Human Rights Watch afferma che la presa di mira dei cittadini romeni, e in particolare quelli di origine Rom, per le espulsioni,viola gli impegni presi dall’Italia in materia di diritti umani.

Il 31 ottobre 2007 il Governo italiano ha emesso un decreto emergenziale per l’espulsione immediata di cittadini di altri Paesi dell’Unione europea. Il decreto ha seguito un terribile assassinio del quale è imputato un cittadino di origine Rom della Romania (Paese che è diventato membro dell’Unione a partire dal gennaio 2007). Il decreto, che ha valore temporaneo, per essere tramutato in legge deve ricevere approvazione dal Parlamento entro sessanta giorni dalla sua entrata in vigore.

“I cittadini romeni, non i cittadini europei in generale, sono il vero obiettivo di questo decreto di espulsione” afferma Judith Sunderland, che monitora per Human Rights Watch il rispetto dei diritti nei Paesi dell’Unione europea. “ Le autorità italiane non devono perseguire un’intera comunità per i crimini imputati a un suo membro. Il Parlamento deve agire rapidamente per garantire la possibilità di restare in Italia durante il ricorso contro i provvedimenti di espulsione.”

La misura giunge in un momento in cui in Italia si verifica un’ondata di azioni della Polizia e di azioni violente da parte di cittadini italiani contro i cittadini romeni, specialmente quelli di orgine Rom. Nei giorni seguenti al 30 di ottobre, quando avvenne a Roma l’assalto e l’omicidio di Giovanna Reggiani, una cittadina italiana, le autorità hanno con la forza evacuato e conseguentemente distrutto il campo Rom dove risiedeva l’accusato del crimine. La Polizia ha poi condotto azioni simili in campi nomadi a Bologna, Firenze e Genova.

Il 2 di novembre, nel parcheggio di un supermercato di Roma, un gruppo di persone mascherate armate di sbarre metalliche e coltelli ha attaccato un gruppo di cittadini romeni. Tre uomini sono tuttora in ospedale a causa delle ferite riportate. La notte del 4 novembre, una bomba è esplosa, dannegiandolo, sulla soglia di un negozio di proprietà romena alle porte di Roma. Lo scorso fine settimana, un calciatore romeno è stato oggetto a Roma di insulti razzisti durante una partita del campionato di Serie A.

Il Ministro degli Affari Interni Giuliano Amato afferma che l’emergenza del decreto è giustificata dalla necessità di “impedire che questa tigre terribile, che è la rabbia xenofoba, la bestia razzista, esca dalla gabbia.” Il 2 novembre, il giorno stesso dell’entrata in vigore del decreto, quattro cittadini romeni di origine Rom sono stati deportati in Romania. Da allora, i Prefetti di Roma, Torino, Genova, Milano hanno emesso ordini di esplusione per almeno altri 24 cittadini romeni.

“Se il governo italiano vuole seriamente agire contro la xenofobia, deve essere di esempio” dice ancora Sunderland. “I raid della polizia e le espulsioni mandano invece il messaggio che le discriminazioni ai danni dei Rom e dei romeni sono accettabili.”

Il decreto temporaneo del Governo italiano concede ai Prefetti l’autorità di decidere l’espulsione di cittadini dell’Unione europea che essi considerino di minaccia alla pubblica sicurezza, persino in mancanza di un’indagine giudiziaria. L’ordinanza deve essere approvata da un Giudice di pace locale entro 48 ore. Sebbene il decreto possa essere applicato a tutti i cittadini dell’Unione europea, tanto l’intero dibattito pubblico quanto le azioni della forza pubblica si sono concentrate esclusivamente sui cittadini romeni, e specialmente sui Rom provenienti da quel Paese. I romeni costituiscono oggi il più vasto gruppo di immigrati in Italia, stimati attorno ai 500.000, ossia circa l’un per cento della popolazione. I Rom provenienti dalla Romania sono stimati in circa 50.000.

Il decreto permette le espulsioni motivate per “motivi imperativi di pubblica sicurezza”, che definisce nei termini vaghi di: “comportamenti che compromettono la tutela della dignità umana o dei diritti fondamentali della persona umana ovvero l'incolumità pubblica.” Tali espulsioni possono attuarsi immediatamente, e non è contemplato il diritto ad appellarvisi prima della sua esecuzione. Agli espulsi può poi essere negato il diritto di rientrare in Italia fino ai tre anni, e il re-ingresso clandestino è punibile con l’incarcerazione fino a tre anni.

Il Primo ministro romeno Calin Popescu Tariceanu ha espresso la volontà di negare per un tempo indefinito il diritto di viaggiare all’estero ai cittadini romeni espulsi e rimpatriati da altri Paesi.

Le discriminazioni contro i Rom non sono un nuovo fenomeno in Italia. Un gruppo di cittadini bosniaci di orgine Rom ha fatto causa all’Italia presso la Corte europea dei diritti umani dopo che venne espulso da un campo nomadi alla periferia di Roma, e rimpatriato a Sarajevo nel marzo del 2000. Il Governo italiano patteggiò con la corte nel 2004, e permise a quelle famiglie di rientrare in Italia, oltre a corrisipondervi un risarcimento monetario. Le espulsioni collettive sono proibite dalla Convenzione europea sui diritti umani e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

L’Italia è stata già redarguita per la mancanza di garanzie nei casi di espulsioni motivate da ragioni di sicurezza pubblica. Nel luglio 2005, il Governo allora in carica adottò un decreto emergenziale che creava una procedura rapida di espulsione a danno dei sospettati di terrorismo, negandogli il diritto di permanere sul territorio nazionale durante il periodo di ricorso. Lo scorso maggio, il Comitato contro la tortura delle Nazioni unite ha espresso preoccupazione per “l’immediatezza dell’esecuzione di tali ordinanze di espulsione, in mancanza di una revisione giudiziaria” e ha affermato che tali procedure “mancano delle necessarie garanzie” contro i rimpatri a rischio di tortura.