(Roma) - L'Italia intercetta migranti e richiedenti asilo africani sui barconi, manca di valutare se possano considerarsi rifugiati o siano bisognosi di protezione, e li respinge con la forza in Libia, dove in molti sono detenuti in condizioni inumane e degradanti e vengono sottoposti ad abusi. È quanto afferma Human Rights Watch in un rapporto uscito oggi.

Il rapporto di 92 pagine, "Scacciati e schiacciati: l'Italia e il respingimento di migranti e richiedenti asilo, la Libia e il maltrattamento di migranti e richiedenti asilo," esamina il trattamento di migranti, richiedenti asilo e rifugiati in Libia attraverso gli occhi di coloro che sono riusciti ad andarsene e si trovano ora in Italia o a Malta. Il rapporto documenta anche la pratica dell'Italia di intercettare barconi pieni di migranti in alto mare e respingerli in Libia senza le verifiche dovute.

"La realtà è che l'Italia sta rimandando questi individui incontro ad abusi," ha detto Bill Frelick, direttore delle politiche per rifugiati ad Human Rights Watch, e autore del rapporto. "I migranti che sono stati detenuti in Libia riferiscono, categoricamente,  di trattamenti brutali,  condizioni di sovraffollamento ed igiene precaria".

Le motovedette italiane rimorchiano barconi di migranti in acque internazionali senza stabilire se alcuni di essi potrebbero essere rifugiati, malati o feriti, donne incinte, minori non accompagnati, vittime di traffico o di altre forme di violenza contro le donne. Gli italiani usano la forza nel trasferire i migranti dai barconi su imbarcazioni libiche o li riportano direttamente in Libia, dove le autorità li imprigionano immediatamente. Alcune delle operazioni sono coordinate da Frontex, l'agenzia dell'Ue per il controllo delle frontiere esterne. 

La politica dell'Italia costituisce un'aperta violazione dell'obbligo di non commettere refoulement - il rinvio di individui con la forza verso luoghi dove la loro vita o libertà è minacciata o dove rischierebbero la tortura o un trattamento inumano o degradante.

"Scacciati e schiacciati" si basa su 91 interviste con migranti, richiedenti asilo e rifugiati in Italia e a Malta, condotte principalmente nel maggio 2009, ed un'intervista telefonica con un migrante detenuto in Libia. Human Rights Watch ha visitato la Libia in aprile ed ha incontrato funzionari governativi, ma le autorità libiche non hanno permesso all'organizzazione di intervistare i migranti in condizioni di riservatezza.  Le autorità, inoltre, non hanno permesso ad Human Rights Watch, nonostante le ripetute richieste, di visitare alcun centro di detenzione per migranti in Libia.

"L'Italia vìola i propri doveri legali con il rinvio sommario di migranti in Libia" ha detto Frelick. "L'Ue dovrebbe esigere che l'Italia rispetti i propri doveri ponendo termine a tali rinvii verso la Libia. Altri stati membri dell'Ue dovrebbero rifiutare di prendere parte ad operazioni di Frontex che sfociano in rinvii di migranti ed abusi."

"Daniel," un Eritreo di 26 anni intervistato in Sicilia, ha riferito ad Human Rights Watch cosa è accaduto dopo che le autorità maltesi hanno intercettato la barca su cui viaggiava e l'hanno trainata verso un'imbarcazione libica, la quale ha riportato il suo gruppo in Libia (per leggere il racconto complete di Daniel, si prega di visitare: https://www.hrw.org/en/node/85530 ):

Eravamo veramente stanchi e disidratati quando arrivammo in Libia. Io pensai: "Se mi picchiano, non sentirò niente." Quando arrivammo non c'erano dottori, nessun aiuto, solo polizia militare. Iniziarono a prenderci a pugni. Ci dicevano, "Credevate di andare in Italia, eh?". Ci prendevano in giro. Eravamo assetati e loro ci picchiavano con bastoni e ci tiravano calci. Per circa un'ora picchiarono tutti quelli che erano sulla barca."

Furono portati alla prigione di Misurata in un camion affollato e privo d'aria, e malmenati nuovamente al loro arrivo:

"Ci trattarono male a Misurata. C'erano Eritrei, Etiopi, Sudanesi, ed alcuni Somali. Le stanze non erano pulite. Ci concedevano solo mezz'ora d'aria al giorno e l'unico motivo per cui ci facevano uscire era per contarci. Ci sedevamo al sole. Chiunque parlasse veniva colpito. Mi colpivano con un tubo di plastica nero".

