Proactiva’s rescue ship Open Arms on mission in November 2017. 

© 2017 Pau Coll
 

(Milano) – L’Italia ha sequestrato una nave di soccorso e ha minacciato azioni penali nei confronti di due membri dell’equipaggio e del coordinatore dell’organizzazione dopo che questi si sono rifiutati di consegnare alle autorità libiche dei migranti, temendo che avrebbero subito violenze, ha riferito oggi Human Rights Watch. 

Il 18 marzo 2018, un pubblico ministero di Catania ha sequestrato la Open Arms, nave del gruppo di soccorso spagnolo "Proactiva,"  e sta prendendo in considerazione l'accusa di associazione criminale allo scopo di facilitare l'immigrazione irregolare dopo che la Proactiva si è rifiutata di trasferire delle persone tratte in salvo in acque internazionali su di una pattuglia libica. Tutti coloro che vengono intercettati dalle forze libiche, o a loro consegnati, vengono portati in Libia e imprigionati.

“Proactiva ha agito per trarre in salvo dei migranti e impedire che subissero violenze in una detenzione indefinita,” ha dichiarato Judith Sunderland, direttore associato per Europa e Asia centrale a Human Rights Watch. “È perverso caratterizzare come comportamento criminale il rifiuto di consegnare delle vittime alle forze della Guardia costiera libica, sapendo che andrebbero incontro a possibili torture e stupri nei centri di detenzione libici.”

Il diritto internazionale dei diritti umani e dei rifugiati proibisce a chiunque di rinviare persone in un posto dove andrebbero incontro a un rischio concreto di tortura o maltrattamento. È il cosidetto principio di nonrefoulement. Dare alle forze libiche il potere di catturare persone in alto mare, quando è risaputo che queste verranno rinviate verso trattamenti crudeli, inumani o degradanti in detenzione arbitraria, espone l'Italia e altri stati membri dell' Unione europea (Ue) ad accuse di favoreggiamento di gravi violazioni dei diritti umani in detenzione, ha dichiarato Human Rights Watch.

La strategia italiana per ridurre gli arrivi dei barconi è in linea con l'approccio dell'Ue alla cooperazione, in tema di migrazione, con la Libia. L'Ue sta sostenendo programmi di addestramento e assistenza tecnica alle forze della Guardia costiera libica, nominalmente sotto l'egida delle Nazioni Unite e del governo di accordo nazionale, riconosciuto dall'Ue, con sede a Tripoli, e vuole espandere  tali sforzi. Nonostante l'insistenza dell'Ue, l'Organizzazione Marittima Internazionale non ha ancora riconosciuto una zona libica di ricerca e soccorso, e la Libia non ha ancora un centro di coordinamento per soccorsi marittimi pienamente funzionante.

L'Italia ha consegnato quattro motovedette alle forze della Guardia costiera libica. Tra queste vi è anche la motovedetta  648, coinvolta in questo episodio come in quello di un fatale intervento nel novembre 2017 che costò la vita ad almeno 50 persone, secondo il gruppo non-governativo tedesco Sea-Watch.

Stando a un dettagliato resoconto dell'episodio fornito da Proactiva, la Open Arms è intervenuta il 15 marzo, in acque internazionali, in soccorso di un gommone sovraccarico a 73 miglia nautiche dalla costa libica. Il Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo italiano (IMRCC) aveva informato la Open Arms, dopo che essa raggiunse il gommone, che il comando dell'operazione spettava alle forze libiche, dicendo però all'equipaggio della Open Arms di agire a propria discrezione. Per la sicurezza delle persone a bordo del gommone, la Proactiva ha deciso di fornire a tutti dei giubbotti salvagente e di trasferire le donne e i bambini sulle sue scialuppe gonfiabili a chiglia rigida,  rimanendo nei paraggi.

La motovedetta libica 648 ha raggiunto la scena circa 30 minuti più tardi. Anabel Montes, la coordinatrice delle operazioni di ricerca e soccorso a bordo della Open Arms, ha detto a Human Rights Watch che gli ufficiali della guardia costiera hanno minacciato, via megafono e via radio, in inglese, di uccidere l'equipaggio sulla nave della Proactiva che teneva le donne e i bambini a meno che li avessero consegnati. Undici uomini si sono gettati in acqua dal gommone e anche loro sono stati recuperati da barche della Proactiva. A un certo punto, la motovedetta libica ha incastrato, insieme a una delle sue scialuppe, una delle scialuppe di Proactiva, e un ufficiale libico disarmato è salito a bordo per convincere le persone a trasferirsi sulla motovedetta. Ha rinunciato quando ha visto che nessuno accettava di cooperare.

Dopo un confronto durato tre ore, l'equipaggio della Proactiva è stato in grado di caricare a bordo, in sicurezza, tutte le donne, i bambini e gli uomini sulla Open Arms e dirigersi a nord. Per più di 24 ore, l'equipaggio era incerto su dove avrebbe potuto far sbarcare le persone tratte in salvo. Il centro di coordinamento marittimo italiano ha comunicato che, non avendo coordinato il salvataggio, non sarebbe stato responsabile delle persone salvate. 

Il centro di coordinamento nazionale a Madrid, in Spagna, Paese la cui bandiera sventola sulla Open Arms, ha detto di non poter aiutare perchè la Proactiva aveva prestato soccorso in una “zona di ricerca e soccorso libica.” Malta ha accettato di evacuare un neonato e la madre per ragioni mediche. Il governo spagnolo è intervenuto per conto della Proactiva, e alla fine l'Italia ha permesso lo sbarco a Pozzallo, in Sicilia, il mattino del  17 marzo.

La prospettiva di un'azione penale contro la Proactiva è l'ultima di una serie di misure a discredito dei gruppi di soccorso non-governativi, ha dichiarato Human Rights Watch. Gruppi ostili agli immigrati e alcuni mezzi di informazione hanno portato avanti una campagna diffamatoria nel corso del 2017. Carmelo Zuccaro, il pubblico ministero siciliano che ha aperto il caso contro la Proactiva, fece parlare di sé  l'anno scorso con accuse approssimative di complicità tra gruppi di soccorso e reti di trafficanti, sebbene lo stesso Zuccaro, successivamente, confermò a un commissione d'inchiesta parlamentare che non aveva alcuna prova di illeciti.

Un altro pubblico ministero siciliano ha sequestrato ad agosto la Iuventus, una nave operata dal gruppo tedesco Jugend Rettet, e sta ancora svolgendo delle indagini su un presunto favoreggiamento di immigrazione irregolare. Il governo italiano ha imposto ai gruppi di soccorso un codice di condotta  a luglio che svolge la duplice funzione di sottintendere la necessità di sottometterli a un controllo esterno, così come una restrizione alla loro capacità di operare con efficacia. 

“È scioccante che l'Europa abbia raggiunto il punto di criminalizzare il soccorso in mare” ha dichiarato Sunderland. “Gli Europei dovrebbero appoggiare, non infangare, le persone che salvano vite nel Mediterraneo, e ricordare che le politiche dell'Ue e dell'Italia stanno tenendo in piedi un ciclo di detenzione e violenza in Libia, mentre gruppi come Proactiva stanno salvando vite.”