(Berlino) – Alla prossima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, in programma dal 2 al 12 settembre, sarà presentato in anteprima un nuovo documentario immersivo che accende i riflettori sulla crisi climatica nelle Isole Salomone, ha annunciato la settimana scorsa Human Rights Watch. L’attore candidato agli Oscar e promotore dei diritti umani Mark Ruffalo ha unito le forze con l’organizzazione per realizzare Solwata, un’esperienza in extended reality di cui è la voce narrante.
In 25 minuti, il documentario immersivo racconta la storia delle comunità insulari di Walande, Ngongosila e Kwai, nell’Oceano Pacifico sud-occidentale, costrette a decidere se e come spostare le loro case e le loro vite sulla terraferma a causa delle devastanti maree e dell’innalzamento del livello del mare.
«La prima volta che ho indossato il visore, mi è sembrato di passare del tempo con queste persone, non solo di imparare qualcosa su di loro», ha detto Ruffalo. «Sono famiglie che hanno un legame profondo con la propria terra, e vederle obbligate a lasciarla per via dei cambiamenti climatici è straziante. Il problema è globale, ma molti di noi non sanno come sta affliggendo le comunità che si trovano in prima linea, perché spesso vivono in luoghi remoti e lontani dai nostri media e dalle nostre narrazioni. Solwata avvicina il pubblico a queste vite che i cambiamenti climatici hanno già stravolto.»
Solwata (da saltwater, acqua salata) è stato creato da NowHere Media e coprodotto da Agog: The Immersive Media Institute e Human Rights Watch ed é stato selezionato per partecipare alla sezione Venice Immersive della Mostra del cinema. Il documentario si basa sulle ricerche di Human Rights Watch e sulle testimonianze dirette delle persone che stanno già subendo le conseguenze dell’emergenza climatica sulle loro case e comunità.
La partecipazione di Ruffalo riflette l’intenzione del progetto di inserire la questione climatica in una conversazione più ampia sulla giustizia sociale e la resilienza delle comunità. Nel corso della sua carriera, infatti, l’attore si è nettamente schierato a favore dell’azione per il clima, della giustizia ambientale, dei diritti delle popolazioni indigene e della partecipazione democratica.
Per tutta la durata del film, gli spettatori indosseranno un visore per la extended reality e si muoveranno tra il mondo fisico e quello virtuale, potranno immergersi in acqua e toccare oggetti legati alla cultura locale, e saranno trasportati virtualmente nelle storie degli abitanti delle Isole Salomone. Guidati dalle voci della comunità, scopriranno le decisioni difficili che devono affrontare queste famiglie. Grazie alla combinazione del contatto fisico con gli ambienti virtuali e reali, l’audio spaziale e la narrazione documentaristica, Solwata permette di avvicinarsi in modo profondamente personale a questa sfida globale.
Per Human Rights Watch è il primo progetto di questo tipo. Si basa sul rapporto del 2025 «There’s Just No More Land: Community-Led Planned Relocation as Last Resort Adaptation in Solomon Islands», in cui si documentava come l’innalzamento dei mari, l’erosione costiera e le tempeste sempre più violente avessero costretto la comunità di Walande a lasciare la propria terra natia, dopo decenni trascorsi a cercare di adattarsi.
I membri di quella comunità avevano dovuto organizzare, finanziare e portare a termine il trasferimento sostanzialmente da soli, ricevendo scarso sostegno dal governo. Tuttavia, i ricercatori hanno rivelato che anche i loro nuovi insediamenti sono esposti all’innalzamento del livello del mare e alle inondazioni, confermando il timore degli abitanti di doversi presto spostare di nuovo.
