L’Italia ha adottato un approccio repressivo nel controllo della migrazione, detenendo in Albania persone in attesa di rimpatrio e ostacolando le operazioni umanitarie di soccorso in mare. L’approvazione di nuove misure in materia di sicurezza ha sollevato serie preoccupazioni in merito alla libertà di espressione e di associazione, e per il loro impatto sui gruppi marginalizzati. L’Italia ha apertamente ignorato il mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale per un funzionario libico accusato di crimini contro l’umanità. La profilazione razziale da parte delle forze dell’ordine e la violenza contro le donne restano gravi motivi di preoccupazione.
Migranti e richiedenti asilo
I tribunali italiani hanno ripetutamente bloccato i tentativi delle autorità di esaminare in Albania le domande di asilo presentate da uomini provenienti da paesi inseriti dall’Italia nella lista dei «paesi di origine sicuri». In risposta, a marzo, il governo ha riconvertito la struttura costruita e gestita dall’Italia in Albania in un centro di detenzione per le persone in attesa di rimpatrio. Già nel dicembre 2024, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa aveva avverito che i problemi riscontrati nei centri di detenzione italiani «mettono in dubbio l’applicabilità di un modello analogo … in Albania». Diverse organizzazioni della società civile hanno documentato violazioni del diritto d’asilo e dei diritti alla salute, all’informazione e al ricorso effettivo in Italia. Una relazione stilata dalla Corte di Cassazione ha evidenziato che il protocollo Italia-Albania potrebbe essere incompatibile con la Costituzione italiana, il diritto dell’Unione europea e i trattati sui diritti umani.
Ad agosto, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che l’Italia non ha rispettato le norme comunitarie sull’asilo nel caso di due cittadini del Bangladesh, trasferiti in Albania per l’esame delle loro domande con la procedura accelerata.
Il 2 novembre, le autorità italiane hanno consentito il rinnovo automatico per altri tre anni del Memorandum d’Intesa del 2017 sulla cooperazione in materia di migrazioni con la Libia, nonostante i gravi abusi documentati. A giugno, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato inammissibile il ricorso relativo a un’intercettazione mortale effettuata dalla Guardia Costiera libica nel 2018, cui era seguito il ritorno forzato in Libia e la detenzione con maltrattamenti dei migranti sopravvissuti. La Corte ha affermato di non avere giurisdizione in materia perché l’Italia non aveva esercitato un controllo effettivo sul caso. Ad agosto, l’equipaggio di una motovedetta libica donata dall’Italia ha aperto il fuoco contro una nave di soccorso gestita da SOS MEDITERRANEE, con 87 persone salvate a bordo, mandando in frantumi diverse finestre e danneggiando le attrezzature. Una procuratrice italiana ha aperto un’indagine sull’accaduto.
A luglio, una giudice ha rinviato a giudizio quattro agenti della Guardia di Finanza e due della Guardia Costiera con le accuse di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo per il naufragio di Cutro, avvenuto a febbraio 2023 al largo delle coste calabresi, in cui erano morte 94 persone, di cui 35 bambini. A marzo, invece, la Corte di Cassazione ha accolto l’istanza di risarcimento per la restrizione della libertà personale subita da 177 migranti ad agosto 2018, quando furono trattenuti per 10 giorni sulla nave Diciotti della Guardia Costiera italiana prima di ricevere l’autorizzazione allo sbarco.
A luglio, la Corte costituzionale ha confermato la legittimità dei poteri del governo di multare e fermare amministrativamente le navi di soccorso delle ONG; al contempo, ha precisato che l’imperativo di salvare vite umane può giustificare l’inosservanza degli ordini ricevuti dalle autorità statali. Da febbraio 2023 a settembre 2025, il governo ha trattenuto in porto le navi di soccorso ben 34 volte, per un totale di 700 giorni in cui non hanno potuto svolgere le loro missioni salvavita in mare. Ad agosto, un fermo amministrativo di 20 giorni ha colpito anche l’aereo Seabird, usato da una ONG per individuare le imbarcazioni in difficoltà.
Il referendum svoltosi a giugno per ridurre da dieci a cinque anni il periodo di residenza legale necessario per ottenere la cittadinanza non ha raggiunto il quorum. La presidente del Consiglio Meloni e altri esponenti di primo piano del governo avevano invitato la popolazione a boicottare il voto.
Secondo le statistiche del governo, le persone sbarcate sulle coste italiane dal primo gennaio alla metà di settembre 2025 sono state quasi 49.000, di cui circa 8.600 minori non accompagnati: un numero leggermente superiore rispetto allo stesso periodo del 2024.
