(New York, 5 Agosto 2009) - L'espulsione da parte dell'Italia di un cittadino tunisino sospettato di terrorismo verso un Paese in cui rischia concretamente la tortura è l'ultimo esempio di come essa si beffi del divieto assoluto di queste restituzioni, ha dichiarato oggi Human Rights Watch. L'Italia ha consegnato Ali Ben Sassi Toumi alla Tunisia il 2 agosto 2009, nonostante le ripetute sentenze della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che richiedono la sospensione dell'espulsione finché la Corte non indaghi pienamente sull'istanza che rivendica il rischio di tortura o altri maltrattamenti nel caso in cui il cittadino tunisino fosse restituito.

Toumi è il terzo sospetto terrorista che il governo italiano ha rimandato in Tunisia negli ultimi 20 mesi, in violazione agli ordini della Corte Europea di sospendere queste deportazioni. Le misure cautelari della Corte - sentenze temporanee in attesa del giudizio finale - sono pienamente vincolanti, e il loro mancato rispetto da parte dell'Italia viola la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo e altri obblighi previsti nel diritto internazionale.

"Con l'espulsione di Ali Ben Sassi Toumi l'Italia ha ancora una volta mostrato totale disprezzo per i suoi obblighi internazionali sui diritti umani", ha affermato Letta Tayler, ricercatrice della Sezione Terrorismo e Antiterrorismo di Human Rights Watch. "La Tunisia ha un elenco lungo e ben documentato di torture e abusi di prigionieri, quindi questa espulsione viola chiaramente sia gli ordini di sospensione della Corte Europea, sia il divieto fondamentale di restituzione in caso di rischio di tortura".

Sospetti terroristi e prigionieri per altri motivi di sicurezza nazionale in Tunisia sono particolarmente a rischio di tortura, di detenzione prolungata e di procedimenti giudiziari ingiusti, ha dichiarato Human Rights Watch.

Toumi si è arrampicato sul tetto di un centro di detenzione per la deportazione e ha minacciato il suicidio quando le autorità lo hanno informato, il primo agosto, che lo avrebbero rimandato in Tunisia, ha riferito a Human Rights Watch il suo avvocato italiano Barbara Manara. Le autorità lo hanno ingannato con una falsa promessa dicendogli che non sarebbe stato deportato, ha dichiarato l'avvocato. Toumi non è residente in Italia, ma è sposato con una donna italiana con cui ha avuto tre figli.

"L'Italia ha messo Toumi a serio rischio di tortura. Adesso deve prendere ogni possibile misura che assicuri la sua protezione e mettere fine alla sua continua mancanza di rispetto nei confronti della Corte Europea e delle norme internazionali fondamentali sui diritti umani", ha affermato Letta Tayler. "Per ogni abuso subito da Toumi in Tunisia, l'Italia è altrettanto responsabile".

Toumi, 44 anni, condannato in contumacia in Tunisia per un'accusa di contraffazione, è stato sentito l'ultima volta da sua moglie quando le ha inviato un sms la notte del 2 agosto al suo arrivo all'aeroporto di Tunisi. È stato espulso dall'Italia dopo aver scontato una sentenza di sei anni in una prigione italiana per condanna di associazione ad una cellula terroristica collegata ad al-Qaeda. Le autorità italiane hanno dichiarato che il motivo dell'espulsione è che Toumi rappresenta ancora una minaccia alla sicurezza nazionale. La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha emesso diverse sentenze il 18 maggio, il 19 maggio e il 24 giugno di quest'anno affinché si posticipasse la sua prevista espulsione.

Questa deportazione giunge dopo ripetute sentenze della Corte Europea contro le espulsioni da parte dell'Italia di altri sospetti terroristi tunisini verso il loro Paese d'origine. Nel febbraio del 2008, la Grande Camera della Corte ha affermato, nel caso di Nassim Saadi - un altro tunisino che l'Italia aveva cercato di rimandare in Tunisia - il divieto assoluto di espellere individui verso Paesi in cui vi siano per loro rischi di tortura o maltrattamento. La Corte ha dichiarato che i tentativi dell'Italia di deportare Saadi, che risiedeva regolarmente in Italia, violavano l'Articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. L'Articolo 3 proibisce la tortura e il maltrattamento e contiene il divieto assoluto di espellere qualunque individuo verso Paesi in cui sia a rischio di questi trattamenti.

L'Italia non ha deportato Saadi. Tuttavia, ha espulso altri due sospetti terroristi tunisini, Essid Sami Ben Khemais e Mourad Trabelsi, rispettivamente nel giugno e nel dicembre del 2008, nonostante le richieste della Corte Europea affinché venisse loro concesso di rimanere in Italia fino a quando la Corte non avesse pienamente esaminato i loro casi. I due individui stanno scontando le loro sentenze in Tunisia per accuse di associazione terroristica, dopo essere stati condannati dalle corti militari.

La Corte Europea aveva risposto nel febbraio del 2009 condannando l'espulsione di Khemais da parte dell'Italia sulla base della violazione degli articoli 3 e 34 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. L'Articolo 34 assicura il diritto effettivo di ricorso alla Corte. Da allora, la Corte Europea ha emesso sentenze su altri nove casi per cui l'Italia violerebbe nuovamente l'Articolo 3 della Convenzione se mettesse in atto ordini di espulsioni contro altri sospetti terroristi tunisini.

"La Corte Europea ha detto 10 volte all'Italia che le restituzioni verso la Tunisia non sono sicure", ha affermato Tayler. "È giunto il momento che l'Italia dia retta alle decisioni della Corte e cessi immediatamente tutti i tentativi di deportare sospetti terroristi verso la Tunisia finché la Corte non abbia emesso una sentenza finale sui loro casi".