Pope Francis waves at the end of a mass in Saint Peter's Square at the Vatican on October 13, 2013.

© 2013 Reuters

Sua Santità
Il Pontefice
Palazzo Apostolico

Santità:

Le scriviamo dando seguito alla nostra precedente missiva, del 16 ottobre 2013, e allegata a questa lettera.

Lo scorso anno Lei ha reso chiaro di avere una visione di una Chiesa di e per i poveri. Le Sue azioni ci riportano alla memoria le parole della Gaudium et Spes: "Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo".

Le scrivo riguardo alle tristezze e le angosce proprio di uno di questi gruppi di persone che soffrono, le minoranze sessuali e di genere. Le  scrivo oggi nella mia capacità di direttore del programma per Diritti di Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender presso Human Rights Watch.

Human Rights Watch è un’organizzazione che si impegna a proteggere i diritti umani delle persone in tutto il mondo. Siamo dalla parte delle vittime e degli attivisti al fine di impedire discriminazioni, sostenere la libertà politica, proteggere gli individui da condotta inumana. Sfidiamo i governi e quanti sono in posizione di potere a porre fine a pratiche abusive ed a rispettare il diritto internazionale dei diritti umani.

La Chiesa Cattolica e Human Rights Watch affrontano i diritti di minoranze sessuali e di genere da prospettive diverse, ma c’è del terreno comune su cui confrontarsi. Seppur consci del fatto che la Chiesa cattolica ha il diritto di affermare le proprie dottrine nella sfera pubblica, Le chiediamo di unirsi a noi nell'assicurare che nessuno utilizzi queste posizioni per giustificare violenze o comportamenti degradanti ai danni delle minoranze sessuali e di genere. Crediamo che la Chiesa potrebbe riaffermare la sua convinzione nell'umanità intrinseca di ogni individuo pronunciandosi con forza contro abusi e maltrattamenti ovunque essi abbiano luogo.

La Santa Sede ha già preso posizione contro violenze, ingiuste discriminazioni e pene criminali contro le minoranze sessuali e di genere. Nei suoi insegnamenti, così come in molte pronunciamenti pubblici all'Assemblea generale delle Nazioni Unite (Onu), la Chiesa ha espresso la necessità di proteggere la dignità umana di tutti. Fondato su insegnamenti e pronunciamenti precedenti della Chiesa, questo rispetto per la dignità umana richiede azioni concrete per creare un ambiente in cui le persone appartenenti a minoranze sessuali e di genere possano vivere in pace come membri della società a pieno titolo.

Nel Suo ministero, ha fatto appello a una posizione della Chiesa cattolica che rispetti i diritti civili degli appartenenti alle minoranze sessuali e di genere, pur confermando gli insegnamenti morali della Chiesa sull'etica sessuale. Sosteniamo le Sue recenti affermazioni riguardanti la necessità di evitare l'accanimento religioso e di affrontare i bisogni di coloro che sono stati emarginati.

Purtroppo molte comunità cattoliche non hanno adottato questo approccio.

Siamo preoccupati che il messaggio della Santa Sede non sia sempre trasmesso uniformemente a tutte le comunità religiose locali nel mondo.

In anni recenti sia membri del clero che cattolici laici, attraverso le loro azioni e le loro parole, hanno promosso attivamente politiche e pratiche talmente svilenti da contribuire a creare un clima in cui la violenza contro appartenenti a minoranze sessuali e di genere si verifica impunemente.

All’inizio dell’anno, per esempio, numerosi vescovi in Uganda hanno sostenuto una delle leggi più draconiane per la persecuzione di individui gay e lesbiche, che ha già causato sofferenze diffuse, tra cui violenze e sfratti. Durante le omelie di Pasqua, diversi vescovi cattolici hanno lodato pubblicamente la nuova legge. La gerarchia cattolica in Nigeria ha sostenuto una legislazione simile. In una lettera inviata al presidente Goodluck Jonathan a nome della Chiesa Cattolica nigeriana, il clero nigeriano ha lodato di “saggia e coraggiosa” la legislazione, che impone gravi pene per effusioni in luogo pubblico tra due uomini o due donne. 

Alcuni esponenti della gerarchia ecclesiastica hanno rifiutato queste cosiddette leggi anti-gay con messaggi di pace e tolleranza, ed elogiamo tali pronunciamenti. Vescovi del Sud Africa, Botswana, Swaziland, e Ghana hanno fatto appello ai Cattolici per stare dalla parte dei deboli, e per opporsi alla persecuzione di minoranze sessuali e di genere in tutta l’Africa. Il cardinal Peter Turkson, per esempio, ha affermato pubblicamente che “gli omosessuali non sono criminali” e non dovrebbero essere condannati all’ergastolo. In India, il cardinal Oswald Gracias si è pronunciato contro la recente decisione della Corte Suprema indiana di confermare le leggi locali sulla sodomia, affermando che “la Chiesa Cattolica non vuole che gli omosessuali siano trattati come criminali”. Purtroppo, queste voci vengono spesso soffocate.

Dal momento che condividiamo l'impegno a mettere fine a tutte le violenze, discriminazioni, e ingiuste pene criminali, La invitiamo, rispettosamente, a far sì che la Chiesa parli con una sola voce su tali questioni. In particolare, Le chiediamo di:

  • Condannare chiaramente e pubblicamente la violenza contro appartenenti a minoranze sessuali e di genere, che siano per mano dello stato o di attori privati;
  • Fare appello per la depenalizzazione di rapporti sessuali consensuali, e sostenere l'abrogazione di altre ingiuste pene che discriminano gli appartenenti a minoranze sessuali e di genere;
  • Contribuire a moderare il tono pubblico dei leader locali della Chiesa in tema di sessualità; e
  • Richiedere maggiori protezioni legali a garanzia di appartenenti a minoranze sessuali e di genere.

Nella lettera annessa, descriviamo più nel dettaglio le violenze ai danni di appartenenti a minoranze sessuali e di genere che abbiamo documentato e citiamo casi in cui le guide cattoliche hanno avallato i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT). Le chiediamo di reiterare con forza un messaggio pubblico di tolleranza.

Temiamo che, senza un chiaro messaggio da parte Sua e della Santa Sede su tali questioni, alcuni membri della Chiesa possano continuare a usare gli insegnamenti cattolici per legittimare aggressioni a persone che sono vulnerabili per via del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere. Siamo fiduciosi che la Sua guida possa impedire la sofferenza inutile e protratta di milioni di persone emarginate e perseguitate in tutto il mondo.

Speriamo che vorrà condividere la nostra lettera e discuterne durante l’imminente sinodo a Roma. Se necessario, sarebbe un piacere per noi venire a Roma e discutere più a fondo la questione.

Cordialmente,

Graeme Reid

Direttore
Programma per i diritti LGBT