(Misurata, Libia, 18 maggio 2016) – Il gruppo armato estremista Stato islamico, conosciuto anche come Isis, ha giustiziato illegalmente almeno 49 persone nella sua roccaforte libica di Sirte dal febbraio 2015, ha dichiarato Human Rights Watch in un rapporto uscito oggi. Tra le vittime, uccise tramite decapitazione o fucilazione, vi sono combattenti catturati, oppositori politici e persone accusate dall’Isis di “spionaggio”, “stregoneria” e “insulti a Dio”.

Secondo il rapporto di 41 pagine, “‘We Feel We Are Cursed’: Life under ISIS in Sirte, Libya,” l’Isis infligge anche dure sofferenze alla popolazione locale tramite il dirottamento di cibo, medicinali, carburante e denaro, nonché assegnando le abitazioni dei residenti che sono scappati ai combattenti e funzionari che ha ammassato nella città portuale affacciata sul Mediterraneo. Esercitando di fatto il governo sulla città di Sirte, l’Isis ha il dovere di assicurare a tutti i residenti l’esercizio dei propri diritti umani di base, tra i quali il diritto al cibo e alla sanità.  

“Come se decapitazioni e fucilazioni di presunti nemici non fossero abbastanza, l’Isis sta provocando terribili sofferenze a Sirte anche tra i musulmani che seguono le sue regole” ha detto Letta Tayler, ricercatrice su terrorismo e antiterrorismo a Human Rights Watch. “L’attenzione del mondo è concentrata sulle atrocità commesse da Isis in Siria e Iraq, mentre nessuno presta attenzione ai crimini commessi in Libia.”

Le 49 esecuzioni da parte dell’Isis nella città di Sirte e nelle aree circostanti, documentate da Human Rights Watch, sono avvenute prevalentemente in seguito a dibattimenti segreti privi dei più basilari principi di giusto processo. L’Isis ha anche rapito e fatto sparire dozzine di combattenti di altre milizie libiche, molti dei quali si presume siano morti, secondo quanto riferito a Human Rights Watch da consiglieri comunali di Sirte in esilio e da combattenti di gruppi opposti all’Isis.

L’assassinio di civili, o di combattenti feriti o fatti prigionieri, da parte dei membri di una fazione di un conflitto armato costituiscono un crimine di guerra, così come l’esecuzione di persone senza un giusto processo condotto da un tribunale regolare. La natura e la portata delle esecuzioni illegali e di altre azioni effettuate in Libia dall’Isis possono costituire crimini contro l’umanità, secondo Human Rights Watch.

Human Rights Watch ha intervistato 45 tra residenti ed ex-residenti di Sirte nel marzo 2016 a Misurata, una città costiera situata 240 chilometri a ovest di Sirte, sia per telefono che per email. Tra di loro, vi erano parenti di persone uccise o detenute dall’Isis, così come funzionari locali in esilio e membri di gruppi armati rivali. Human Rights Watch ha anche intervistato, tra gli altri, funzionari di governo e di sicurezza di Misurata e analisti della sicurezza in Libia con base all’estero, ed ha effettuato controlli incrociati sulle fonti anche attraverso resoconti della stampa e video delle azioni dell’Isis a Sirte.

I residenti di Sirte hanno descritto scene di orrore – decapitazioni pubbliche, cadaveri in tute arancioni penzolanti da impalcature in quelle che descrivono come “crocifissioni”, e combattenti mascherati che, nottetempo, catturano uomini  prelevandoli dai loro letti. Dicono che la “polizia morale”, con l’aiuto di informatori, pattugli le strade, minacciando, multando, e frustando uomini che fumano, ascoltano musica, o colpevoli di non assicurare che le proprie mogli e sorelle siano coperte da abayas neri e larghi, e trascina ragazzi e uomini verso moschee per la preghiera e lezioni di religione.