«Human Rights Watch documenta da anni le scelte impossibili che tante popolazioni sono costrette ad affrontare sulle loro case, le loro vite e il loro futuro a causa dei cambiamenti climatici», ha detto Erica Bower, ricercatrice sulla migrazione climatica per Human Rights Watch. «Il ritiro pianificato di un’intera comunità, come raccontato in Solwata, è una decisione che richiede un complesso adattamento con implicazioni molto serie per i diritti umani, ed è importante che il resto del mondo lo capisca e si prepari al più presto. L’esperienza immersiva ci dà nuovi strumenti per coinvolgere gli spettatori in queste storie, rafforzando il supporto verso le comunità che stanno già subendo le conseguenze, in termini di diritti umani, della ricollocazione pianificata dovuta al cambiamento climatico».
Ma i temi esplorati in Solwata vanno ben oltre i confini di un singolo paese: in tutto il mondo, l’innalzamento dei mari e gli eventi meteorologici estremi minacciano sempre più spesso le comunità costiere. In questo scenario, i governi e i finanziatori devono considerare il ritiro pianificato come ultima risorsa, garantire che ogni comunità abbia voce in capitolo nelle decisioni che riguardano il suo futuro e fornire il sostegno necessario per tutelare i diritti, i mezzi di sussistenza, la cultura e la dignità delle persone. Solwata invita il pubblico a mettersi nei panni di chi deve affrontare questa sfida e a considerare quali sono le responsabilità del resto del mondo nei confronti delle comunità costrette a spostarsi.
Dopo la presentazione a Venezia, Solwata sarà proiettato in spazi dedicati alla sensibilizzazione e in forum pubblici, tra cui la conferenza annuale delle Nazioni Unite sul clima (COP31) in Turchia, per coinvolgere politici, finanziatori, giornalisti e attivisti in un dibattito sull’adattamento climatico, il ritiro pianificato, lo sfollamento e i diritti umani.
«I cambiamenti climatici ci hanno obbligati a lasciare la nostra casa, le vite che amavamo, il posto in cui abitavamo e che teneva unita la nostra comunità», ha detto Francis Siaumari, uno dei capi delle comunità delle Isole Salomone raccontate in Solwata. «Era la vicinanza a rendere speciale la nostra isola. Ovunque andassi, c’era sempre qualcuno. Ovunque guardassi, eri circondato dal mare. Solo noi potevamo costruire un’isola come quella.»
NowHere Media è uno studio immersivo con sede a Berlino ed è la forza creativa dietro Solwata: noto per la sua capacità di coniugare la narrazione immersiva e l’impatto sociale, ha contribuito a trasformare anni di ricerche di Human Rights Watch e testimonianze dirette in un’esperienza interattiva. Per realizzare il progetto, il team dello studio si è recato alle Isole Salomone per girare riprese a 360 gradi e scansioni 3D, lavorando a stretto contatto con i membri della comunità le cui storie sono al centro dell’esperienza.
«Noi di NowHere non facciamo progetti sulle comunità, ma con le comunità: è così che abbiamo creato Solwata», ha spiegato Gayatri Parameswaran, cofondatore dello studio. «Ogni aspetto del documentario, dalle storie scelte al modo in cui vengono raccontate, nasce da un’intensa collaborazione con gli abitanti dell’isola e con il team locale. Allestire una produzione immersiva all’avanguardia su un’isola così remota è stata un’altra grande sfida per noi, che ha richiesto una pianificazione attenta e una costante capacità di adattamento».
Solwata è stato coprodotto da Agog: The Immersive Media Institute, un’organizzazione filantropica fondata da Chip Giller e Wendy Schmidt che ha fornito supporto alla produzione e finanziamenti, agendo come partner strategico per contribuire a tradurre in un formato immersivo le ricerche sul campo e gli obiettivi di sensibilizzazione di Human Rights Watch. «Mi occupo di giornalismo climatico da quasi trent’anni, e se c’è una cosa che ho imparato, è che i dati da soli non sempre parlano alla gente» ha detto Giller, cofondatore e direttore esecutivo di Agog. «La maggior parte delle persone non andrà mai alle Isole Salomone né vedrà con i propri occhi come stanno cambiando. Solwata sfrutta la narrazione immersiva per avvicinarle alla vita delle comunità che attraversano questa crisi, ed è esattamente per promuovere lavori come questo che abbiamo fondato Agog».