(Bruxelles) – L’Unione europea e i suoi stati membri devono far sì che qualunque tipo di cooperazione in ambito migratorio con la Libia e altri Paesi nordafricani metta le vite, i diritti e la dignità dei migranti al primo posto, ha dichiarato oggi Human Rights Watch.

I leader dell’Ue si incontreranno a Malta il 3 Febbraio 2017 per discutere di ulteriori sforzi per arginare la migrazione su barconi nel Mediterraneo centrale. Si discuterà di maggiori finanziamenti e addestramento al governo libico di accordo nazionale sostenuto dalle Nazioni Unite, uno dei tre governi in concorrenza per il controllo del Paese, con l’obiettivo di potenziare le capacità di sorveglianza e controllo dei confini libici, compresi la costa e i confini meridionali.

A Malta si parlerà anche delle misure di cooperazione sulla migrazione con Algeria, Tunisia ed Egitto, con particolare attenzione su riammissione, controllo dei confini, e prevenzione di nuove rotte migratorie.

Migrants, detained after trying to reach Europe, sit on the ground of a detention camp in Gheryan, Western Libya, on December 1, 2016.

© 2016 Reuters

“Gli sforzi dell’Ue per fermare i barconi provenienti dalla Libia, che siano essi motivati da un freddo calcolo politico o da una reale volontà di salvare vite umane, si riducono a una esternalizzazione della responsabilità ad una delle autorità in un Paese spaccato da conflitti, dove i migranti  sono spesso vittime di violenze orribili”, ha detto Judith Sunderland, direttore associato per Europa e Asia centrale a Human Rights Watch. “Quella che l’Ue vuole chiamare ‘linea di protezione’ potrebbe trasformarsi in una linea di crudeltà sempre più profonda, nella sabbia come in mare.”

L’incontro di Malta giunge in un frangente politicamente sensibile, e mentre vari politici dell’Ue promuovono misure allarmanti per ridurre la migrazione su barconi dal Nord Africa, ha dichiarato Human Rights Watch. Il primo ministro di Malta, Joseph Muscat, ha proposto un accordo con la Libia simile a quello con la Turchia, che permette all’Ue di respingere i richiedenti asilo. L’Austria promuove attivamente il modello australiano di zone di raccolta dei migranti offshore, nonostante le prove evidenti di gravi violazioni dei diritti umani che quel modello comporta.. Infine, sembra vi sia, sempre di più, un generale consenso sul fare affidamento al concetto di “Paese terzo sicuro” per autorizzare il rinvio di stranieri nei Paesi di primo arrivo al di fuori dell’Ue. 

La possibilità che l’Ue consideri seriamente di rinviare migranti in Libia è quella che desta maggiori preoccupazioni, ha detto Human Rights Watch. In un documento riservato di cui Human Rights Watch ha preso visione, Malta, che al momento detiene la presidenza di turno dell’Ue, ha proposto che l’Unione cerchi di reinterpretare l’obbligo di non-refoulement in “situazioni di crisi.” Il quotidiano Malta Today ha suggerito che il documento conclusivo del summit farà propria l’idea che l’Ue debba considerare la “possibilità di rinviare i migranti in Libia, ed i relativi ostacoli, rimanendo nel rispetto del diritto internazionale.”  

“L’idea che l’Ue possa pensare a come aggirare il diritto internazionale per rinviare persone in Libia, dove andrebbero incontro a violenze,dimostra quanto sia sprofondato il dibattito politico,” ha detto Sunderland. “Il rinvio di individui costituirebbe una violazione della legge, oltre che della decenza più basilare, e tradirebbe i valori su cui l’Ue e i suoi stati membri sono stati fondati.”  

Esistono  prove schiaccianti circa le brutalità sofferte dai migranti in Libia, ha detto Human Rights Watch. In un rapporto del dicembre 2016, l’ufficio dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani e la missione in Libia delle Nazioni Unite hanno documentato diffusa malnutrizione, lavori forzati, malattie, maltrattamenti, abusi sessuali, torture ed altri abusi nei centri di detenzione di migranti in Libia. Un memorandum del ministero degli esteri tedesco, pervenuto alla stampa questa settimana, ha affermato che i migranti in Libia vengono giustiziati, torturati, stuprati, comprati e abbandonati nel deserto “quotidianamente.” Human Rights Watch ha documentato violenze contro i migranti in Libia per anni, anche quelle commesse da parte di ufficiali della Guardia costiera libica.

