sui Diritti dell’Infanzia, Commento Generale n. 6, para. 62.

[111] Intervista di gruppo di Human Rights Watch a Mohammed A. e Hassan A., Patrasso, 28 giugno, 2012.

[112] Intervista di Human Rights Watch a Mohammed B., Patrasso, 28 agosto, 2012.

[113] Lettera non firmata di Minoan S.A. a Human Rights Watch, 12 settembre, 2012.  Minoan S.A. è una società del Gruppo Grimaldi. La lettera descrive queste misure come “completamente rispettose dei diritti umani e delle libertà fondamentali”.

[114] Ibid.

[115] Ibid.

[116] Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, Comitato ad hoc degli esperti degli aspetti legali dell’asilo territoriale, dei rifugiati e degli apolidi, “Twenty Guidelines on Forced Returns,” (20 Linee-guida dei 45 Paesi del Consiglio d'Europa sui rimpatri forzati) 4 maggio, 2005, https://wcd.coe.int/ViewDoc.jsp?Ref=CM%282005%2940&Ver=final&Language=lanEnglish&Site=COE&BackColorInternet=DBDCF2&BackColorIntranet=FDC864&BackColorLogged=FDC864 (consultato il 10 ottobre, 2012), linee guida 17-20.

[117] L’Italia ha ratificato la Convenzione il 24 maggio, 1963. La Grecia ha firmato ma non ratificato la Convenzione.

[118] Organizzazione Marittima Internazionale, Allegato 1 alla Risoluzione FAL.11 (37) Revised Guidelines on the Prevention of Access by Stowaways and the Allocation of Responsibilities to Seek the Successful Resolution of Stowaway Cases (Linee guida riviste per la prevenzione delle intrusioni dei passeggeri clandestini e l’allocazione delle responsabilità nella ricerca di una soluzione efficace ai casi di clandestinità; adottate il 9 settembre 2011), http://www.imo.org/OurWork/Facilitation/Stowaways/Documents/Resolution%2011(37)_Revised%20guidelines%20on%20the%20prevention%20of%20access%20by%20stowaways%20and%20the%20allocation%20of%20responsibilities.pdf (consultato il 26 novembre, 2012).

[119] Il concetto, ampiamente condiviso a livello internazionale, che tutte le imprese abbiano la responsabilità di rispettare i diritti umani, si ritrova, per esempio, nella  Dichiarazione Universale dei Diritti Umani in relazione alle responsabilità di “ogni organo della società”. Nel 2008, Consiglio dei Diritti umani dell’ONU ha appoggiato il quadro “Protect, Respect and Remedy” (Proteggere, rispettare, rimediare), che riconosce esplicitamente la responsibilità sociale delle imprese di rispettare tutti i diritti umani, e nel 2011 ha approvato i “Principi guida per le imprese sui diritti umani“ che indicano specifiche linee guida per i passi che le imprese devono intraprendere al fine di mettere in pratica le poprie responsabilità. Come dettagliato in tali documenti, le imprese private devono seguire politiche e procedure per garantire che i diritti umani vengano rispettati e non violati, per evitare la complicità nelle violazioni, per intraprendere indagini adeguate a identificare ed effettivamente mitigare problemi riguardo i diritti umani, e per rispondere adeguatamente ai casi nei quali sorgano problemi. Si veda la Risoluzione del Consiglio dei Diritti umani dell’ONU (HRC), Resolution 8/7, “Mandate of the Special Representative of the Secretary-General on the issue of human rights and transnational corporations and other business enterprises” (Mandato al Rappresentante Speciale del Segretario Generale in materia di diritti umani, società transnazionali e altri attori economici privati), 18 giugno, 2008; e la Risoluzione dell’HRC A/HRC/17/L.17/Rev.1, “Human rights and transnational corporations and other business enterprises” (Diritti umani, società transnazionali e altri attori economici privati), 16 giugno, 2011.

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