Punto internet a Lalibela, nella regione di Amhara in Etiopia.

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(Berlino) – Il governo etiope sta usando tecnologia straniera per rafforzare la sua estesa sorveglianza su telecomunicazioni di attivisti d’opposizione e giornalisti, sia in Etiopia che all’estero, ha dichiarato Human Rights Watch in un rapporto uscito oggi.

Il rapporto di 100 pagine, “‘They Know Everything We Do’: Telecom and Internet Surveillance in Ethiopia,” descrive le tecnologie che il governo etiope ha acquisito da diversi Paesi e che utilizza per facilitare la sorveglianza di presunti oppositori politici all’interno del Paese e tra gli espatriati. Le pratiche di sorveglianza del governo violano i diritti di libertà d’espressione, di associazione e di accesso all’informazione. Il monopolio del governo su tutti i servizi di telefonia mobile e internet attraverso l’unico operatore, di proprietà dello Stato, Ethio Telecom, facilita gli abusi dei poteri di sorveglianza.

“Il governo etiope sta usando il controllo del suo sistema di telecomunicazioni per zittire le voci di dissenso” ha detto Arvind Ganesan, direttore di business e diritti umani a Human Rights Watch. “Le società straniere che stanno fornendo prodotti e servizi per facilitare la sorveglianza illegale dell’Etiopia stanno rischiando la complicità in violazioni di diritti”.

Il rapporto si basa su oltre 100 interviste con vittime di abusi ed ex-funzionari di intelligence in Etiopia e altri dieci Paesi tra settembre 2012 e febbraio 2014. Dato il completo controllo governativo sul sistema delle telecomunicazioni, i funzionari di sicurezza etiopi hanno un accesso pressoché illimitato ai registri delle chiamate di tutti gli utenti in Etiopia. Registrano le chiamate facilmente e con regolarità senza alcuna procedura legale o supervisione.

Registrazioni di chiamate con famigliari e amici (in particolare quelle fatte a numeri esteri) vengono spesso riprodotte durante interrogatoriviolenti nei quali individui arbitrariamente detenuti vengono accusati di appartenere a organizzazioni fuorilegge. Le reti di telefonia mobile sono state chiuse durante proteste pacifiche e le località dei manifestanti sono state identificate utilizzando informazioni provenienti dai loro telefoni cellulari.

Un ex membro del partito d’opposizione ha detto a Human Rights Watch: “Un giorno mi hanno arrestato e mi hanno mostrato di tutto. Mi hanno fatto vedere una lista delle mie chiamate fatte al cellulare e hanno riprodotto una conversazione che avevo avuto con mio fratello. Mi avevano arrestato perché avevamo parlato di politica al telefono. Era il primo telefono che avessi mai posseduto, e pensavo di poter finalmente parlare in libertà”.

Il governo ha ridotto l’accesso all’informazione bloccando siti web che offrano qualunque analisi indipendente o critica di avvenimenti in Etiopia. Dei test realizzati nel 2013 all’interno del Paese da parte di Human Rights Watch e Citizen Lab, un centro di ricerca dell’Università di Toronto specializzato in sicurezza Internet e diritti, ha stabilito che l’Etiopia continua a bloccare siti web di gruppi d’opposizione, siti d’informazione, e blogger. In un Paese che in materia d’informazione indipendente ha poco da offrire, l’accesso a tali fonti è cruciale.

Le autorità etiopi che si servono di sorveglianza della telefonia mobile hanno preso di mira, con frequenza, la popolazione d’etnia Oromo. Telefonate registrate sono state usate su individui in stato di fermo per costringerli a confessare l’appartenenza a gruppi messi al bando, come il Fronte di liberazione Oromo, che si batte per una maggiore autonomia per la gente Oromo, o per estorcere informazioni su individui appartenenti a questi gruppi. Intercettazioni di e-mail e telefonate sono state consegnate come prove in processi istruiti secondo la carente legge antiterrorismo del Paese, senza alcuna indicazione riguardo il conseguimento di mandati giudiziari.

Le autorità hanno anche detenuto e interrogato persone che hanno ricevuto telefonate da numeri fuori dall’Etiopia, che potrebbero non essere nei database di Ethio Telecom. Di conseguenza, molti etiopi, in particolare nelle aree rurali, hanno paura di chiamare o ricevere chiamate dall’estero, un problema particolare per un Paese che conta tanti dei suoi cittadinitra lavoratori in Paesi stranieri.

Molte delle tecnologie usate per monitorare il flusso delle telecomunicazioni in Etiopia sono state fornite dal gigante cinese delle telecomunicazioni ZTE, presente nel Paese almeno dal 2000 e, dal 2006 al 2009, fornitore unico di attrezzature per le telecomunicazioni. ZTE è un soggetto di rilievo nel campo delle telecomunicazioni africane e mondiali, e continua ad avere un ruolo chiave nello sviluppo della fragile rete delle telecomunicazioni etiope. La ZTE non ha risposto alle domande di Human Rights Watch se abbia preso o meno delle misure per affrontare e prevenire violazioni dei diritti umani connesse alla sorveglianza illegale della rete mobile in Etiopia.