Ai Paesi dell’Ue è vietato, in virtù del diritto comunitario e internazionale, rinviare una persona verso un luogo in cui c’è un la sua vita o la sua libertà siano seriamente a rischio, come in Libia: si tratta dell’obbligo di non-refoulement. Nell’ottobre del 2015, l’agenzia Onu per i rifugiati, l’UNHCR, ha fatto appello a tutti i Paesi affinché permettessero ai civili in fuga dalla Libia, compresi gli stranieri, di entrare nel proprio territorio. Quell’appelloè probabilmente più rilevante che mai, ha detto Human Rights Watch. L’agenzia ha anche fatto appello a tutti gli stati di sospendere qualunque rinvio forzato verso la Libia fino a che non vi sia un notevole miglioramento della sicurezza e della situazione dei diritti umani. I giudici e i tribunali italiani chiamati a esprimersi sulle richieste d’asilo hanno concesso permessi umanitari di permanenza a migranti non libici a causa delle violenze patite in Libia. La Libia non è parte della Convenzione sui rifugiati del 1951 e non ha leggi o procedure per gestire richieste d’asilo. 

Si prevede che i leader, in riunione il 3 febbraio a Malta, approvino una maggiore cooperazione con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e l’UNHCR, l’agenzia Onu per i rifugiati, al fine di migliorare le condizioni dei migranti e il loro trattamento, così come dei richiedenti asilo e dei rifugiati, in Libia. C’è un bisogno disperato di miglioramenti concreti e di maggiori protezioni per i migranti, ma altrettanto vitali sono le opzioni per viaggiare dalla Libia con sicurezza e nella legalità, anche attraverso il reinsediamento, ha detto Human Rights Watch. La situazione sul terreno non lascia presagire sostanziali progressi nel breve termine. Il capo dell’UNHCR Europa, Vincent Cochetel, ha sottolineato i limiti di ciò che la sua agenzia e altre organizzazioni umanitarie possono fare in Libia.

Oltre 180mila migranti sono sbarcati in Italia nel 2016; il 15 per cento circa erano bambini, la grande maggioranza dei quali viaggiavano da soli. Tra gli arrivi del 2016 vi erano circa 24mila donne, di cui quasi la metà provenienti dalla Nigeria. L’OIM stima che l’80 per cento delle donne nigeriane in Italia siano vittime di traffico. Almeno 4579 persone sono morte nel Mediterraneano centrale nel 2016, e 227 sono già morte o sono state dichiarate disperse nel primo mese del 2017.

Migliorare la capacità delle autorità libiche e di quelle dei Paesi limitrofi nei salvataggi in mare e su terraferma, e sostenere la creazione di autentici sistemi di protezione nei Paesi di primo arrivo, sono importanti obiettivi di lungo termine. Tuttavia, non possono sostituirsi all’accesso a forme di protezione nell’Ue per coloro che ne abbiano immediatamente bisogno.  

L’Ue dovrebbe inoltre garantire robuste operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale, anche da parte di quelle di organizzazioni non-governative che svolgono un lavoro vitale; dovrebbe cercare di ottenere un permesso per imbarcazioni con bandiera Ue di assistere in operazioni di salvataggio in acque libiche; e portare in Europa tutti coloro che sono tratti in salvo,per garantire una determinazione equa del loro bisogno di protezione.

I leader dell’Ue dovrebbero sostenere un meccanismo per monitorare – in maniera indipendente, imparziale e trasparente – la situazione dei centri di detenzione per migranti in Libia, valutare gli eventuali risultati degli sforzi per alleviare le sofferenze dei migranti, ed essere pronti a sospendere addestramento e cooperazione in Libia nel caso in cui i gravi abusi e le violenze proseguano.

Gli stati membri dovrebbero anche condividere la responsabilità dei richiedenti asilo in modo più equo ed intensificare la ricollocazione di un più grande numero di richiedenti asilo dall’Italia verso altri Paesi dell’Ue. E l’Ue dovrebbe offrire ai migranti, inclusi i richiedenti asilo ed i rifugiati, maggiori possibilità di raggiungere l’Europa in maniera sicura e legale. Ciò comprende un aumento marcato del reinsediamento di rifugiati riconosciuti, l’uso di visti umanitari per permettere ai richiedenti asilo di trasferirsi nell’Ue allo scopo di fare domanda di protezione, e la facilitazione dei ricongiungimenti familiari.

“I leader dell’Ue possono aspirare a una Libia stabile, sicura, con uno stato di diritto in grado di controllare i suoi confini nel rispetto dei diritti delle persone, ma per ora il sistema d’asilo è inesistente e la situazione dei migranti è un affronto alla più basilare umanità” ha detto Sunderland. “L’Ue non può abdicare alle proprie responsabilità a suon di denaro e programmi di addestramento.”