Le bare di bambini (bianche) accanto a quelle di altre vittime di un naufragio al largo della Sicilia, in un capannone del aeroporto di Lampedusa, 5 ottobre, 2013

Reuters, 2013

Ho rinunciato a tentare di scrivere una commemorazione delle 368 persone che morirono nel naufragio al largo di Lampedusa un anno fa. Frasi che onorino il loro coraggio, ricordino le loro sofferenze, e possano confortare i loro cari ... Non sono abbastanza eloquente, e le immagini di file di bare, comprese quelle della dimensione di un bambino, strangolano i miei pensieri. Ad altri il compito di fare discorsi in questa ricorrenza.

Quei morti cercavano disperatamente di raggiungere l'Europa dal Nord Africa attraversando il Mediterraneo. Quarantatre sopravvissuti e familiari delle vittime sono a Lampedusa per le commemorazioni. Il Comitato 3 ottobre, una associazione senza scopo di lucro, ha raccolto il denaro per consentire la partecipazione ai sopravvissuti che provengono da altri paesi UE dove essi ora vivono.

Fanus, una giovane donna eritrea che dopo ha ottenuto l’asilo in Svezia, ci sarà. La sua esperienza — un viaggio straziante, una accoglienza disgraziata in Italia, e sforzi disperati per raggiungere il nord Europa — è fin troppo comune. Anche Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo; Federica Mogherini, ministro degli Esteri e responsabile subentrante agli affari esteri dell'Unione europea; Laura Boldrini, presidente della camera dei deputati; e Angelino Alfano, ministro degli interni, saranno lì.

In risposta a questa tragedia, un anno fa, la Commissione europea e gli Stati membri dell’UE hanno promesso maggiore impegno per prevenire le morti in mare. E’ stata istituita una task force; si sono tenute riunioni. Ma è stata la sola Italia a lanciare una massiccia operazione di ricerca e soccorso navale, Mare Nostrum, che dalla sua entrata in azione ha condotto in porto e salvato oltre 91000 persone. Nonostante questo sforzo, da gennaio sono oltre 3000 le donne, gli uomini e i bambini che sono annegati nel Mediterraneo.

Ora  l'Italia prevede di terminare Mare Nostrum nel mese di novembre, mentre l'agenzia di frontiera dell'UE, Frontex, sollecita fondi e attrezzature da altri paesi UE per un’operazione assai più limitata, il cui obiettivo primario è il controllo di frontiera, non il salvataggio di vite umane.

Sono fiduciosa che i membri del Comitato 3 ottobre aiuteranno i sopravvissuti ad affrontare questa difficile giornata. Spero che le autorità presenti a Lampedusa riescano a trovare giuste parole per i loro interventi.

Ma il modo più importante con cui l'Europa dovrebbe onorare quanti hanno perso la propria vita nel tentativo di raggiungere i suoi confini è dato dall’azione concreta. Per prima cosa, i paesi dell'UE dovrebbero fornire Frontex di risorse adeguate e del mandato di proteggere la vita in mare, anche in acque internazionali. In attesa di ciò, l'Italia dovrebbe prolungare Mare Nostrum.

L'UE dovrebbe inoltre mobilitarsi così da creare canali sicuri e legali per i migranti e richiedenti asilo, come è stato proposto da commissari uscenti ed entranti dell'UE. Le idee non mancano, come ad esempio l'aumento dei programmi di reinsediamento per i rifugiati, attualmente miseri; il rilascio di visti umanitari; consentire domande di asilo presso le ambasciate; e apertura di canali di migrazione legale per ogni genere di lavoratori.

Il 3 ottobre è una delle troppe ricorrenze di ecatombi sui mari al largo delle coste europee. Solo un impegno saldo, effettivo, e soprattutto globalmente europeo, ne impedirà di altre.