Anche molte società europee hanno fornito all’Etiopia tecnologia avanzata di sorveglianza, che è stata usata per prendere di mira alcuni degli espatriati. Sembra che l’Etiopia abbia acquisito e utilizzato il FinFisher della Gamma International, con base nel Regno Unito e in Germania, e il Remote Control System dell’italiana Hacking Team.

Questi strumenti danno ad agenzie di sicurezza e d’intelligence accesso a file, informazioni e attività di coloro il cui computer sia stato infettato. Possono memorizzare la pressione di tasti e password e accendere la webcam e il microfono di un apparecchio, di fatto trasformando un computer in un mezzo di ascolto. È noto che a essere stati infettati con questo software vi siano gli etiopi che vivono nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Norvegia e in Svizzera, e sono state intentate, negli Stati Uniti e nel Regno Unito, delle cause legali contro presunte intercettazioni illegali. Una conversazione via Skype presa dai computer infettati di cittadini etiopi è comparsa su siti a sostegno del governo.

Gamma non ha risposto alle domande di Human Rights Watch se abbia preso o meno misure adeguate per restringere l’uso o la vendita di questi prodotti a governi con gravi precedenti in fatto di rispetto dei diritti umani. Sebbene Hacking Team applichi alcune precauzioni per limitare gli abusi dei suoi prodotti, non ha confermato se e come tali precauzioni fossero state adottate alle vendite di prodotti per il governo etiope.

“L’uso di tecnologie straniere da parte dell’Etiopia per prendere di mira membri dell’opposizione all’estero è un esempio profondamente preoccupante di questo commercio globale, non regolamentato, che crea seri rischi di violazioni”, ha detto Ganesan. “Chi fabbrica tali strumenti dovrebbe intraprendere passi immediati per contenerne l’uso improprio; tra questi, avviare indagini sull’uso di questi strumenti per prendere di mira espatriati etiopi, e affrontare l’impatto delle loro operazioni in Etiopia sui diritti umani”.

Spyware di tale potenza rimane pressoché non regolamentato a livello globale e i controlli nazionali o i limiti sulle esportazioni sono insufficienti, ha dichiarato Human Rights Watch. Nel 2013, gruppi per la difesa dei diritti hanno presentato un esposto all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico accusando che tali tecnologie sono state impiegate per prendere di mira attivisti in Bahrain, e Citizen Lab ha anche trovato prove dell’uso di questi strumenti in oltre 25 Paesi.

I diritti, protetti a livello internazionale, di privacy, libertà d’espressione, d’informazione, e associazione, sono sanciti anche dalla costituzione etiope. Tuttavia, l’Etiopia è sprovvista, o ignora, meccanismi giudiziari e legislativi per proteggere gli individui da sorveglianza governativa illegale. Questo pericolo è ulteriormente peggiorato dall’esteso uso di tortura e altre forme di maltrattamento ai danni di detenuti politici in centri di detenzione etiopi.

L’entità dell’uso di tecnologie di sorveglianza da parte dell’Etiopia può essere limitata da problemi d’efficienza e mancanza di fiducia tra ministeri chiave del governo, ha dichiarato Human Rights Watch. Ma con l’aumento d’efficienza, gli etiopi potrebbero vedere forme illegali sempre più invadenti di sorveglianza su cellulari ed e-mail.

Il controllo effettivo del governo è esacerbato dalla percezione, tra molti etiopi, che la sorveglianza governativa sia onnipresente, il che porta a una notevole autocensura, con etiopi che si astengono dal comunicare apertamente su una varietà di argomenti attraverso reti di telecomunicazione. L’autocensura è specialmente comune nell’Etiopia rurale, dove la copertura dei telefoni cellulari e l’accesso a internet sono molto limitati. Il modo principale di controllo governativo è attraverso estese reti di informatori e un sistema di sorveglianza dal basso. Questa eredità rurale significa che molti etiopi delle campagne vedono i telefoni cellulari e altre tecnologie di telecomunicazione solo come un altro mezzo per venire controllati, ha riscontrato Human Rights Watch.

“Con la crescita del sistema delle telecomunicazioni dell’Etiopia c’è un bisogno crescente di assicurare che i funzionari di sicurezza non abbiano un accesso illimitato alle comunicazioni private degli individui” ha detto Ganesan. “L’adozione di internet e di tecnologie mobili dovrebbe promuovere la democrazia, facilitando la diffusione di idee, opinioni e accesso all’informazione, piuttosto che venire usata per soffocare i diritti degli individui”.