Com’è possibile che in un moderno Stato occidentale non solo si ripetano episodi di tortura, ma che quest’ultima non sia neanche criminalizzata?

Sono passati due anni da quando la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha chiesto all’Italia di dotarsi “degli strumenti giuridici atti a sanzionare in maniera adeguata i responsabili degli atti di tortura o di altri maltrattamenti”, accogliendo il ricorso di Arnaldo Cestaro, uno dei tanti manifestanti pestati a sangue dalla polizia durante l’incursione nella scuola Diaz-Pertini, nell’ultima notte del G8 di Genova del 2001. Per la Corte fu tortura, e il sistema penale italiano non fu in grado né, evidentemente, di prevenirla, né di punirla adeguatamente.

Giudici della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo in aula durante un'udienza a Strasburgo, 10 giugno 2015.

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Le raccomandazioni di altri organismi internazionali, come il Comitato ONU contro la tortura, il Comitato anti-tortura del Consiglio d’Europa, e più recentemente il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ed il Comitato dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, vanno nella stessa direzione, ma a due anni dalla sentenza, e a 28 dalla ratifica della Convenzione ONU contro la Tortura, l’Italia resta inadempiente.

Un concetto ribadito giovedi scorso dalla Corte, e questa volta accompagnato da una piena ammissione di colpa da parte del governo italiano che, accettando di risarcire 6 delle vittime delle violenze di Bolzaneto, ha ammesso l’assenza di leggi adeguate e si è impegnato “ad introdurre sanzioni penali per punire i maltrattamenti e gli atti di tortura.”

Un progetto di legge, il cui testo, a detta dei suoi proponenti, sarebbe stato ormai snaturato al punto da non essere più in linea con i requisiti internazionali, giace in Senato dalla scorsa estate. Il rischio, sempre più concreto, è che esso diventi l’ultimo di una lunga serie di fallimenti, rafforzando l’idea che l’attuale legislatura, così come le precedenti, abbia deciso di non agire.

L’inerzia dello Stato comporta un prezzo altissimo: pregiudica la credibilità internazionale delle autorità italiane, proprio quando gli sforzi per ottenere verità e giustizia per Giulio Regeni richiederebbero l’esatto contrario; infanga la memoria di Stefano CucchiFederico AldrovandiGiuseppe UvaCarlo Saturno, e di tutti gli altri che sono morti impunemente mentre erano nelle mani delle forze dell’ordine; e non fa che inasprire la sensazione di ingiustizia nei loro familiari ed in chi la tortura l’ha subita ed ha deciso di combattere per far sì che non possa mai più ripetersi.

"I soldi non risarciscono il male che è stato fatto. È vero, è un primo passo quello di oggi, ma mi sentirò davvero risarcito solo quando lo Stato introdurrà il reato di tortura", ha detto Cestaro commentando la sentenza della Corte di Strasburgo, che gli dava ragione ma non ancora giustizia. Per quest’ultima, occorre che lo stato faccia ciò che deve. Da 28 lunghi anni.