Manifestanti si riuniscono per protestare contro la presenza di milizie nella capitale libica in Piazza dei Martiri a Tripoli, 17 marzo 2017.

© MAHMUD TURKIA/AFP/Getty Images

(Ginevra) – Gruppi armati e varie forze affiliate a due governi libici rivali e in lotta per il riconoscimento, stanno commettendo, impunemente, abusi dilaganti ai danni di cittadini libici e di stranieri. È quanto dichiara Human Rights Watch nel suo World Report 2018.

Sin dallo scoppio delle feroci ostilità nel maggio 2014, vari gruppi armati hanno ucciso, fatto sparire, torturato, spostato con la forza e detenuto arbitrariamente persone per motivi politici, economici o criminali. Centinaia di migliaia di libici sono rimasti sfollati, mentre gruppi armati e criminali hanno sfruttato e sottoposto a violenza migliaia di migranti, provenienti per lo più dall’Africa sub-sahariana.

“La crisi migratoria nel Mediterraneo centrale dimostra al resto del mondo che sta ignorando la disastrosa situazione dei diritti umani a suo proprio pericolo” ha detto Eric Goldstein, vice direttore per il Medio Oriente a Human Rights Watch. “La stabilizzazione della situazione in Libia richiede la messa a punto di misure che garantiscano la  responsabilità per gli abusi dilaganti commessi da vari attori”.

Nel suo World Report, giunto alla sua 28esima edizione, di 643 pagine, Human Rights Watch esamina lo stato dei diritti umani in oltre 90 Paesi. Nel suo saggio introduttivo, il direttore esecutivo Kenneth Roth scrive che i leader politici disposti a battersi per i principi dei diritti umani hanno dimostrato che è possibile porre un limite a programmi populisti e autoritari. Questi leader, quando agiscono di concerto con un pubblico mobilitato e attori multilaterali efficaci, hanno dimostrato che l'ascesa di governi ostili ai diritti non è inevitabile.

I conflitti armati iniziati nel 2014 hanno portato al collasso dell’autorità centrale. Alcune istituzioni chiave, in particolare forze dell’ordine e potere giudiziario, sono disfunzionali nella maggior parte del Paese, garantendo, di fatto, l’impunità entro i confini nazionali.

Il 18 maggio, delle forze allineate con il governo di accordo nazionale, sostenuto dalle Nazioni Unite, hanno attaccato una base aerea controllata dall’Esercito di Liberazione Nazionale (LNA), a sua volta affiliato al governo ad interim in Libia orientale, e hanno disposto l'esecuzione sommaria di 51 persone, per lo più combattenti catturati. Il 15 agosto, il procuratore della Corte penale internazionale ha emesso un mandato di cattura, il primo per i crimini commessi dall’inbizio delle rivolte del 2011 in Libia, nei confronti del comandante delle Forze speciali dell’ LNA Mahmoud al-Werfalli, dopo la comparsa di video che lo implicano in quelle che sembrano essere delle esecuzioni sommarie in Libia orientale. A ottobre, i corpi di 36 uomini sono stati rinvenuti nella città orientale di al-Abyar in seguito ad un’esecuzione, apparentemente compiuta in modo sommario, da parte di gruppi armati fedeli all' LNA.

Sia il ministero della giustizia libico, che vari gruppi armati collegati ai ministeri dell’interno e della difesa di entrambi i governi, hanno tenuto migliaia di libici in detenzione arbitraria di lungo periodo. Secondo la polizia giudiziaria, solo il 25 per cento delle 6400 persone tenute in strutture del ministero di giustizia sono state condannate; il resto si trova detenuto prima della formulazione di un’accusa o prima del processo.

Almeno 20mila persone provenienti da Benghazi restano sfollate dopo essere state allontantate delle proprie abitazioni con la forza, per lo più dal 2014. Le forze dell’ LNA gli hanno impedito di tornare alle proprie case, accusando di “terrorismo” intere famiglie e sottoponendole ad abusi tra cui la confisca delle loro proprietà. Gruppi armati di Misurata hanno continuato a punire collettivamente 35mila residenti di Tauorga, impedendo loro di tornare alle proprie abitazioni, accusandoli di crimini di guerra compiuti nel 2011, nonostante un accordo tra le parti raggiunto con la mediazione dell’Onu.

Milizie, trafficanti, e guardie nei centri di detenzione hanno sottoposto migliaia di migranti e richiedenti asilo, che hanno continuato a riversarsi in grande quantità in Libia in grandissima parte nella speranza di raggiungere l’Europa via mare, a pestaggi, violenze sessuali e lavori forzati. Durante le intercettazioni in mare, le forze della della Guardia costiera libica hanno maltrattato migranti prima di rinviarli in centri di detenzione dalle condizioni disumane.