14 dicembre 2011

 

Giulio Terzi di Sant’ Agata

Ministro degli Affari Esteri 

Piazzale della Farnesina, 1

00135 Roma, Italia

Via Facsimile: 0039 06 3691 2006

 

Gentile Ministro Terzi:

Le stiamo scrivendo prima della chiusura, annunciata per il 31 dicembre, di Camp Ashraf (conosciuto anche come Camp New Iraq) per fare appello al governo italiano affinché compia passi decisi per aiutare ad impedire che lo stallo tra il governo iracheno e la dirigenza del Mohjahedin-e Khalq (MEK) peggiori ulteriormente la situazione in un momento decisivo per la fragile transizione dell’Iraq verso la democrazia. 

Una dimostrazione di sostegno concreto da parte del Governo italiano verso le iniziative dell’Onu potrebbe aiutare a scongiurare uno scontro che potrebbe diventare persino più violento dei due scontri già avvenuti a Camp Ashraf e che hanno portato a delle morti sia l’8 aprile 2011 che il 29 luglio 2009, e contribuire ad indirizzare l’Onu verso una risoluzione del problema.

Il 5 dicembre, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha fatto appello agli stati membri dell’Onu a segnalare la propria disponibilità ad accettare i residenti di Camp Ashraf per una ricollocazione e il 6 dicembre l’inviato Onu in Iraq, Martin Kobler, ha esortato il governo iracheno ad estendere la scadenza del 31 dicembre per la chiusura del campo. 

La preghiamo vivamente di sostenere pubblicamente entrambi questi appelli. Ad ogni modo, se il governo iracheno dovesse insistere nel mantenere il 31 dicembre come data di chiusura del campo, La esortiamo anche a fare sì che i diplomatici italiani in Iraq, in coordinamento con l’Onu e le altre missioni diplomatiche in Iraq, si impegnino a monitorare la situazione a Camp Ashraf, in particolare in prossimità della data di chiusura, e durante qualsiasi trasferimento dei suoi residenti verso altre destinazioni, in modo da cercare di impedire gravi abusi di diritti umani.

Raccomandiamo anche un forte impegno diplomatico italiano sia con il Governo iracheno che con la dirigenza del MEK per convincere ciascuna parte a permettere alle NN.UU. di trasferire i residenti del campo in un’area protetta, sotto supervisione dell’ONU e dove l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR) possa esaminare i residenti del campo privatamente e singolarmente per decidere su eventuali domande di asilo o di cause di esclusione dallo status di rifugiato.

Pur riconoscendo che il governo iracheno può scegliere di chiudere il campo, il vostro impegno sarà di fondamentale importanza per garantire che ciò avvenga in modo pacifico e ordinato. Per quanto riguarda il Governo iracheno, il vostro intervento potrebbe contribuire a garantire che il campo sia chiuso in modo tale da rispettare i diritti umani degli ex residenti, proteggendoli anche dal respingimento verso l'Iran, rimpatrio forzato che potrebbe esporli a tortura e persecuzione in Iran. Per quanto riguarda la dirigenza del MEK, l'intervento contribuirebbe a garantire che questa permetta residenti la scelta individuale di lasciare il campo, a prescindere che le condizioni della dirigenza del MEK siano accordate o meno, e di fare scelte per il loro futuro, inclusa la scelta individuale di rimpatrio volontario in Iran.

Human Rights Watch ha precedentemente documentato abusi della dirigenza del Mojahedin-e Khalq a Camp Ashraf contro i residenti del campo, tra cui estesa mancanza di comunicazioni e isolamento prolungato, percosse, abusi verbali e psicologici, confessioni forzate, minacce di esecuzione e tortura. Crediamo che ci potrebbe essere un numero consistente tra gli oltre 3.200 residenti del campo che sono stati trattenuti nel campo senza che vi assentissero, comprese persone costrette ad unirsi o di rimanere nel MEK contro la propria volontà. La nostra relazione del 2005, No Exit:  Human Rights Abuses inside the MKO Camps, (https://www.hrw.org/legacy/backgrounder/mena/iran0505/iran0505.pdf) ha incluso racconti da ex residenti di Camp Ashraf con indicazioni che la dirigenza del campo ha detenuto in isolamento prolungato membri del MEK che avevano richiesto di lasciare l'organizzazione.

Per quanto riguarda l'appello del Segretario Generale dell'ONU agli Stati Membri delle Nazioni Unite per indicare la loro volontà a ricevere residenti di Camp Ashraf per il loro reinsediamento, prendiamo atto del fatto che l'Unione europea ha rimosso il Mojahedin-e Khalq dalla lista delle organizzazioni terroristiche nel 2009 e che non c'è più un divieto generalizzato all'ammissione di membri del MEK in Italia. Anche se ci rendiamo conto che alcuni residenti del campo potrebbero non presentare domande di asilo o potrebbero essere esclusi dallo status di rifugiato, crediamo anche che molti dei residenti del campo sarebbero perseguitati in Iran e pertanto si qualificherebbero come rifugiati. L'UNHCR, se gli verrà data l'opportunità di condurre colloqui privati ​​e confidenziali con i singoli fuori del campo, potrebbe determinarlo. Vi chiediamo di annunciare la vostra volontà di considerare il reinsediamento in Italia di persone che l'UNHCR riconoscerà singolarmente come rifugiati e che riferirà a voi per la ricollocazione, ove non rientrino nella clausola di esclusione della Convenzione sui rifugiati.

Abbiamo appreso da un telegramma Wikileaks(http://dazzlepod.com/cable/09BAGHDAD2698/) che 95 residenti di Camp Ashraf sono titolari di passaporto italiano. Vorremmo anche chiedere che voi affermiate pubblicamente che ai titolari di passaporto italiano sarà consentito di esercitare tutti i diritti per entrare in Italia che siano stati precedentemente concessi, e che voi consideriate anche di permettere l’ingresso ai loro parenti più stretti al fine di preservare l'integrità delle famiglie e contribuire al trasferimento complessivo dei residenti di Camp Ashraf. L’ingresso in Italia dovrebbe comunque avvenire senza pregiudizio per alcuna richiesta di estradizione in corso contro di loro o per qualsiasi azione penale in Italia.

Vi sollecitiamo ad annunciare al Governo iracheno, altri governi ed alle Nazioni Unite che l'Italia seguirà con attenzione la chiusura di Camp Ashraf e collaborerà con l'ONU per facilitare il trasferimento sicuro e ordinato dei suoi ex residenti, anche prendendo in considerazione di ammettere rifugiati che l'UNHCR chiederà all'Italia di reinsediare. Tale annuncio da parte del Governo italiano sarebbe di grande aiuto per rompere l'impasse che minaccia di portare a violazioni dei diritti umani alla fine di questo mese, se il campo verrà chiuso senza disposizioni per il reinsediamento dei suoi residenti. Una tale dimostrazione tangibile di sostegno, allo stesso tempo, mostrerebbe solidarietà internazionale all'Iraq in un periodo di fragile transizione.

Grazie per la vostra considerazione in questa vicenda. Saremmo lieti di discuterne con voi o i vostri rappresentanti in maggiore dettaglio.

 

Cordialmente,

 

Bill Frelick

Direttore delle Politiche per I Rifugiati