Membri del servizio di sicurezza nazionale iracheno arrestano un giovane sospettato di avere legami con ISIS nella parte orientale di Mosul il 15 marzo 2017.

© 2017 Sam Tarling

(Erbil) – Le forze militari e di sicurezza irachene hanno fatto sparire, dal 2014, decini di individui maschi, prevalentemente arabi sunniti, compresi bambini di appena 9 anni, spesso nel contesto di operazioni antiterrorismo. È quanto ha dichiarato Human Rights Watch in un rapporto uscito oggi. 

Il rapporto di 78 pagine “‘Life Without a Father is Meaningless’: Arbitrary Arrests and Enforced Disappearances in Iraq 2014-2017,” si basa su ricerche su sparizioni forzate che Human Rights Watch ha condotto dal 2014, quando le forze irachene lanciarono operazioni anti-ISIS, e documenta altri 74 casi di uomini, e 4 di ragazzi, detenuti da forze militari e di sicurezza irachene tra l'aprile del 2014 e l'ottobre del 2017, e poi fatti sparire con la forza. Le sparizioni forzate documentate sono parte di uno schema molto più ampio e di lunga data in atto in Iraq. Funzionari iracheni non hanno risposto alle richieste di informazioni di famigliari e di Human Rights Watch sulla sorti degli scomparsi. 

"In tutto l'Iraq, famiglie i cui padri, mariti e figli sono scomparsi dopo essere stati detenuti dalle forze irachene, sono disperatamente alla ricerca dei loro cari" ha detto Lama Fakih, vicedirettore per il Medio Oriente a Human Rights Watch. “Nonostante anni di ricerche e richieste alle autorità irachene, il governo non ha dato risposte su dove si trovino o se siano addirittura ancora vivi.” 

L' International Commission for Missing Persons, che ha lavorato in collaborazione con il governo iracheno per aiutare a recuperare e identificare le persone scomparse, stima che il numero degli scomparsi in Iraq si collochi tra i 250mila e un milione di persone, mentre il Comitato internazionale della Croce Rossa afferma che l'Iraq ha il più alto numero di persone scomparse al mondo.

Human Rights Watch si è basata su una ricerca su sparizioni forzate che aveva pubblicato nel 2014 e ha svolto ulteriori interviste dall'inizio del 2016 fino al marzo 2018 con famigliari, avvocati e rappresentanti delle comunità delle 78 persone attualmente identificate come vittime di sparizioni forzate, così come tre persone che erano state fatte sparire e sono state poi rilasciate. I ricercatori hanno esaminato carte processuali e altri documenti ufficiali relativi ai casi di sparizione. 

Nel diritto internazionale una sparizione forzata è definita come l'arresto o la detenzione di una persona da parte di rappresentanti dello stato o di agenti dello stato, o persone o gruppi che agiscono con l'autorizzazione, il sostengo, o l'acquiescenza dello stato, seguita dal rifiuto di riconoscere l'arresto o di rivelare dove si trovi l'individuo. Il divieto implica anche un dovere di indagare sui casi di presunta sparizione forzata e di perseguire i responsabili.

Le sparizioni forzate documentate sono state eseguite da una varietà di entità militari e di sicurezza, ma il numero più alto, 36, è stato eseguito da gruppi all'interno delle Forze di mobilitazione popolare (PMF), unità sotto il comando del primo ministro, in posti di blocco in tutto l'Iraq. Secondo testimonianze almeno 28 di queste sono state eseguite dalle brigate Hezbollah.

La moglie di "Hardan," 42 anni, il cui marito era stato arrestato nel 2014, ha detto che il ministero della Difesa, dove lui lavorava, la paga solo metà del salario dato che non può presentare un certificato di morte o una prova di detenzione. Fa fatica a stare dietro alle spese a crescere i suoi figli.

"Vivere senza un padre non ha senso" ha detto. "I figli si ribelleranno e sarà più difficile crescerli. Che colpa hanno questi figli se loro padre gli è stato portato via già da quattro anni?"

Human Rights Watch ha inviato domande e una lista delle persone sparite, relative ai casi documentati, con date e località approssimate di dove sono state avvistate l'ultima volta, al consigliere per i diritti umani del comitato consultivo del primo ministro a Baghdad e al coordinatore per il sostegno internazionale del governo regionale del Kurdistan.  Il 18 settembre, il governo regionale del Kurdistan ha risposto fornendo informazioni sul numero degli individui detenuti per affiliazione ad ISIS e sulle procedure di arresto. Tuttavia, non ha risposto a nessuna delle domande specifiche rivolte da Human Rights Watch, incluse quelle sul luogo di detenzione degli individui menzionati nel rapporto. Le autorità di Baghdad non hanno fornito alcuna risposta.