L'Alto Commissariato dell'Onu per i Rifugiati adesso può entrare a Misurata, e alcune organizzazioni libiche vi prestano servizi umanitari. Manca tuttavia un accordo formale, e con esso una garanzia di accesso. Inoltre, la Libia non ha leggi o procedure d'asilo. Le autorità non fanno distinzioni tra rifugiati, richiedenti asilo ed altri migranti.

"Non ci sono rifugiati in Libia," ha dichiarato ad Human Rights Watch il generale di brigata Mohamed Bashir Al Shabbani, direttore dell'ufficio immigrazione al Comitato Generale del Popolo per la Pubblica Sicurezza. "Ci sono individui che si intrufolano clandestinamente nel Paese e non possono essere descritti come rifugiati". Ha poi aggiunto che chiunque entri nel Paese senza documenti e permessi formali viene arrestato.

Nonostante tali pratiche, l'Ue, come l'Italia, vede la Libia sempre più come un partner prezioso nel controllo della migrazione. La Commissione europea, attualmente, sta negoziando un accordo di riammissione con la Libia che creerebbe un meccanismo formale di rinvio, così come un accordo cornice generale per più intensi legami. Il vicepresidente della Commissione europea, Jacques Barrot, ha espresso il desiderio di visitare Tripoli per effettuare colloqui per maggiore cooperazione in materia d'asilo e migrazione.

"Scacciati e schiacciati" esorta il governo libico a migliorare le deplorevoli condizioni di detenzione in Libia e ad istituire procedure d'asilo adeguate agli standard internazionali sui rifugiati. Sollecita anche il governo italiano, l'Unione europea, e Frontex, ad assicurare accesso all'asilo, anche per quanti vengono intercettati in alto mare, e di astenersi dal rinviare in Libia cittadini non libici fintantoché il trattamento di tale Paese nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, non sia pienamente conforme agli standard internazionali.

"La clausola sui diritti umani nel prossimo accordo quadro tra Ue e Libia, così come qualunque altro accordo da esso derivante, dovrebbe includere un riferimento esplicito ai diritti dei richiedenti asilo e dei migranti come prerequisito per qualsiasi cooperazione nei piani di controllo sulla migrazione", ha detto Frelick.

Molti tra i peggiori abusi denunciati ad Human Rights Watch si sono verificati in seguito a tentativi non riusciti di partire dalla Libia. Uno dei migranti, "Pastor Paul" (tutti i nomi sono stati modificati), un Nigeriano di 32 anni, ha raccontato ad Human Rights Watch di come le autorità libiche lo trattarono brutalmente dopo aver bloccato il suo barcone poco dopo essere partito dalla Libia il 20 ottobre 2008:

"Eravamo in una barca di legno e dei libici in uno Zodiac [gommone a motore] iniziarono a spararci. Ci dissero di tornare a riva. Continuarono a spararci finché presero il nostro motore. Una persona fu colpita a morte. Non so chi ci sparò, ma erano civili, non in uniforme. In seguito arrivò una nave della Marina libica, ci raggiunsero e iniziarono a picchiarci.  Si presero i nostri soldi e telefoni cellulari. Credo che quelli del gommone Zodiac lavorassero insieme alla Marina libica. La Marina libica ci riportò indietro con la loro grande nave e ci spedirono al campo di deportazione di Bin Gashir. Quando arrivammo lì iniziarono subito a picchiare sia me che gli altri. Alcuni dei ragazzi furono picchiati al punto da non poter più camminare."

Human Rights Watch non ha prove tali per fare una stima di quanti migranti che si trovano in Libia, o che cercano di entrare nell'Unione Europea attraverso l'Italia o Malta, possano riconoscersi come rifugiati. Ma il tasso di accoglimento delle domande di asilo nel 2008 è stato, per tutte le nazionalità, del 49 percento in Italia e del 52,5 percento a Malta. Trapani, che ha competenza anche per Lampedusa (il punto d'entrata per la maggior parte degli arrivi di barconi dalla Libia), ha accolto, dal gennaio all'agosto del 2008, il 78 percento delle domande d'asilo. Tuttavia l'Italia, con il rinvio in Libia di chiunque intercetti in mare, senza neanche cercare di determinare se si tratti di rifugiati, sta di fatto rinviando individui a rischio di persecuzione.

"Molti dei migranti provengono, in effetti, da Paesi con scarso rispetto per i diritti umani e, in alcuni casi, con alti livelli di violenza generalizzata", ha detto Frelick. "Ma al di là di coloro che hanno bisogno di protezione, tutti i migranti godono di diritti umani e dovrebbero essere trattati con dignità".