Discriminazione e intolleranza
Il governo ha reagito con durezza alle raccomandazione formulata a maggio dalla Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI) di condurre uno studio indipendente sulla profilazione razziale tra le forze dell’ordine. L’ECRI aveva già individuato nell’ottobre 2024 un problema di profilazione razziale che riguardava soprattutto le persone rom e di origine africana. Secondo le statistiche governative, nei primi sette mesi dell’anno il 42% delle persone fermate dalla polizia nelle cosiddette «zone rosse» urbane e il 76% di quelle successivamente sottoposte a misure di allontanamento erano di nazionalità straniera, sebbene gli stranieri rappresentino solo il 9% della popolazione residente in Italia.
Povertà e disuguaglianza
Il governo ha introdotto una nuova legge, approvata dal parlamento a giugno, che prevede sanzioni penali particolarmente severe per gli occupanti abusivi di immobili e per chiunque si intrometta o cooperi in tale occupazione (come le organizzazioni della società civile), riducendo al contempo le garanzie procedurali contro gli sgomberi forzati che aggravano l’emergenza abitativa. Il governo ha ignorato le preoccupazioni espresse dai relatori speciali delle Nazioni Unite, che prima dell’approvazione del provvedimento ne avevano evidenziato il probabile impatto sul diritto alla casa e sulla povertà.
Diritti delle donne
La violenza sessuale e di genere resta un serio motivo di preoccupazione. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, nei primi sette mesi del 2025 il numero di femminicidi è stato quasi identico a quello registrato nello stesso periodo del 2024 (60 contro 61), ma è aumentata la percentuale di donne uccise da un partner o ex partner, così come di vittime di origine straniera. È cresciuto in modo significativo anche il ricorso all’ammonimento del questore nei casi di stalking e violenza domestica, una misura preventiva che intima di astenersi dal commettere ulteriori atti di molestia; chi persiste negli abusi rischia l’avvio immediato di un procedimento penale e una sentenza più severa in caso di condanna. A novembre, il parlamento ha approvato una legge promossa dal governo che introduce il reato di femminicidio, punibile fino all’ergastolo, mentre è stato bloccato in Senato un altro disegno di legge volto a definire come stupro tutti i rapporti avvenuti senza un consenso libero e attuale.
Per far fronte alle difficoltà di accesso all’aborto dovute all’alto numero di medici obiettori di coscienza, a luglio la Sicilia ha approvato una legge regionale che obbliga le strutture sanitarie ad assumere personale non obiettore. Il governo Meloni ha impugnato la legge davanti alla Corte costituzionale.
Orientamento sessuale e identità di genere
A maggio, la Corte costituzionale ha stabilito che, per i figli di coppie di donne nati all’estero con la procreazione assistita, le autorità italiane devono consentire il riconoscimento da parte di entrambe le madri. In un’altra sentenza, ha sancito la possibilità per i genitori omosessuali di adottare legalmente i bambini nati all’estero dalla gestazione per altri prima del 2024, anno in cui è passata la legge che criminalizza la gestazione per altri anche fuori dall’Italia.
Ad agosto, il governo Meloni ha presentato un disegno di legge, non ancora discusso in parlamento al momento della stesura di questo report, che limita l’accesso alle cure di affermazione di genere per le persone transgender minorenni.
Stato di diritto
Ad aprile, il governo ha approvato il cosiddetto «decreto sicurezza», che riprende diversi disposizioni da un disegno di legge precedentemente bloccato in parlamento e criticato, tra gli altri, dalle Nazioni Unite e dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa per le significative e ingiustificate restrizioni alla libertà di espressione e associazione. Il decreto, convertito in legge a giugno, inasprisce le pene per la partecipazione a manifestazioni non autorizzate, introduce il reato di rivolta per le proteste nelle carceri, nei centri di detenzione e nei centri di accoglienza per migranti (anche attraverso la resistenza passiva agli ordini o alle regole), e prevede nuove aggravanti per i reati di violenza, minaccia o resistenza a un pubblico ufficiale.
A gennaio le autorità italiane hanno preso in custodia Osama Elmasry Njeem, un alto funzionario libico su cui pende un mandato d’arresto della Corte penale internazionale (CPI) per crimini contro l’umanità e crimini di guerra, per poi rilasciarlo a distanza di due giorni e rimpatriarlo in Libia su un volo di Stato senza informare la CPI. Ad agosto, il tribunale italiano incaricato del caso ha archiviato la posizione di Giorgia Meloni per il suo presunto ruolo nella vicenda, e, a ottobre, la maggioranza parlamentare ha confermato l’immunità dall’azione penale di tre alti funzionari del governo coinvolti nell’inchiesta.
Nel rapporto annuale sullo stato di diritto nell’Unione europea, la Commissione europea ha esortato l’Italia ad adottare misure concrete contro i conflitti d’interesse e la corruzione nella politica, a riformare il reato di diffamazione per rafforzare le tutele dei giornalisti e a istituire un organismo nazionale indipendente per i diritti umani. L’ordigno esploso a ottobre davanti all’abitazione di un giornalista ha riacceso il dibattito sui rischi del giornalismo d’inchiesta, tra cui aggressioni fisiche, minacce e cause legali vessatorie.