La maggior parte delle 78 persone i cui casi sono stati documentati da Human Rights Watch erano stati detenuti nel 2014, con il più recente nell'ottobre del 2017. Ma Human Rights Watch ha continuato a ricevere rapporti di ulteriori sparizioni in tutto l'Iraq. In altri tre casi, degli uomini che erano stati detenuti e fatti sparire nel 2014 e 2015 sono stati rilasciati. Hanno indicato di essere stati detenuti dal PMF o dal Servizio di sicurezza nazionale in centri di detenzione non ufficiali, e tutti hanno riportato di essere stati picchiati durante tutta la detenzione. 

Le forze militari e di sicurezza hanno catturato 34 degli uomini e dei ragazzi presso dei posti di blocco nel corso di procedure di monitoraggio anti-Stato Islamico (conosciuto altresì come ISIS), e altri 37 nelle loro abitazioni. Tutte le sparizioni forzate ai posti di blocco, ad eccezione di una, prendevano di mira persone originarie, o residenti, di aree sotto il controllo dell'ISIS. Nella maggior parte dei casi in cui le persone sono state arrestate a casa, le forze di sicurezza non hanno dato alle famiglie alcuna ragione per gli arresti, sebbene le famiglie sospettassero che le ragioni avessero a che fare con l'identità araba sunnita dei detenuti. In almeno sei di questi casi, le circostanze, o quello che è trasparito dalle autorità, sembravano indicare che gli arresti avessero a cha fare, almeno potenzialmente, con la lotta contro l'ISIS. 

Delle famiglie intervistate, 38 hanno richiesto informazioni alle autorità irachene riguardo i propri parenti scomparsi, ma non ne hanno mai ricevuto alcuna. Altre famiglie non hanno richiesto informazioni, temendo che le richieste avrebbero messo in serio pericolo l'incolumità dei propri parenti. Nessuna delle famiglie ha un'idea chiara di quale autorità dovessero contattare per scoprire dove si trovino i propri cari.

Secondo il codice criminale iracheno, la polizia può detenere sospetti solo con un mandato d'arresto rilasciato da un tribunale e deve portare i sospetti di fronte a un giudice inquirente entro 24 ore per confermare lo stato d'arresto. Nei casi documentati, le famiglie e i testimoni hanno detto che i funzionari di sicurezza non hanno presentato mandati di perquisizione o d'arresto. Nessuna delle famiglie sapeva se i propri cari fossero stati portati o meno di fronte a un giudice nei termini stabiliti dalla legge.

In tre casi, i famigliari hanno dichiarato che i funzionari hanno fatto eccessivo uso di forza durante l'arresto, in un caso portando alla morte di un altro parente.

La Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone contro la sparizione forzata, di cui l'Iraq fa parte, codifica il divieto di sparizione forzate e, tra le altre cose, definisce gli obblighi degli stati di prevenire, indagare e perseguire tutte le sparizioni forzate.

L'Iraq avrebbe dovuto consegnare un rapporto sullo stato dell'attuazione della convenzione entro il 18 settembre 2018, ma stando alla Commissione sulle sparizioni forzate non lo ha ancora fatto. Human Rights Watch non ha potuto verificare se l’Iraq abbia consegnato il rapporto alla Commissione sulle sparizioni forzate.

Il nuovo governo federale iracheno, che dovrebbe formarsi nelle prossime settimane in seguito alle elezioni di maggio, ed il governo regionale del Kurdistan dovrebbero fare della lotta alle sparizioni forzate e delle indagini su episodi passati una priorità, in modo da mostrare il loro impegno a rispettare e proteggere i diritti di tutte le popolazioni in Iraq. Le autorità dovrebbero stabilire una commissione d'inchiesta indipendente per indagare sulle sparizioni forzate e sulle morti avvenute in stato di custodia, in tutta la nazione e in tutte le strutture detentive, ufficiali e non.

Le autorità dovrebbero formulare delle accuse nei confronti di chiunque sia detenuto, altrimenti procedere al loro rilascio. Se i detenuti sono morti, le autorità dovrebbero consegnare le spoglie alle famiglie e fornire un resoconto dettagliato delle circostante del decesso. Qualunque forza dello stato sia stata implicata in abusi dovrebbe essere indagata e punita, e le famiglie dovrebbero ricevere un risarcimento.

Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia e altri Paesi che forniscono all'Iraq assistenza militare, di sicurezza e d'intelligence dovrebbero spronare le autorità a indagare le accuse di sparizioni forzate e dovrebbero indagare sul ruolo della propria assistenza in queste presunte violazioni. Dovrebbero sospendere assistenza militare, di sicurezza e d'intelligence alle unità coinvolte fino a che il governo adotti misure per porre fine a queste gravi violazioni dei diritti umani.

“La coalizione guidata dagli Stati Uniti e altri Paesi hanno speso miliardi di dollari nelle strutture militari e di sicurezza irachene,” ha detto Fakih. “Questi Paesi hanno una responsabilità di insistere che il governo iracheno ponga fine alle sparizioni forzate e dia sostegno alle famiglie delle vittime.”