Demonstrators stand on a balcony during an anti-racism rally in Macerata, Italy, February 10, 2018. REUTERS/Yara Nardi.

© 2018 Reuters
 La politica italiana non annoia mai, e le sue campagne elettorali sono sempre un periodo di dibattiti particolarmente striduli. Ma il tenore della campagna, che precede il voto per le elezioni politiche del 4 marzo, è particolarmente allarmante per quanto riguarda i temi legati all’immigrazione. 

Subito dopo una sparatoria che ha preso di mira Africani sub-sahariani a Macerata, il 3 febbraio, molti politici sembrano preoccupati più di dare la colpa a migranti non regolarizzati che a condannare con forza un atto di violenza razzista che ha lasciato feriti cinque uomini e una donna. L’uomo che ha aperto il fuoco, reo confesso, Luca Traini, un ex-candidato senza successo della Lega, ha dichiarato di essere rimasto sconvolto dall’orribile morte e smembramento di una donna italiana, e di voler “sparare a dei neri.” Tre uomini nigeriani sono stati accusati di quell’omicidio.

Matteo Salvini, il leader della Lega, ha espresso la sua condanna della sparatoria dicendo, “è chiaro che è un’immigrazione fuori controllo, un’invasione... porta al conflitto sociale.” Silvio Berlusconi, ex-primo ministro e leader di Forza Italia (Fi), ha colto l’opportunità per ripetere un suo vecchio cavallo di battaglia: i migranti senza documenti in Italia sono tutti “pronti a commettere reati,” a creare una “bomba sociale pronta a esplodere.”
 
Ci sono dei chiari collegamenti tra Traini e gruppi di estrema destra - nella sua abitazione sono stati ritrovati una copia del Mein Kampf insieme ad altre pubblicazioni naziste, e porta un tatuaggio neonazi sulla fronte. Ma il leader del partito di estrema destra Fratelli d’Italia (Fdi), Giorgia Meloni, ha insistito che fosse semplicemente uno squilibrato, e che la lotta al “terrorismo e all’invasione di migranti illegali” dovrebbe essere la priorità piuttosto che dibattere su fascismo e razzismo “che non esistono più.” 
 
La violenza d’estrema destra, ideologicamente razzista, era già riapparsa in passato in Italia in tutta la sua bruttezza, ma nella società italiana, ogni giorno si diffondono intolleranza, preoccupazioni e lamentele circa il considerevole aumento dell’immigrazione su barconi. Lo sfruttamento e la rincorsa a questi sentimenti, nella retorica e nella politica, presentano una seria minaccia a lungo termine al tessuto della società italiana. 
 
Sondaggi attuali suggeriscono che nessun partito, da solo, riuscirà ad ottenere una vittoria netta alle elezioni del 4 marzo e nessuno sa quale strano accordo si può raggiungere per formare un governo.  Ma la direzione e il tono della discussione sulla migrazione hanno già fatto un danno ingente, chiunque vinca, e la vivace società civile italiana avrà un bel da fare per promuovere politiche eque e rispettose dei diritti.  
 La coalizione Fi-Lega-FdL offre un approccio all’insegna dell’ordine pubblico e in barba ai diritti, con un estremo attaccamento all’idea di una identità nazionale. . Il loro programma si impegna senza mezzi termini a soluzioni che vanno dai rinvii di barconi di migranti in Libia, all’eliminazione di visti umanitari che permettono a migranti particolarmente vulnerabili di rimanere in Italia. 
 
Nel frattempo, il Movimento 5 stelle, populista e mai coerente sul tema dell’immigrazione, ha compiuto una netta svolta a destra dopo il risultato deludente delle elezioni locali nel 2017. Il leader, Luigi Di Maio, è stato l’anno scorso il capofila negli attacchi alle organizzazioni non-governative che salvano vite nel Mediterraneo e di recente ha adottato lo slogan “prima gli italiani.”  
 
Il partito democratico (Pd), attualmente al governo, ha un approccio più sfumato ma rimane concentrato sulla diminuzione di arrivi di barconi, il che va di pari passo con l’accettazione che le persone rimangano intrappolate in condizioni incredibilmente violente in Libia. Inoltre, ha reagito in maniera tiepida alla furia razzista di Traini.
 
Oltre 600mila migranti e richiedenti asilo sono sbarcati in Italia dal 2014. Di questi, una gruppo di una certa entità, pur non quantificabile con esattezza, si è spostato verso altri Paesi dell’Ue, sebbene maggiori metodi di identificazione e rafforzati controlli di frontiera da parte dei Paesi a nord dell’Italia hanno fatto sì, negli ultimi due anni, che in molti rimangano in Italia come migranti senza documenti, o come richiedenti asilo all’interno del sistema di ricezione, in via d’espansione ma ancora al colmo, del Paese. Vi sono preoccupazioni legittime di cattiva gestione, corruzione, e misure di integrazione inadeguate, le quali impediscono ai nuovi arrivati di contribuire alla società alimentando tensioni sociali. 
 
Sostenendo l’Italia nel tentativo di fermare i barconi, e mancando allo stesso tempo di condividere la responsabilità per coloro che arrivano, il resto dell’Ue ha contribuito a creare un terreno fertile per politiche anti-migratorie. Un piano per ricollocare decine di migliaia di richiedenti asilo in altri Paesi dell’Ue ha mancato del 70 per cento il suo obiettivo di 39.600 persone. Nel frattempo, vari governi dell’Ue stanno insistendo che l’Italia si riprenda le persone che hanno proseguito oltre all’interno dell’Unione, richiamandola ai doveri fissati dal regolamento di Dublino, che stabilisce che il primo Paese d’entrata si prenda la responsabilità di valutare le domande d’asilo.Probabilmente, l’unica questione su cui tutti i partiti concordano è il bisogno di riformare il regolamento di Dublino. 
 
L’Italia si sta misurando con delle sfide vere, ma cavalcare l’onda della paura e gettare al vento i diritti non dovrebbero far parte della soluzione. La leadership politica italiana dovrebbe mostrare il coraggio di affrontare il razzismo crescente e offrire un programma positivo e umano sulla migrazione. E il resto dell’Ue dovrebbe aiutare dimostrando un impegno sincero nel condividere le responsabilità.