Verranno processati il 16 aprile a Milano i presunti responsabili del sequestro di un religioso egiziano avvenuto nel 2003, in quel che sarà in assoluto il primo giudizio legale al mondo del controverso programma di consegne straordinarie della Cia, ha dichiarato oggi Human Rights Watch. Al prossimo governo italiano, Human Rights Watch chiede che venga autorizzata la richiesta di estradizione dei 26 agenti americani della Cia implicati nel rapimento.

La Cia insieme a personale del Servizio di intelligenza militare italiano (Sismi) è accusata della responsabilità del sequestro di Hassan Mustafa Osama Nasr, conosciuto come Abu Omar, scomparso da una strada di Milano il 17 febbraio 2003. Abu Omar venne poi illegalmente trasferito in Egitto, dove egli denuncia di aver subito terribili torture nel corso della sua detenzione.

Una corte italiana ha ultimato l’accusa nel giugno 2005 dei responsabili del sequestro del religioso, ma da allora il caso è proceduto con lentezza, in parte perchè i governi italiani succedutisi hanno apparentemente temuto che il processo potesse danneggiare le relazioni fra Italia e Stati Uniti. I governi italiani, fino a ora, si sono sempre rifiutati di richiedere a quello americano l’estradizione dei 26 americani accusati nel processo.

“Il prossimo governo italiano dovrà riconsiderare la posizione tenuta dai suoi predecessori, e richiedere l’estradizione dei 26 americani”, ha affermato Joanne Mariner, direttrice del programma Terrorismo e controterrorismo di Human Rights Watch “e mostrare al mondo che l’Italia non lascia impuniti i responsabili di un sequestro”.

Abu Omar, dopo la liberazione avvenuta nel febbraio 2007, ha descritto a un ricercatore di Human Rights Watch il trattamento ricevuto dai servizi segreti egiziani: “Non se le può nemmeno immaginare: venivo appeso come una pecora da squartare e mi davano elettroshock”.

Un nuovo rapporto di Human Rights Watch, “Double Jeopardy: CIA Renditions to Jordan”, fornisce un racconto dettagliato della prassi di consegne straordinarie all’estero condotte dalla Cia. Il rapporto descrive come la Cia esternalizzasse, in Giordania e altrove, la detenzione e gli interrogatori illegittimi di sospettati di terrorismo. Un precedente rapporto di Human Rights Watch: “Black Hole: The Fate of Islamists Rendered to Egypt”, documenta gli abusi commessi ai danni di detenuti trasferiti in Egitto.

“Il programma di consegne straordinarie della Cia dovrebbe venir messo sotto processo negli Stati Uniti” ha affermato la Mariner “ma giacché il Ministero della giustizia americano ha completamente evitato di assumersi la responsabilità di investigare e perseguire questi gravissimi crimini, spetta all’Italia di portare a giudizio i responsabili”.

Il procedimento in corso a Milano coinvolge sette accusati italiani, che saranno processati di persona, e i 26 americani che verranno processati in contumacia. Human Rights Watch ha espresso la preoccupazione che i processi in contumacia non garantiscano appieno agli accusati l’opportunità di potersi difendere.

Fra gli accusati italiani, c’è il generale Nicolò Pollari, ex-capo del Servizio di intelligenza militare italiano (Sismi), che è stato spinto a dimettersi sull’onda del sequestro e della consegna di Abu Omar, e il suo secondo, Marco Mancini.

Gli accusati americani sono 25 presunti operativi della Cia -compreso l’ex-capo dell’ufficio milanese della Cia Robert Seldon Lady, l’ex-capo dell’ufficio romano della Cia Jeffrey Castelli, e il tenente colonnello dell’aviazione americana Joseph Romano,
che ai tempi dei fatti era di stanza nella base aerea di Aviano.

Oltre a illuminare la dinamica stessa del sequestro, il processo potrebbe anche evidenziare l’inefficacia delle garanzie diplomatiche che il governo degli Stati Uniti afferma di ricevere da parte degli Stati ai quali consegna i presunti terroristi.

Il Comitato contro la tortura delle Nazioni Unite ha affermato nel caso Agiza contro la Svezia, che la Svezia ha violato la Convenzione internazionale contro la tortura, nell’assistere la consegna all’Egitto del richiedente asilo Ahmed Agiza da parte della Cia nel dicembre 2001. Il Comitato ha dimostrato che “era noto, o avrebbe dovuto essere noto, alle autorità svedesi, al tempo della consegna di Ahmed Agiza, che l’Egitto ricorreva al massiccio e sistematico uso della tortura contro i detenuti, e che il rischio di un tale trattamento contro detenuti arrestati per ragioni politiche o di sicurezza nazionale era ancora maggiore”.