(Washington, DC) – Il presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump dovrebbe abbandonare la retorica della sua campagna che sembrava rifiutare molti dei principali impegni degli USA relativi ai diritti umani e mettere i diritti al centro dell’agenda di politica interna ed estera della sua amministrazione, ha detto oggi Human Rights Watch. Secondo i risultati ufficiali, Trump ha ottenuto un numero sufficiente di voti dei collegi elettorali per vincere.

US President-elect Donald Trump addresses supporters during his election night rally in Manhattan, New York, November 9, 2016.

“Ora che ha ottenuto la vittoria, il presidente eletto Trump dovrebbe rinunciare alla retorica sensazionalistica dell’odio e governare con rispetto per tutti coloro che vivono negli Stati Uniti”, ha detto Kenneth Roth, il direttore esecutivo di Human Rights Watch. “Si è aperto la strada per la Casa Bianca attraverso una campagna caratterizzata da misoginia, razzismo e xenofobia, ma questo percorso non può condurre a un buon governo. Il presidente eletto Trump dovrebbe impegnarsi a governare gli USA in una maniera che rispetti pienamente e che promuova i diritti umani di tutti”.    

La campagna presidenziale negli USA è stata dominata da diverse dichiarazioni e proposte politiche controverse di Trump. Quando ha annunciato la sua intenzione di candidarsi alle elezioni presidenziali nel giugno del 2015, Trump ha detto: “Quando il Messico manda qui la sua gente, non manda i megliori... Manda persone che hanno un sacco di problemi e che portano questi problemi con loro. Portano la droga. Portano il crimine. Sono stupratori. E alcuni, suppongo, sono delle brave persone”. Trump ha anche proposto di vietare ai musulmani di entrare negli USA.
 

Kenneth Roth: Trump Should Stand Up for Rights of All

United States president-elect Donald Trump should abandon campaign rhetoric that seemed to reject many human rights obligations and govern for all as he promised.

In un dibattito durante le primarie, Trump ha ventilato l’idea di fare nuovamente uso di waterboarding e di “cose ben peggiori”. Ha anche dichiarato che avrebbe mantenuto aperto il centro di detenzione di Guantanamo e che l’avrebbe “riempito di pessimi soggetti”. Verso la fine della campagna l’attenzione si è focalizzata su un video del 2005 in cui Trump sembrava vantarsi di aver molestato delle donne. Trump si è poi scusato per le sue dichiarazioni. Dopo la pubblicazione della registrazione, più di dieci donne hanno accusato Trump di violenza sessuale.

Il presidente  eletto Trump erediterà enormi sfide a livello globale e nazionale quando assumerà l’incarico nel gennaio del 2017. Tra queste c’è la questione di come affrontare il ruolo degli USA in conflitti in cui un numero schiacciante di vittime civili è diventato la norma, come in Siria, Iraq, Afghanistan o Yemen. In quest’ultimo paese, gli USA sono diventati parte di un conflitto armato in cui il loro alleato, l’Arabia Saudita, ha inflitto una violenza devastante e indiscriminata alla popolazione civile.

 

Trump ha la possibilità di lasciarsi alle spalle la spesso ripugnante retorica della sua campagna elettorale e mettere i diritti umani al centro delle sue politiche interne e internazionali. Dovrebbe riconoscere che la credibilità del governo statunitense nella promozione dei diritti, della buona governance e dello stato di diritto dipende dalla sua capacità di dimostrare progressi in questioni come i diritti delle donne e dei bambini, giustizia penale, Guantanamo, attacchi con droni fuori dalle zone di guerra convenzionali, e giustizia per i reati di tortura.

“E’ difficile spingere altri paesi a rispettare i diritti umani se il tuo governo a volte li ignora”, ha detto Roth. “A livello nazionale, ad esempio, il presidente eletto Trump dovrebbe affrontare la riforma della giustizia penale e dell’immigrazione, e concentrarsi particolarmente su come affrontare il problema cronico della discriminazione razziale”.

A livello internazionale, Trump dovrebbe concentrarsi soprattutto sulla crescente repressione globale contro la società civile e la libertà di espressione in paesi come Russia, Cina, Egitto, Etiopia e Bangladesh. La sua amministrazione dovrebbe anche elaborare un nuovo approccio per affrontare governi totalitari come quello della Corea del Nord, e spingere per mettere fine alla crescente repressione in paesi in cui i governi continuano a consolidare il potere, come in Turchia.

Il presidente eletto dovrebbe inoltre cercare di rafforzare le regole sul controllo delle armi, lavorando con altri paesi per finalizzare la messa al bando di sistemi di armi completamente autonome (“killer robots”). Dovrebbe anche fare ulteriori passi per mettere fine all’uso di mine antiuomo e bombe a grappolo da parte degli USA, diventando parte dei trattati internazionali che ne restriggono l’utilizzo.

Oltre alle elezioni federali, alcune proposte importanti sono state sottoposte al voto degli elettori l’8 novembre, come quella in California sull’abolizione della pena di morte, e quella in Nebraska sulla reintroduzione della pena capitale, dopo che il Parlamento dello Stato ha votato per la sua abolizione. Alcuni Stati hanno anche votato sulla legalizzazione di marijuana per uso personale.