Una donna con un cartello davanti al Colosseo durante il gay pride del 15 giugno 2013 a Roma. 

© 2013 Reuters

(Milano) – La Camera dei deputati della Repubblica italiana dovrebbe adottare misure le più forti possibili contro la discriminazione e la violenza motivate dall'orientamento sessuale e dall’identità di genere, ha detto oggi Human Rights Watch. Un disegno di legge per riformare la legislazione in vigore contro la discriminazione è in calendario per essere discussa alla Camera il prossimo venerdì, 26 luglio 2013.

“L'Italia è in ritardo rispetto a molti dei suoi vicini nel riconoscere che la discriminazione in base all'orientamento sessuale o all'identità di genere è sbagliata”, dice Judith Sunderland, ricercatrice senior per l'Europa occidentale di Human Rights Watch. “È tempo che l'Italia invii un messaggio forte e chiaro in materia.“

Il disegno di legge dovrebbe modificare la Legge Mancino del 1993, un pilastro della legislazione anti-discriminazione in Italia, al fine di rendere reato istigare o commettere discriminazioni o atti di violenza sulla base dell'omofobia e della transfobia. La legge italiana vigente vieta tali atti qualora causati da motivazioni razziali, etniche, di nazionalità, di religione.

Il disegno di legge è il risultato di un compromesso dell'ultima ora raggiunto in Commissione Giustizia alla Camera per garantire che si svolga il dibattito parlamentare in materia il 26 luglio, l'unica finestra rimasta per i mesi a venire nel calendario dei lavori della Camera.

La Legge Mancino dà ai giudici la facoltà di aumentare le pene fino alla metà, per i reati commessi "per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso." Il disegno di legge aveva inizialmente previsto l'inasprimento delle sanzioni per i reati commessi con la circostanza aggravante dell'odio sulla base dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere. In seguito sono stati proposti circa 400 emendamenti, la maggior parte progettati per indebolire o annullare l'efficacia delle misure studiate.
 

Il rafforzamento delle sanzioni previste nel disegno di legge è stato abbandonato per raggiungere il compromesso su un testo condiviso. I parlamentari di Sinistra Ecologia Libertà e del Partito Democratico, tra i quali Ivan Scalfarotto, relatore del disegno di legge, si sono impegnati a presentare un emendamento per la reintroduzione dell'aumento delle condanne nei casi di crimini commessi con l'aggravante dell'omofobici o della transfobia.

“La maggiorazione delle sanzioni per i crimini di odio è importante per inviare chiaramente il messaggio che tali crimini sono assolutamente inaccettabili”, aggiunge Sunderland. “I crimini che vittimizzano le persone a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere sono altrettanto odiosi come quelli che prendono di mira le persone a causa del colore della loro pelle, e la legge italiana dovrebbe trattarli ugualmente.”

Human Rights Watch ha documentato i problemi esistenti nella prassi giuridica di applicazione della circostanza aggravante in un rapporto 2011 sulla risposta dello Stato alla violenza razzista in Italia. I pubblici ministeri e i tribunali interpretano spesso la legge come applicabile solo ai casi in cui l'odio razziale sia l'unica motivazione della commissione di un crimine. Il che ha portato a trattare gravi crimini razzisti come se fossero reati ordinari, quando vi fosse il sospetto che vi fosse più di una motivazione per le violenze, come nei casi di rapina.

La prassi applicata dai tribunali è in evoluzione, ma la ricerca di Human Rights Watch ha rilevato che la formulazione restrittiva della Legge Mancino, che parla di “finalità” piuttosto che di “motivazione” nelle azioni causate da odio, e il suo mancato riconoscimento esplicito della possibilità di motivazioni miste, è comunque problematica. In un futuro magari non immediato il Parlamento dovrebbe anche contemplare la necessità di modificare i tratti della legge chiarendo che essa debba essere applicata anche nei casi di motivazioni miste, afferma infine Human Rights Watch.

Simili tentativi di introdurre chiare misure antidiscriminazione delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgenere) sono falliti di fronte a feroci opposizioni, nel 2009 e di nuovo nel 2011.