“Ahlam,” 30 anni, che è dovuta andare a Misurata per curarsi, piangeva mentre raccontava che lei e la propria famiglia sarebbero dovuti tornare a Sirte:

 

            La vita a Sirte è insopportabile. Tutti vivono nella paura. Stanno uccidendo gente innocente. Non ci sono negozi per fare la spesa, l’ospedale non ha dottori o infermieri, non ci sono medicinali.… Ci sono spie ad ogni angolo. La maggior parte delle persone se ne sono andate, ma noi siamo intrappolati. Non abbiamo abbastanza soldi per andarcene. 

 

Inoltre, l’Isis sta anche saccheggiando e distruggendo le case di presunti nemici, ed fatto chiudere negozi specializzati in biancheria intima o abiti occidentali, secondo quanto confermato da oltre una dozzina di residenti.

L’Isis ha iniziato a prendere il controllo di Sirte nel febbraio 2015. Ad agosto, controllava l’intera città, compreso il porto, la base aerea, la principale centrale elettrica, la stazione radio, oltre a tutti gli uffici governativi e alle finanze, creando il suo più grande bastione al di fuori di Iraq e Siria. L’Isis ha allestito almeno tre prigioni a Sirte, compresa una in un ex-asilo per bambini. Il gruppo ha permesso le comunicazioni con il mondo esterno solo attraverso dei call-center sotto il suo controllo, ed ha chiuso tutte le banche tranne una, aperta solamente ai suoi membri, secondo quanto riferito dai residenti.

Le lezioni all’Università di Sirte sono state sospese dalla fine del 2015, quando professori e allievi hanno smesso di frequentarla dopo che l’Isis ha bandito lo studio di storia e diritto, ed ha ordinato turni diversi per studenti di sesso maschile e femminile. L’Isis ha perlustrato scuole elementari e medie, interrogando gli studenti sulla legge islamica, hanno riferito i residenti.

I combattimenti iniziati nel 2014 tra fazioni che sostengono due governi rivali, uno a est e uno ad ovest, hanno portato le istituzioni governative vicino al collasso. Un terzo governo di “unità” raggiunta con la mediazione delle Nazioni Unite deve ancora stabilire la propria autorità. Secondo alcuni resoconti, Stati Uniti, Regno Unito, Italia e Francia stanno preparando un intervento militare contro l’Isis in Libia. A maggio 2016, forze armate libiche rivali hanno avviato mobilitazioni separate per un’avanzata su Sirte.

Tutte le fazioni del conflitto in Libia devono adottare ogni misura possibile per garantire la protezione dei civili, in conformità al diritto di guerra, ha detto Human Rights Watch. Le autorità libiche, per quanto possibile al momento, ed i Paesi in grado di esercitare una giurisdizione criminale, dovrebbero adoperarsi per catturare e perseguire i responsabili delle atrocità commesse dall’Isis o altre fazioni. I Paesi membri della Corte penale internazionale dovrebbero aumentarne i fondi in modo tale da permertterle di effettuare ulteriori indagini sui gravi crimini comessi da tutte le parti del confilitto in Libia.

Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite dovrebbe stabilire come priorità la nomina di un esperto indipendente o la creazione di un altro meccanismo per documentare gli abusi gravi e persistenti da parte di tutte le fazioni in Libia, così come la struttura di comando dell’Isis, allo scopo di creare un effetto deterrente e di attribuire le responsabilità.  Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe adottare sanzioni nei confronti dei membri dell’Isis e di altri soggetti responsabili dei gravi crimini in Libia – compresi coloro che finanziano o facilitano in altro modo il compimento di abusi – e assicurare equi procedimenti giudiziari. I vari attori sulla scena internazionale non hanno dato seguito con i fatti alle loro promesse di indentificare e punire i responsabili dei gravi crimini commessi in Libia.

“Invece di lanciare minacce a vuoto, la comunità internazionale dovrebbe mantenere le proprie promesse di identificare e punire i responsabili dei gravi crimini in Libia” ha detto Tyler. “Non agire porterà un numero ancora più alto di civili ad essere vittima di orribili crimini da parte di gruppi come l’Isis.”